Enti di ricerca: Profumo prepara la riforma

Fonte: lastampa.it

#Profumo: Troppe 440 sedi del#Cnr

Si va verso la riforma degli enti di ricerca, oggi pomeriggio il primo incontro con i loro rappresentanti

FLAVIA AMABILE

Gli enti di ricerca hanno il destino segnato. A partire dall’autunno nulla sarà come prima. Qualcuno sopravviverà, altri dovranno far fronte a forti riduzioni. Nulla è ancora definito: Oggi pomeriggio al ministero dell’Istruzione arriveranno i presidenti degli enti per dare il via ad una riforma che si annuncia radicale. Ieri sera il ministro Francesco Profumo era alla Festa dell’Unità per partecipare ad un dibattito ed è stato molto chiaro, bisogna intervenire. L’intenzione è di ridurre il numero degli enti, di agire per accorpamenti e ottimizzazioni che verranno decisi nelle prossime settimane e probabilmente saranno pronti agli inizi di settembre.

Un esempio di intervento? Lo fa il ministro che come ex presidente del Cnr sa di che cosa parla: ‘E’ possibile che il Cnr abbia 440 sedi? E che ci siano anche sedi con 3 ricercatori? Questo ente paga 20 milioni in affitti soltanto a Roma. Credo che sia il momento di occuparsene‘.

Lo stesso accadrà con gli altri enti di ricerca: ‘Esistono moltissime duplicazioni e situazioni anomale, ci metteremo mano‘. Una prima modifica sarà strutturale: ‘Il motivo per cui questi enti sono implosi è che hanno perso il contatto con gli studenti. Devono tornare ad avere sedi all’interno delle università‘. Ma non solo. Secondo il ministro devono avere una forma più simile a quella degli atenei: ‘Gli enti sono indietro rispetto alle università perché non hanno autonomia. Bisogna dargliela e poi sottoporli ad una valutazione per capire se i risultati sono quelli attesi‘.

Ma quando un ente ottiene un successo planetario come l’Istituto di Fisica Nucleare che arriva alla scoperta del Bosone di Higgs è giusto praticare due giorni dopo un taglio del 10% delle risorse in due anni? Il ministro non ha mai nascosto la sua contrarietà e ieri ha promesso: ‘Recupereremo il taglio. E’ stato fatto in modo strano, non si può arrivare a tagliare come è avvenuto senza un approfondimento. E comunque andare a colpire proprio i ricercatori dell’Istituto di Fisica Nucleare non mi è parsa un’iniziativa di marketing ideale‘.

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10 pensieri su “Enti di ricerca: Profumo prepara la riforma

  1. Scusa redattore capo, non che io creda a tutto cio’ che si dice, ma il titolo non va proprio d’accordo col contenuto. Destino segnato ha una valenza molto negativa e quello che si dice (non ho detto che sara’ quello che succedera’) non ha nulla di negativo.

  2. Caro lettore assiduo Fernando, questo è un blog, non un giornale… Vediamo se il titolo così è più rispondente. In ogni caso c’è anche il titolo originale di Flavia Amabile, che però mette a fuoco solo il CNR

  3. Ero convinta che gli enti di ricerca fossero appena stati riformati…
    Cosa abbiamo fatto allora negli ultimi 5 anni???
    Per carità sarà anche il caso, ma mi chiedo allora cosa abbiano fatto i minisri precedenti e perchè Profumo si accorge adesso che il CNR a 440 sedi. Non era presidente del CNR fino a ieri?

  4. Se piu’ autonomia agli enti di ricerca significa poter avere stipendi competitivi sul mercato internazionale, poter licenziare, e fare i concorsi in modo meno demenziale di come avviene ora, ben venga.

  5. Vorrei sapere perchè tutti parlano di eccellenza dell’INFN citando il bosone di Higgs e non tengono conto di altri istituti di ricerca che hanno meno fondi e fanno altrettanta ricerca di punta.

  6. ‘perso il contatto con gli studenti. Devono tornare ad avere sedi all’interno delle università‘. —> Come l’INFN ?

    ‘non hanno autonomia. Bisogna dargliela e poi sottoporli ad una valutazione’ –> anche questo suona familiare e mi sembra che sia in corso.

    Mah caro ministro, a combinare le tue parole con le tue azioni sembra che essere virtuosi sia controproducente

  7. è carino però il mininstro, dice che il problema sono gli affitti del CNR. Avrà pure ragione, ma non mi pare un buon motivo per tagliare l’INFN! Oppure, da vecchietto, un po’ arterio, vicino alla pensione, non ho capito nulla!

  8. Da una parte è necessario investire molto di più, anche e soprattutto a livello statale in ricerca ed innovazione, questo perché le nostre aziende da sole non sono in grado di farlo. Ma nel contempo il sistema attuale nella gestione dei fondi di ricerca è tale da risultare inefficiente.
    Serve quindi trovare un meccanismo per il finanziamento della ricerca tecnologica e scientifica che sia di per se virtuoso, vale a dire che induca a comportamenti efficienti e produttivi.

    Va considerato un punto molto importante: la complessità della tecnologia moderna richiede molti anni di preparazione post-laurea, per formare persone veramente competitive.

    Propongo quindi l’istituzione di una nuova figura che possiamo chiamare “tecnologo, o ricercatore, a know-how completo.

    L’idea è fornire un inquadramento a queste persone che di fatto gli obbliga ad impegnarsi in progetti concreti che hanno delle ricadute sul sistema economico.

    Lo scopo istituzionale di queste persone è di diventare esperti, a know-how completo in determinati discipline scientifiche e tecnologiche.

    Per know-how completo intendo la capacità di seguire il processo di realizzazione di un prodotto in tutte le sue fasi, e nel contempo essere in grado di utilizzare le metodologie più sofisticate ed avanzate. Intendo la capacità di capire a livello di principi di base come funzionano le cose, quale è la teoria che ci sta sotto, ma anche la capacità di eseguire e di seguire con competenza le mansioni più semplici
    Troppo spesso i nostri ricercatori ed ingegneri che escono dalle università possiedono buoni strumenti teorici, ma non sono sufficientemente competenti su una serie di problematiche più pratiche che di fatto impediscono loro di operare in maniera efficace e competitiva.

    Il nostro sistema educativo ed accademico è strutturato in modo tale che sistematicamente si crea una “gap” tra tecnici e ricercatori, che è territorio dove “nessuno è capace di agire con competenza”. Da una parte i tecnici non hanno gli strumenti teorici per fare di più, da quell’altra i ricercatori lavorano a livello troppo teorico e staccato dalla pratica reale. E tra le due aree di competenze esiste appunto un ampia zona scoperta. La presenza di questa zona intermedia, dove mancano le competenze, di fatto impedisce il buon funzionamento sia delle nostre istituzioni di ricerca, e sia nel suo complesso, del nostro apparato industriale.
    Purtroppo le nostre università sono piene di docenti di ingegneria che non sono in grado di progettare.

    L’idea è “in abbozzo” la seguente:
    o Lo stato mette a disposizione di queste persone uno stipendio di base sufficiente, ma non elevato, e gli si affida l’incarico di diventare esperti completi, ed ad alta competenza, in particolari campi.
    o La persona può e deve cercare di incrementare il proprio stipendio di base, tramite compensi che derivano dalla messa a disposizione delle proprie capacità di: aziende, enti di ricerca, università, industrie, scuole superiori, consorzi, distretti, poli tecnologici, cooperative di consulenza, e quant’altro.
    o Ad esempio queste persone possono concorrere a dei fondi per progetti di ricerca, assegnati tramite referee internazionali ecc…entro i quali una quota va ad incrementare il loro stipendio.
    o Ogni 4 anni l’attività di queste persone viene valutata e in base ai risultati ottenuti lo stipendio di base può aumentare (non troppo) o anche diminuire se l’impegno e i risultati si sono dimostrati insufficienti.
    o Eventuali passaggi di carriera NON devono essere automatici, anzi è forse bene introdurre un meccanismo che di fatto punisce i rendimenti peggiori

  9. Caro Luciano. So bene che negli enti di ricerca esiste la figura del tecnologo, e penso che funzioni.
    Quello che propongo è diverso: sostanzialmente un inquadramento da “tecnologo equivalente” per una parte dei moltissimi precari che stanno nelle università e nei vari enti, il cui mandato sia quello di interfacciarsi non tanto con gli enti di ricerca stessi, ma con il mondo industriale e produttivo in generale.
    Nota bene che il punto chiave dell’idea è che queste persone devono essere spinte a cercare un incremento al proprio stipendio al di fuori delle istituzioni che li ospitano.

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