Profumo e lo spettro dei neutrini. Il ministro commissaria l’Inrim

Profumo e lo spettro dei neutrini. Il ministro commissaria l’Inrim

 di Alessandra Ricciardi  

Niente da fare per il nucleare pulito. Troppe polemiche, troppe incertezze, con il rischio tra l’altro di compromettere la propria credibilità. E lo spettro della figuraccia per il tunnel dei neutrini, di gelminiana memoria, ancora si aggira per i corridoi del ministero dell’istruzione, università e ricerca.

Il ministro, Francesco Profumo, ha così deciso di scrivere la parola fine sulla ricerca avviata dall’Inrim, l’istituto nazionale di ricerca metrologica che si era avventurato da un paio di anni a questa parte nel campo del nucleare. Tra molte contestazioni degli stessi ricercatori contro il presidente, Alberto Carpinteri, che aveva impostato la ricerca sul piezonucleare, ottenendo anche importanti finanziamenti, ricerca ritenuta dai contestatori priva di validità scientifica… (continua su Italia Oggi)

Una controriforma che soffoca l’università

manifestFonte: Il Manifesto | Autore: Antonio Cavaliere

Una controriforma che soffoca l’università 

Eliminare la figura del ricercatore a tempo indeterminato è come immaginare un’università di soli professori, un’amministrazione pubblica fatta di soli dirigenti o un giornale fatto di soli direttori. Così dilaga la precarietà e la fuga dei cervelli.

Tra i guasti della riforma Gelmini dell’Università – e delle contestuali politiche di tagli della spesa pubblica -, quello forse più grave tocca le vite di tanti giovani che della ricerca e della didattica universitaria hanno fatto il loro impegno di studi.

La riforma, come è noto agli addetti ai lavori, ha eliminato la figura del ricercatore a tempo indeterminato, sostituendola con quella del ricercatore precario, a tempo determinato. Contestualmente, la logica dei tagli di spesa ha comportato continue riduzioni del fondo di finanziamento universitario – l’ultima è quella pianificata dal cosiddetto governo dei «tecnici» -: con la conseguenza che è sempre più difficile assumere nuovi professori. Non si dica, quindi, che l’abolizione della figura del ricercatore a tempo indeterminato consegue l’obiettivo di «democratizzare» l’Università assumendo tutti nel ruolo dei professori; perché non sono state poste le condizioni strutturali per questo, ma per il contrario, cioè per un sostanziale blocco delle assunzioni. Oltretutto, quell’obiettivo, ammesso che lo si volesse davvero raggiungere, sarebbe già di per sé irragionevole, perché immaginare un’Università di soli professori è come immaginare un’amministrazione pubblica fatta solo di dirigenti, un giornale fatto solo di direttori, e così via: cioè un’organizzazione del lavoro priva di ruoli diversificati. E comunque, se ciò che sta a cuore dei riformatori fosse veramente la libertà del ricercatore, certamente non gioverebbe alla stessa l’aver ridotto i ricercatori, prima stabili, a precari! Il solo vero risultato dell’abolizione del ricercatore a tempo indeterminato è stato quello di aver tolto a giovani studiosi maturi per quel ruolo la possibilità di conseguirlo stabilmente.

I tagli fanno sì che al pensionamento di molti docenti corrisponda l’impossibilità di un ricambio generazionale nell’Università pubblica; e ciò rende sempre più difficile lo stesso svolgimento dei compiti didattici e di ricerca da parte dei docenti, spingendo inesorabilmente gli Atenei verso l’adozione del numero chiuso e, quindi, verso la limitazione del diritto allo studio universitario. Con il risultato di favorire gli interessi privati delle Università private, magari telematiche, dei veri diplomifici sovente di alto costo e pessima qualità.

In tale contesto, suona davvero come una presa in giro l’aver bandito recentemente un concorso nazionale per l’abilitazione alla docenza, laddove non vi saranno i fondi per assumere i docenti; si consideri che già oggi non sono pochissimi i professori che, pur vincitori di concorso, non possono essere assunti dalle Università per mancanza di risorse. E pensare che, secondo i dati ministeriali, sono decine di migliaia gli aspiranti alla prossima abilitazione, ovvero alla disoccupazione!

Ma ciò che più lascia sgomenti è la desertificazione dell’Università dai giovani cervelli che l’infausta riforma – avallata anche dal centrosinistra «democratico» – e la sua pedissequa attuazione da parte dei politicissimi «tecnici» recano con sé. Da sempre l’Università si regge sul lavoro precario e spesso gratuito di giovani cultori della materia; ebbene, per loro la riforma, la sua attuazione «tecnica» e la contestuale politica di tagli lineari, anziché porre fine ad un tale intollerabile stato di cose, hanno significato soltanto più precarietà e gratuità, fino a sancire nei fatti ciò che si dichiara con inquietante cinismo, cioè l’essere un’intera generazione di giovani ormai «perduta».

Di questa generazione perduta fa parte, ad esempio, il cultore della materia al quale non si può dare più un contratto per le attività didattiche integrative che svolge: inizialmente, perché la riforma Gelmini escludeva coloro che non avessero già un reddito di almeno 40.000 euro (avete letto bene, quarantamila annui; nessun neolaureato li guadagna, e se li guadagnasse non avrebbe certo bisogno di un contratto!), e ora, semplicemente, perché non ci sono i fondi. C’è, poi, il dottorando senza borsa – si tratta di circa un terzo dei dottorandi – che, per il suo lavoro di ricerca e di aiuto alla didattica, non solo non riceve un euro, ma deve pagare fino a duemila euro l’anno di tasse d’iscrizione; c’è il dottore di ricerca, che dopo aver investito tre anni e più nell’Università si trova drammaticamente senza sbocchi e per giunta, sostanzialmente, senza la possibilità di spendere altrove il titolo conseguito; e c’è colui che, dopo il dottorato, ha continuato a lavorare nell’Università, magari ricevendo per qualche tempo una retribuzione precaria – assegni di ricerca, borse postdottorato – ed ora, dopo lustri, dico lustri, di lavoro si vede disperatamente precluso un futuro lavorativo.

La conseguenza di tutto ciò è che un professore, ormai, quando si vede davanti un neolaureato promettente e con la passione per la ricerca, se ha un minimo di senso di responsabilità deve prospettargli realisticamente una graticola di un decennio – se va tutto bene! – vissuta precariamente e magari a proprie spese, e, quindi, deve consigliargli di cercare altrove il riconoscimento delle proprie capacità. Con il risultato contrario all’interesse dell’Università e della ricerca: quello della fuga dei cervelli.

E non si pensi che coloro che resisteranno alle frustrazioni del precariato e tenteranno l’abilitazione siano selezionati, con la riforma, secondo criteri di merito! Le farraginose procedure di selezione, frettolosamente e confusamente approntate dalle burocrazie del ministero Profumo, fanno infatti leva sul criterio della quantità di pubblicazioni; bisogna superare la «mediana» per concorrere all’abilitazione. Dunque, pubblicare molto, anche a discapito della qualità; spezzettare i lavori, fare in fretta pur di fare numero: ecco un altro meccanismo «criminogeno», distruttivo della vera ricerca, che richiede naturalmente tempo ed approfondimento. Ma questo sarebbe un altro, lungo discorso.

Non si può assistere inerti ad una situazione così insostenibile. Occorre una mobilitazione dell’intero mondo accademico e della società civile, che esiga una vera e propria rivoluzione copernicana delle recenti politiche dell’Università, per restituire ai giovani studiosi e, quindi, alla didattica e alla ricerca stesse, un futuro.

[Reblog]: Lettera aperta di APRI al Ministro Profumo

All’att.ne del Mininistro Prof. Francesco Profumo
L’Associazione dei Precari della Ricerca Italiani (APRI) nasce nel 2008 al fine di stimolare una revisione in senso meritocratico del sistema universitario italiano, con particolare riguardo alle procedure concorsuali per l’accesso alla docenza universitaria…
continua su ricercatoriprecari

[Reblog]: Da Gelmini a Profumo, la politica contro l’università e la ricerca

fsyloslabiniLa scuola, l’università e la ricerca sono state oggetto delle uniche riforme strutturali varate dal governo Berlusconi ovvero dal governo del “con la cultura non si mangia” e del “perché dobbiamo pagare uno scienziato quando facciamo le scarpe migliori del mondo”.

Questo apparente paradosso si spiega semplicemente considerando che in questi settori sono stati operati dei tagli di spesa profondi in quantità e spietati in qualità, per la ferocia con cui sono stati effettuati e per il disinteresse se non il disprezzo verso le nuove generazioni di ricercatori e verso coloro che, non avendo ancora raggiunto una posizione permanente nella scuola o nell’accademia, si sono trovati di fatto espulsi dal sistema e privati di possibilità di entrarvi nel prossimo futuro. Questi tagli di spesa sono stati dunque utilizzati per fare cassa: questo è stato l’interesse primario considerando che le scelte politiche sono state date in “subappalto”…

continua su http://blog-micromega.blogautore.espresso.repubblica.it/2012/11/12/francesco-sylos-labini-da-gelmini-a-profumo-la-politica-contro-l%E2%80%99universita-e-la-ricerca/

[Reblog]: GAME OVER: Ennesimo fallimento dell’ennesima riforma

Diciamocelo chiaramente: anche la riforma Gelmini è un fallimento.

E questo non è un giudizio politico, ma un giudizio tecnico. I meccanismi messi in moto dalla legge  - a prescindere da qualsivoglia valutazione della loro bontà –  non funzionano.

Non funzionano i TD (sia A che B), troppo onerosi per gli atenei, banditi in numeri ristrettissimi con procedure spesso illegittime e non trasparenti. La tenure-track all’italiana era uno dei pilastri della riforma e si dimostra del tutto fallimentare, per via dell’assenza di bandi di tipo B (finora si contano sulle dita di una mano) e per il blocco delle abilitazioni… (continua su Ricercatori Precari)

Se Profumo fa peggio della Gelmini

L’indecente proposta di usare come pretesto la Spending Review per togliere 200 milioni di euro alle università pubbliche e darli alle scuole cattoliche è scomparsa dal decreto varato tre giorni fa anche grazie alle reazioni dell’opinione pubblica (si veda, per esempio l’articolo di Nadia Urbinati) ma la soluzione trovata dai tecnici governativi è in realtà ancora più preoccupante per il futuro dell’istruzione superiore.

I fondi dell’università vengono in gran parte dallo Stato attraverso il Fondo di finanziamento ordinario e, in misura minore, dalle tasse degli studenti che, fino a ieri, non dovevano superare il tetto del 20% del finanziamento statale… (continua su Il Fatto Quotidiano)

Il nuovo direttore dell’Ingv? Laureato in scienze motorie

L’ironia della Rete per la nomina all’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia

Massimo Ghilardi dal Miur ai terremoti. I ricercatori: «Porterà all’Ente nuove competenze finora mancanti»

Massimo GhilardiMassimo Ghilardi

«Il prof di ginnastica che diventa direttore dell’Ingv? In caso di terremoto sa correre via veloce». È la cinica battuta che si può leggere su Twitter tra i commenti sul profilo dell’Ingv. La notizia della nomina di Massimo Ghilardi a nuovo direttore generale dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia ha scatenato l’ironia della Rete… (continua a leggere su corriere.it)

Nomine, l’ultima raffica della Gelmini

Da “IL SECOLO XIX” di martedì 8 novembre 2011

LA SCELTA DI GENNARO FERRARA È PASSATA SOTTO SILENZIO

Nomine, l`ultima raffica della Gelmini

Al Cnr l`ex rettore dell`ateneo più “nepotista” d`Italia

FRANCESCO MARGIOCCO

IL CNR rischia la paralisi. Almeno a dar retta ad Articolo 33, frequentato sito internet scientifico-sindacale che un mese fa preannunciava «un blocco di tutte le attività del Cnr se dovessero essere confermate le indiscrezioni sulle scelte del ministro». Le indiscrezioni sono state confermate, il ministro Mariastella Gelmini ha scelto:

Gennaro Ferrara è il nuovo consigliere d`amministrazione del principale centro di ricerca italiano. Mancava soltanto lui a completare la squadra che guiderà il Cnr almeno per i prossimi quattro anni. Il ministro lo ha nominato il 26 ottobre, ma in silenzio… (continua a leggere su rassegna.governo.it)

Ricerca, riapre la base italiana in Antartide: stanziati i fondi

(3 Novembre 2011) BAIA TERRA NOVA – Anche in Antartide c’è qualcosa di italiano: a Baia Terra Nova, sulla costa del Mare di Ross, riapre la base di ricerca “Mario Zucchelli”. 190 persone tra cui ricercatori e tecnici italiani vivranno sulle rocce granitiche del continente polare per compiere studi e ricerche sui ghiacciai del continente antartico.

Grazie ai 18 milioni di euro stanziati dal Ministero per l’Istruzione, Università e Ricerca, l’Italia potrà tornare a studiare, dopo anni di difficoltà economiche, i temi sensibili alla salute del nostro pianeta. La missione inizierà i primi di novembre e terminerà a febbraio 2012… (continua a leggere su Quotidiano Italiano)

Crisi/ Il ministro Gelmini annulla la missione a Washington

Roma, 2 nov. (TMNews) – Il Ministro Mariastella Gelmini ha deciso di annullare la missione a Washington prevista per questa settimana, che aveva in agenda una serie di incontri bilaterali con esponenti delle istituzioni, del mondo accademico e della ricerca. Lo ha reso noto l’ufficio stampa del Miur. Ieri sera era stato il ministro degli Esteri Franco Frattini ad annullare la sua partenza per l’Australia.

Università, l’allarme dei tre atenei romani Tredicesime e laboratori a rischio

La Sapienza

di Alessandra Migliozzi

ROMA – Le università pagheranno fino a fine anno gli stipendi e le tredicesime dei dipendenti? «Pensiamo e speriamo di sì». Usano espressioni cariche di dubbio i rettori della Sapienza e di Tor Vergata, che non nascondono però l’allarme-fondi. Non è solo una questione di tagli che sono intervenuti ad appesantire situazioni già preoccupanti. A mettere a rischio la serenità dei lavoratori c’è il forte ritardo nell’erogazione dei soldi statali per il 2011. Dovevano arrivare a luglio, aveva assicurato il ministro Mariastella Gelmini. Ad oggi non risultano pervenuti, ma, soprattutto non si sa ancora a quanto ammontino. Il ministero non ha comunicato la suddivisione per ateneo… (continua a leggere su Il Messaggero)

Ricerca: Gelmini incontra Enti Pubblici con Letta, 1,6 mld da investire

(ASCA) – Roma, 21 ott – Pianificare come investire un miliardo e 655 milioni piu’ un ulteriore 7% di risorse che saranno assegnati agli enti pubblici di ricerca. Questo l’obiettivo dell’incontro che il ministro dell’Istruzione, dell’Universita’ e della Ricerca, Mariastella Gelmini, ha avuto oggi, a Palazzo Chigi, con il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta, e i neopresidenti di 12 enti di ricerca: Francesco Profumo, del Consiglio Nazionale delle Ricerche; Fernando Ferroni, dell’Istituto nazionale della Fisica Nucleare; Giovanni Fabrizio Bignami, dell’Istituto nazionale di Astrofisica; Fabrizio Cambi, dell’istituto italiano di Studi Germanici; Maria Cristina Pedicchio, dell’istituto nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale. E ancora: Corrado Clini, del Consorzio per l’area di ricerca scientifica e tecnologica di Trieste; Luisa Cifarelli, del Museo storico della Fisica e centro studi ricerche ”E.Fermi”; Enrico Alleva, della Stazione Zoologica ”A.Dohrn”; Alberto Carpinteri, dell’Istituto nazionale di Ricerca Metrologica; Domenico Giardini, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia; Enrico Saggese, dell’Agenzia Spaziale italiana e Vincenzo Ancona, dell’istituto nazionale di Alta Matematica ”F.Severi”.

Per quanto riguarda i fondi, si tratta, ha spiegato Antonio Agostini, direttore del settore al ministero, … (continua a leggere su ASCA)

Primo incontro fra il ministro Gelmini e i nuovi presidenti degli enti

Il ministro, ‘nomine frutto di una selezione rigorosa’

21 ottobre, 17:49

Polemiche su 'apertura' Gelmini

Incontro a palazzo Chigi tra il ministro per l’Istruzione, l’Universita’ e la Ricerca, Maristella Gelmini, e i presidenti degli enti pubblici di ricerca. La loro nomina, avvenuta il 13 agosto scorso, è stata così ufficializzata.

Le nomine, 12 in tutto, sono ”il frutto di una selezione rigorosa”, ha detto il ministro dopo l’incontro, avvenuto alla presenza del segretario alla presidenza del Consiglio, Gianni Letta. ”Non si tratta piu’ di nomine politiche’‘, ma di nomine ”avvenuta alla luce di un lavoro svolto da un Research Committee” i cui criteri di selezione sono stati ”rigorosamente scientifici”. Il risultato, ha rilevato Gelmini, ”e’ stata una selezione della quale l’Italia puo’ essere fiera”.

Tra le novita’, il ministro ha indicato la separazione tra la funzione del presidente e quella del direttore generale. Senza contare, ha aggiunto scherzando, ”che l’eta’ media dei presidenti e dei componenti dei consigli di amministrazione e’ scesa da 69 a 55 anni” e che ai vertici degli enti ora c’è un 25% di donne.

”L’incontro di oggi – ha rilevato – ha avuto l’obiettivo di rafforzare una sinergia che esiste fra i vertici degli enti di ricerca e il ministero, e che va valorizzata e intensificata per non disperdere le risorse in piccoli rivoli e concentrarle su settori portanti, come l’aerospazio, la salute e l’invecchiamento, l’agroalimentare, le energie rinnovabili e l’Ict”.

Ecco di seguito un breve profilo dei nuovi presidenti degli enti pubblici di ricerca… (continua a leggere su ansa.it)

Tutti i ricercatori precari devono poter partecipare all’abilitazione!

In merito all’interpretazione dell’Art. 3, comma 4, del D.M. sui criteri e parametri per l’abilitazione scientifica nazionale.

È circolata in rete una bozza del Decreto Ministeriale riguardante il “Regolamento recante criteri e parametri per la valutazione dei candidati ai fini dell’attribuzione dell’abilitazione scientifica nazionale per l’accesso alla prima e alla seconda fascia dei professori universitari, ai sensi dell’articolo 16, comma 3, lettere a), b) e c) della legge 30 dicembre 2010, n. 240.”.

C’è un punto in particolare che ci sta molto a cuore:

All’Art. 3, comma 4, del Regolamento, è infatti previsto che “Nella valutazione di candidati già in servizio come professori associati o ricercatori o in posizioni equivalenti all’estero, fatta salva la considerazione complessiva dei titoli di cui all’articolo 4, comma 4, e all’articolo 5, comma 4, sono prese in considerazione esclusivamente le pubblicazioni prodotte dopo la nomina nella posizione in godimento.”.

Il testo appare piuttosto confuso, e potrebbe produrre conseguenze molto gravi per le legittime possibilità di carriera di migliaia (altri 35mila) ricercatori e docenti precari…

(continua a leggere su coordinamentoprecariuniversita.wordpress.com)

Riforma dell’Università. Pubblicato in Gazzetta nuovo decreto Ma i tempi si allungano

www.siciliainformazioni.com

(Maria Gabriella Ricotta) E’ uscito sulla “Gazzetta Ufficiale” n. 242 di ieri il decreto del ministero dell’Istruzione, dell’università e della ricerca n. 168 del 10 agosto 2011 contenente le regole sui criteri di partecipazione di professori e ricercatori universitari a società che siano “spin off” o “start up”, cioè derivate dalla ricerca pubblica. Tra le varie disposizioni dettate dal provvedimento, è previsto il divieto di assumere cariche direttive e amministrative in queste società ai componenti del consiglio di amministrazione, a professori e ricercatori membri delle commissioni di ateneo su ricerca, valorizzazione della ricerca e trasferimento tecnologico, al Rettore, ai membri del senato accademico, ai direttori dei dipartimenti… (continua a leggere su Sicilia Informazioni)

Pronti 1,6 miliardi per la ricerca

di Eugenio Bruno

ROMA

Dalla crisi si esce solo puntando sulla ricerca. L’ultimo in ordine di tempo a sottolinearlo è stato giovedì da Genova il capo dello Stato, Giorgio Napolitano. Proiettato sull’Italia questo auspicio diventa quasi un obbligo se si considera lo storico ritardo del nostro Paese rispetto ai partner europei: 1,23% di spesa media complessiva in R&S rispetto all’1,92% della media Ue.

Ma il ministro Mariastella Gelmini – chiuso l’incidente sul presunto “tunnel” sotto il Gran Sasso che ha portato alle dimissioni del suo portavoce Massimo Zennaro – si dice pronta a invertire la rotta e arrivare in 24 mesi, come messo nero su bianco nel Programma nazionale della ricerca (Pnr) 2011-2013, almeno all’1,53 per cento e chiama a sostegno i numeri: da inizio 2010 a oggi il Miur ha stanziato per l’innovazione circa 2,7 miliardi di euro, di cui 2,45 miliardi…

(continua a leggere su Il Sole 24 Ore)

SuperB particle-accelerator project launches

Funding uncertainty could delay high-speed Italian development.

Nicola Nosengo

The SuperB factory, a particle accelerator to be built on the campus of the University of Rome Tor Vergata over the next six years, was officially launched on Friday. But the project faces uncertain funding and competition from a Japanese project.

The accelerator will be what physicists call a B-factory, where electrons and their antiparticles, positrons, will race around two 1.3-kilometre-long rings, then collide and produce heavy B mesons. By studying the way these particles decay, physicists hope to fill some of the gaps in the standard model of physics, such as why there is more matter than antimatter in the Universe, and whether the exotic particles predicted by the theory of supersymmetry really exist… (continua a leggere su nature.com)