Governo proroga contratti a tempo determinato nella pubblica amministrazione

Fonte: Governo italiano

Sono prorogati al 31 dicembre 2013 gli strumenti giuridici per consentire alle Pubbliche amministrazioni, nell’ambito della legislazione vigente, di avvalersi di lavoratori a tempo determinato per garantire servizi essenziali.

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Il Ministro per la pubblica amministrazione e la semplificazione, Gianpiero D’Alia, ha illustrato lo stato di attuazione del decreto legge n. 95 del 2012 (il cosiddetto spending review). Completata per gran parte delle amministrazioni centrali la prima fase di riduzione delle dotazioni organiche, è ora necessario procedere con i successivi provvedimenti di attuazione del programma normativo. Il Ministro D’Alia ha precisato che in questa prospettiva è innanzitutto fondamentale intervenire rapidamente sugli assetti organizzativi per uniformare il numero delle strutture dirigenziali al numero dei posti ridotti in dotazione organica. Con questo intervento sugli apparati amministrativi si renderanno effettivi gli obiettivi di riduzione e contenimento dei costi della macchina amministrativa che si andranno ad aggiungere a quelli di riduzione della spesa di personale scaturenti dal taglio dei posti in pianta organica.

 

Pubblico impiego, proroga a fine 2013 per 115mila precari

17 maggio 2013 

Proroga al 31 dicembre 2013 per i precari della pubblica amministrazione. A farla scattare dovrebbe essere il decreto su Imu e Cig in deroga che sarà varato oggi dal Consiglio dei ministri. Dopo un tira e molla durato una decina di giorni, il prolungamento dei contratti non a tempo indeterminato negli uffici pubblici in via di esaurimento, per effetto dell’ultima legge di stabilità, il 31 luglio di quest’anno, sembra proprio destinato a ottenere oggi l’ok del Governo. Anche se la partita non è ancora del tutto chiusa. Una marcia indietro non può essere completamente esclusa, ma nelle riunioni tecniche di ieri sul decreto lo slittamento a fine anno veniva considerato praticamente acquisito…

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Precari nella Pa, soluzione in due tappe con un accordo (veloce) all’Aran

di 7 maggio 2013

(Ansa)(Ansa)

Per sciogliere il nodo dei lavoratori precari delle pubbliche amministrazioni la cui proroga scade il 31 luglio (sono circa 115mila, di cui 86.122 a tempo determinato) la soluzione più praticabile potrebbe arrivare con la chiusura dell’accordo in Aran che introduce un primo aggiornamento della regolazione dei contratti flessibili…

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Pa, corsa contro il tempo per i precari

Gianni Trovati

06 maggio 2013

I contratti precari nella Pubblica amministrazione è l’altra Imu del Governo Letta. Come per l’imposta municipale, il neo-premier ha posto nel suo discorso di insediamento l’obiettivo del «superamento» del precariato negli uffici pubblici, e come per l’Imu i tempi stringono: la proroga dei contratti fatta con l’ultima legge di stabilità scade il 31 luglio, e le regole in vigore non sembrano lasciare spazio a un rinvio ulteriore (il Dlgs 368/2001 fissa il principio della «proroga unica»), anche perché si supererebbe il limite dei 36 mesi. Per evitare un’uscita di massa, insomma, sembra indispensabile una legge. In fretta. Secondo l’ultimo censimento dell’Aran, l’agenzia nazionale che si occupa del pubblico impiego, i contratti «flessibili» nella pubblica amministrazione sono 317mila. Circa 203mila, però, sono i supplenti che lavorano in scuole, accademie e conservatori, per cui i precari “classici” della Pubblica amministrazione sono intorno ai 114mila.

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10 aprile: presidio a Roma dei Precari della Conoscenza

Mercoledì 10 aprile 2013 alle 14 è stato indetto un presidio a Roma presso il Ministero dell’Istruzione. “La FLC CGIL – dichiara Domenico Pantaleo - riparte con le iniziative di lotta in tutti i comparti della conoscenza per conquistare maggiori investimenti, una legge nazionale per il diritto allo studio, il superamento del precariato, il rinnovo dei contratti nazionali e un welfare inclusivo e universale”.

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Presidio 10 aprile2013

Con l’iniziativa del 10 aprile la FLC CGIL intende “rivendicare  una radicale svolta rispetto alle scelte catastrofiche dei Governi Berlusconi e Monti“, con la convinzione che “per garantire a tutti il diritto al sapere bisogna ripartire dalla valorizzazione del lavoro“.

“Al Ministro Profumo – prosegue Pantaleo – chiederemo di bloccare le ulteriore annunciate decisioni demagogiche e autoritarie, di limitarsi alla gestione dell’ordinaria amministrazione e di affrontare immediatamente le vere emergenze che riguardano il destino di tanti lavoratori precari”.

Riferendosi alla situazione politica, il Segretario generale della FLC CGIL dichiara che “serve rapidamente un Governo politico che possa dare quelle risposte di cambiamento necessarie a rispondere alla estesa disperazione sociale”. “Il 10 aprile – conclude Pantaleo – è l’inizio di  una incisiva e continua mobilitazione sociale perché senza scelte forti e radicali l’Italia non uscirà dalla crisi”.

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PERLAPA: parte il monitoraggio del lavoro flessibile

Fonte: Ministero per la Pubblica Amministrazione

E’ stata sviluppata l’applicazione web che consente di effettuare le comunicazioni inerenti agli adempimenti ex articolo 36, comma 3, del D. Lgs. 165/2001 e articolo 1, commi 39 e 40, della legge 190/2012.

L’inserimento dei dati avverrà per fasi progressive in relazione alle varie tipologie di amministrazioni destinatarie. In questa prima fase,  a partire dal 25 marzo p.v., verranno coinvolte le seguenti amministrazioni:

  • Presidenza del Consiglio dei ministri, amministrazioni statali ad ordinamento autonomo e Ministeri
  • Agenzie fiscali
  • Enti pubblici di ricerca
  • Enti pubblici non economici (incluse le Autorità di bacino e le federazioni ed i Consigli nazionali degli ordini professionali)
  • Enti ex art. 70, del D. Lgs. 165/2001

Tali amministrazioni, se già censite in PERLAPA,  riceveranno le credenziali di accesso in automatico tramite apposita mail inviata al responsabile di tale sistema per ciascuna amministrazione.

Analogamente, e comunque entro il 30 aprile p.v., si procederà con le altre amministrazioni destinatarie della normativa.

Per quanto riguarda le aziende e le società partecipate dallo Stato e  dagli  altri enti  pubblici, si sta predisponendo una modalità di registrazione dedicata in PERLAPA e si darà comunicazione della procedura nei prossimi giorni.

Per le amministrazioni non ancora registrate in PERLAPA, sarà necessario procedere alla fase di registrazione  nel sito del sistema ed attendere via mail la comunicazione delle credenziali di accesso per l’adempimento “contratti lavoro flessibile”. Per qualsiasi problema inerente tale procedura di registrazione, sarà possibile contattare il desk tecnico attraverso il numero telefonico: 0668300293, sempre a far data dal 25 marzo p.v.

Successivamente, con tali credenziali, si potrà entrare nel sistema “Monitoraggio del lavoro flessibile” raggiungibile al link contestualmente comunicato ed effettuare le comunicazioni previste dalla legge.

Nel caso di amministrazioni con più sedi o con sedi periferiche, la rilevazione dovrà comunque essere effettuata a cura di un unico ufficio/direzione centrale competente per l’amministrazione, secondo l’assetto organizzativo di riferimento.

Il sistema, per ciascun comparto/tipologia di amministrazione, rimarrà aperto per 2 mesi dalla data di apertura della rilevazione e, comunque, non oltre il 30 giugno 2013.

Eventuali quesiti di carattere normativo potranno essere indirizzati al seguente indirizzo di posta elettronica segreteriauorcc@funzionepubblica.it.

I quesiti di carattere tecnico, potranno essere effettuati attraverso i consueti canali del desk tecnico di PERLAPA.

mercoledì 20 marzo 2013

Ricercatori di futuro

Left (febbraio 2013).pdf

left2013feb Left – Donatella Coccoli

Un patrimonio di cultura, scienza e tecnologia avanzata che non va lasciato morire. Questo hanno chiesto al convegno di left studenti, professori e rettori. In ballo, una questione fondamentale: lo sviluppo economico e sociale del Paese e la difesa dei diritti di libertà e uguaglianza La conoscenza non ammette compromessi né zone d’ombra. Così come non ammette più ritardi l’Italia dell’università e della ricerca che potrebbe traghettare il Paese fuori dallo stagno della crisi.

La posta in gioco, con le elezioni del 24 e 25 febbraio, è alta. O decidiamo di essere uno Stato che punta sulla cultura, sulla scienza, sulla tecnologia avanzata, oppure ci fermiamo e pensiamo a sopravvivere, dilapidando non solo i risparmi, ma anche quel patrimonio di saperi che abbiamo acquisito negli anni. Nomi di imprenditori lungimiranti come Olivetti o di scienziati come Fermi, Natta e Amaldi, non possono finire nell’oblio. Oggi le idee ci sono, la passione pure, come ha dimostrato il convegno “+ sapere = sviluppo”, che left ha promosso il 12 febbraio al teatro Piccolo Eliseo di Roma.

Le associazioni di studenti Run e Link, le Reti dei precari, e quella dei dottorandi (Adi), gli studiosi di Roars (Return on Academic ReSearch), i professori, i ricercatori – tante realtà esterne ai partiti – hanno raccontato la condizione drammatica in cui si trovano a lavorare e individuato le possibili soluzioni. Andrea Ranieri, editorialista di left, li ha definiti «il popolo dei riformatori», a cui alla fine hanno tentato di rispondere Stefano Fassina e Walter Tocci (di cui l’appassionato intervento conclusivo è pubblicato a pag. 20) del Pd e Umberto Guidoni di Sel.

«Sono questioni centrali quelle della cultura, della ricerca e del sapere», ha detto l’ex assessore alla Cultura di Genova. «Questioni che distinguono il centrosinistra dal centrodestra e anche dai montani». Il pensiero va all’articolo 3 della Costituzione. E al fatto che ai tecnici, vista anche la drastica riduzione delle borse di studio da parte del ministro Profumo, non interessa che lo Stato «rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Una questione invece vitale, sottolineata al convegno di left. «Lo studio è realizzazione personale», afferma un giovanissimo Dario Costantino, palermitano, portavoce della Federazione degli studenti. «Se l’abbandono scolastico in Italia è del 18 per cento, in Sicilia è 10 punti in più. Non è possibile che il futuro dipenda da dove nasci, da chi nasci e cosa studi. Libertà e uguaglianza devono stare dentro la scuola». Dalle relazioni e dagli interventi sono emerse esperienze e storie di enti soppressi o sottoutilizzati come l’Inran (Istituto nazionale per la ricerca alimentare e la nutrizione) e l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Intere comunità scientifiche che si guadagnano onore all’estero ma che in patria vengono lasciate languire, rimpallate da un ministero all’altro. Gli scienziati hanno fornito una valanga di dati che, rapportati a quelli degli altri Paesi, restituiscono un quadro completo e drammatico della ricerca in Italia. Alla faccia di quegli economisti e opinion maker – il duo Alesina e Giavazzi in primis, ma anche Roberto Perotti e Andrea Ichino, molto citati – che sui giornali dei grandi gruppi industriali dipingono una università piena di fannulloni che sforna inutili laureati o che impiega ricercatori allergici alla valutazione.

Dimenticando anche l’ovvio, e cioè che «i ricercatori sono tali proprio per essere valutati» come ha ricordato Paolo Valente dell’Infn.

E a proposito dello spauracchio Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca), significative sono state le slides di Francesco Sylos Labini il quale ha demolito l’oggettività di un’agenzia che ha in mano il destino della ricerca e che dipende direttamente dalla politica. Il convegno è servito anche a questo, a fare controinformazione, a svelare quell’attacco mediatico che ha accompagnato i tagli del governo Berlusconi.«L’università, un sacco vuoto dove non vale metterci i soldi, disse la Gelmini», ricorda il professor Giuseppe De Nicolao (Roars), docente di Ingegneria a Pavia, che con un brillante fact checking ha evidenziato che sì, l’Italia è ultima per finanziamenti e laureati, ma nonostante questo, i nostri ricercatori vantano un numero notevole di produzione di articoli, al pari di Paesi con ben più risorse.

«The paradox italian», sottolineava un articolo del Cnrs magazine . Ma quel po’ di ricerca superstite rischia di rimanere soffocata definitivamente se non la si alimenta. E se non la si collega all’economia. «Non si può ragionare per compartimenti stagni», afferma Daniela Palma, economista dell’Enea. «Il declino industriale italiano è il riflesso della mancanza di una politica sistemica del Paese». Un declino che viene da lontano. Nei grafici mostrati dalla ricercatrice la linea piatta della produzione in ricerca e innovazione comincia dagli anni Ottanta. Mentre gli altri Paesi camminano, noi rimaniamo fermi.

«Un accumulo di negligenze», spiega Daniela Palma. «Non si è pensato che il valore della produzione è legato a ciò che si produce», preferendo concentrarsi su una produzione tradizionale. Alla stessa conclusione giunge Francesco Sinopoli, Flc Cgil: «Vogliono svalutare il costo del lavoro per attrarre investimenti esteri, ma la perdita ci sarà sempre perché si producono beni che costano poco». Del resto, si chiedeva Berlusconi qualche tempo fa «perché dovremmo pagare uno scienziato se facciamo le scarpe più belle del mondo?». Nei primi cento giorni di governo, secondo Daniela Palma, sono da attuare tre punti. «Primo, creare una regia tra i ministeri, una sorta di Cipe per la ricerca.Secondo, nominare ai vertici degli enti personaggi dall’alto profilo etico e professionale».

E il nodo cruciale, il più importante, toccato un po’ da tutti, su cui si è soffermato a lungo anche Umberto Guidoni di Sel. «Interventi di spesa in modo da invertire i processi dei tagli pari al 10 per cento della spesa pubblica nei primi 5 anni e poi al 5 per cento negli anni successivi. E naturalmente l’eliminazione del turn over al 20 per cento», che impedisce di assumere nuovi ricercatori. Infine, la politica. Luciano Modica, ex rettore dell’università di Pisa e sottosegretario al tempo di Prodi, riconosce che «errori ne abbiamo fatti, anche noi di sinistra. Ma dobbiamo ricominciare».

E come parole d’ordine per l’università, Modica elenca: «Autonomia, democrazia e qualità, la cui ricerca non serve però per far classifiche ma per migliorare il sistema». Ranieri invece si rivolge ai tre politici suggerendo, citando Delors, di rinegoziare il patto di stabilità in modo da scambiare il debito con l’investimento in ricerca. Una battaglia da fare in Europa. «Occorre un asse di politiche pubbliche che va riorientato in modo strategico», replica Stefano Fassina.

Il responsabile per l’Economia del Pd è consapevole che sia necessaria una politica svincolata dalle emergenze delle Finanziarie, in cui però, tanti margini per tagliare la spesa pubblica non ci sono. Ma un’inversione di tendenza sì, atti simbolici, magari non di milioni di euro: la stabilizzazione dei precari, intanto. «Comunque l’idea di lavoro, di sviluppo e di democrazia – conclude – non può prescindere dalla centralità del sapere e della dignità della persona che lavora».

Foto: Due immagini del convegno “+ sapere = sviluppo”, promosso da left al teatro Piccolo Eliseo di Roma.
A destra, Manuele Bonaccorsi, che ha coordinato il convegno, con Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd.
In apertura, l’immagine di uno dei manifesti dell’iniziativa

Precari della scuola, in 75mila senza stipendio da tre mesi. E scatta la protesta

Precari della scuola, in 75mila senza stipendio da tre mesi. E scatta la protesta

“Buco nel sistema informatico”. E’ questa l’ultima offesa ai supplenti della scuola italiana. I più stremati sono quei 25mila che hanno firmato un contratto annuale. Altri hanno lavorato per molte meno ore, anche solo per un giorno. Un denominatore comune: nessuno di loro ha ricevuto un solo euro

di Redazione Il Fatto Quotidiano | 25 febbraio 2013

Precari della Scuola

Soldi per tutti, non per la scuola. Un esercito di professori, amministrativi e ausiliari rischia di non arrivare alla fine del mese. Sono i 75mila supplenti della scuola pubblica chiamati in massa a sostituire quelli di ruolo per mettere una pezza al colabrodo dell’insegnamento. E poi ripagati con un clamoroso schiaffo: lo stipendio zero. Alcuni non lo ricevono da tre mesi, molti non sanno neppure quando la prima busta paga del 2013 arriverà. I più stremati sono quei 25mila che hanno firmato un contratto annuale, altri hanno lavorato per molte meno ore, anche solo per un giorno. E tuttavia non hanno ricevuto un euro. Quasi diecimila non percepiscono lo stipendio da dicembre o addirittura da novembre. E non sono i soli. Perché sull’altare sacrificale dei tagli, oltre ai docenti precari, sale anche il personale Ata, segretari e bidelli. La denuncia arriva dalla Fcl Cgil, che per il27 febbraio ha organizzato un incontro con il Miur. Il bubbone è esploso in un momento delicatissimo, alla chiusura della campagna elettorale che vede tutti i partiti a riempirsi la bocca di impegni e promesse. I sindacati puntano il dito contro i ministri dell’Istruzione e del Tesoro “indifferenti e incapaci di difendere la scuola”, attacca Annamaria Santoro, segretaria nazionale Fcl Cgil…

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Il 93% dei ricercatori precari è espulso dall’università

Fonte: Il Manifesto

L’Adi (associazione dottorandi) denuncia la catastrofe: «È un’espulsione di massa»
Prima di spegnere la luce negli uffici di viale Trastevere, il ministro dell’Istruzione Profumo vuole dare fondo ai decreti attuativi della riforma Gelmini. Dopo il decreto sulle borse di studio (se ne riparlerà il 21 febbraio), sulla valutazione e sull’accreditamento dei corsi di laurea [Ava, ne ha parlato Il Manifesto il 7 febbraio], arriva il «bollino di qualità» sui dottorati. Dopo l’approvazione della Corte dei Conti, quello che dovrebbe essere il più alto grado dell’istruzione universitaria cambierà radicalmente. Ce ne saranno di meno, e saranno concentrati nelle «scuole» di dottorato con un collegio di 16 docenti che bandiranno un minimo di 4 borse. Novità più importante è rappresentata dal «dottorato industriale». Sarà infatti possibile svolgere il dottorato nelle aziende, una sorta di «apprendistato» ad alta qualificazione che chiude il cerchio della riforma Fornero che lo impone già nelle scuole.
Per la cronaca, anche quest’ultima trovata del Miur non rispecchia la realtà delle statistiche perché di apprendisti-dottorandi in Italia ce ne sono poche decine e scarse sono le speranze che le aziende ne assumano altri. Tra il 2009 e il 2011 l’apprendistato, quello vero non quello sognato da Profumo (e dalla Gelmini), è crollato del 17%. A una manciata di giorni dalle elezioni, Profumo afferma immancabilmente di avere «allineato il nostro paese all’Europa», mentre invece ha solo confermato l’esistenza di una delle figure dello schiavismo baronale: il dottorato «senza borsa». Cioè un giovane studioso che deve pagare e non essere pagato all’incirca 1200 euro. A Salerno si paga fino a 2.120 euro all’anno, alla Sapienza di Roma 1.413 a Trento «solo» 144 euro.
L’aspirazione di Profumo è agevolare i dipendenti a svolgere un dottorato nella propria azienda. Ormai non è più contemplata l’idea che al dottorato possano accedere i neo-laureati e che possa rappresentare il primo passo di una «carriera scientifica». In più il decreto approfondisce un’altra discriminazione. A differenza di quanto accade in Europa, il dottore di ricerca viene ancora ritenuto un semplice studente – e si sa che gli studenti non hanno bisogno di essere pagati – e non un dipendente degli atenei. Lo denuncia la terza indagine annuale dell’associazione dei dottorati italiani (Adi). I dati parlano chiaro: da almeno tre anni è in atto un’espulsione di massa dei ricercatori precari dalle università. Solo 7 «cervelli» su 100 possono aspirare ad un posticino nell’università. Il restante 93% viene espulso per sempre. Come nel caso del decreto Ava, anche quello sui dottorati non cerca affatto un rimedio, bensì prepara gli atenei alla nuova realtà, quella di un’università dove i docenti e i «giovani» ricercatori saranno pochi, supersfruttati e malpagati. Il record è quello di Macerata dove c’è un ricercatore ogni 100 «strutturati».
Tra un paio d’anni questa sarà la realtà in tutti gli atenei. I settori più colpiti sono quelli scientifici e tecnologici, anche perché nelle aree sociali, filologiche, letterarie e giuridiche la decimazione è già avvenuta. In quelle scientifiche, più ampie fino a 6 volte di quelle umanistiche, solo il 3% dei giovani ricercatori oggi impegnati con una borsa o un contratto avrà la possibilità di restare. Per chi invece ha un contrattino, oppure lavora gratis da archeologo o filolosofo le speranze sono maggiori, fino al 16% dei casi. Un paradosso figlio dell’espulsione di massa dei precari. Come stanno reagendo gli atenei davanti a questo miserabile spettacolo? Ricorrendo ai fondi esterni, di privati, agenzie, fondazioni, banche e progetti europei.
L’Adi ha fatto un censimento dal quale si nota che i Politecnici (Milano, Torinbo, Bari) sono più avvantaggiati del reperimento dei fondi. I settori «più ricchi» vanno dall’ingegneria industriale e dell’informazione alle scienze biologiche, agrarie e veterinarie. Ma questa strategia è poco lungimirante. I fondi non creano posizioni stabili, ma solo contratti a termine che durano un soffio. Con i concorsi bloccati non c’è speranza che la situazione cambi. E, quando arriveranno, saranno gestiti con le regole della riforma Gelmini che ha creato un piccolo nucleo di docenti che gestiscono una galassia di figure precarie ad alto tasso di intercambiabilità e rottamazione.

Nonino 2013, Fabiola Gianotti: dedico il premio ai ricercatori precari

La cerimonia di consegna alle Distillerie a Ronchi di Percoto. Sono seguiti il pranzo e il ballo tradizionali

PAVIA DI UDINE. Occorre «battagliare per un mondo migliore, occorre salvare il pianeta dal degrado e sottrarlo al rischio di autodistruzione, attraverso i valori della cultura, della scienza e della civiltà contadina». È l’appello lanciato da Giannola Nonino aprendo la cerimonia di consegna  della edizione numero 38 del Premio Nonino, consegnato nella sede aziendale dei distillatori friulani a Ronchi di Percoto ai 7 vincitori del prestigioso riconoscimento internazionale attribuito dalla giuria presieduta dal Premio Nobel per la Letteratura 2001 V. S. Naipaul.

La scienziata Fabiola Gianotti, coordinatrice del LHC del Cern di Ginevra che ha verificato l’esistenza della particella fondamentale bosone, tra i premiati, ha dedicato il premio ai diecimila scienziati di 60 paesi che hanno contribuito alla scoperta del bosone e «a tutti i ricercatori che ogni giorno combattono contro la precarietà e tante altre difficoltà».

Accanto a lei sul palco Peter Higgs che 48 anni fa quel bosone lo aveva teorizzato. «È stata una lunga attesa», ha detto sorridendo. Ironia della sorte: la Gianotti tra gli alambicchi fumanti e ogni tipo di grappa dell’azienda Nonino servita ai tavoli, ha ammesso: «Sono astemia, non bevo una goccia d’alcol»… (continua su Il Messaggero Veneto)

Operativa la proroga dei precari della PA, ora trattativa per accordo quadro all’ARAN

Roma, 25 gen. (Labitalia) – L’attesa proroga al 31 luglio per i precari della pubblica amministrazione, inserita nella legge di stabilità, è finalmente operativa. Il MEF infatti ha dato il parere positivo all’atto di indirizzo che oggi il ministro Filippo Patroni Griffi ha firmato per mandarlo all’ARAN, dove si aprirà una trattativa con i sindacati per arrivare a un contratto collettivo quadro.

La proroga è rivolta ai precari che hanno i contratti in scadenza in essere prima dello scorso 30 novembre e che hanno raggiunto il limite massimo di durata previsto dalla legge, cioè la soglia dei 36 mesi o limiti diversi come previsto dai contratti collettivi nazionali dei vari comparti.

Esclusi dalla misura sono però i precari della scuola, della sanità e del comparto sicurezza. Complessivamente i precari della PA sono 260mila, secondo quanto aveva riferito in una recente audizione il ministro della Funzione Pubblica Filippo Patroni Griffi, 130mila nella scuola, 115 mila tra sanità e enti locali e 15 mila nelle amministrazioni centrali, per i quali il ministro aveva detto che “non è ipotizzabile una stabilizzazione di massa”.

Un passo avanti però viene fatto nella norma che prevede che le amministrazioni pubbliche nei prossimi concorsi possono riservare il 40% dei posti a favore dei titolari di rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato che, alla data di pubblicazione dei bandi, hanno maturato almeno tre anni di servizio alle dipendenze dell’amministrazione che emana il bando.

FLC CGIL alla Corte di Strasburgo per i diritti dei precari

Precari: la nostra vertenza a Strasburgo

La FLC CGIL sarà a Strasburgo per difendere le ragioni dei precari con oltre 36 mesi di servizio rivendicando per loro la stabilizzazione.

È questo un fatto eclatante e senza precedenti che dimostra quanto la FLC CGIL insieme alla CGIL – si sia battuta contro l’abuso dei contratti a termine fatto dalla pubblica amministrazione nella scuola nonostante ci siano i posti liberi.

Il Tribunale di Napoli ha infatti riconosciuto alla nostra organizzazione il diritto di costituirsi in giudizio alla Corte di Giustizia Europea in quanto rappresentativa degli interessi di questi lavoratori. Scarica il testo dell’Ordinanza.

Il Tribunale di Napoli ha messo in dubbio se la legislazione italiana, che non consente nella scuola statale la conversione dei rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato dopo 36 mesi di servizio, sia in contrasto con la normativa europea.

Questa decisione rende ancora più forte l’impegno della nostra organizzazione a favore di una battaglia di civiltà per dare sicurezza e futuro alle persone e alla scuola che così può contare su personale qualificato e stabile.

Si tratta di una tappa importante che è il frutto di una lunga e diffusa campagna politica e vertenziale promossa dalla FLC CGIL a partire dal 2010 contro il Collegato Lavoro voluto dall’allora Ministro Sacconi.

Chiederemo al prossimo Governo prioritariamente un credibile piano pluriennale di stabilizzazione dei precari.

Cordialmente
FLC CGIL nazionale

La ricerca italiana, tra selezione e precarietà

La ricerca italiana, tra selezione e precarietà

Programmare le necessità occupazionali, creare un mercato privato che valorizzi le competenze dei ricercatori in azienda

di Roberto Petronzio , pubblicato il 18 gennaio 2013

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La ricerca è un settore nel quale la competizione e la selezione del merito giocano un ruolo essenziale, ma oggi è gravata da un precariato che potrebbe diventare, con scelte opportune, un patrimonio utilizzabile sia per la ricerca pubblica che per quella privata. I “precari” sono ricercatori e tecnologi con contratti a tempo determinato che si rinnovano negli anni, spesso inseguendo prospettive di ripresa decisa delle assunzioni o da amnistie generali come si possono definire le stabilizzazioni…

INGV: firmata l’integrazione all’accordo per la proroga dei contratti a tempo determinato

INGV: firmata l’integrazione all’accordo per la proroga dei contratti a tempo determinato

Conclusa positivamente la complessa vicenda dei precari dell’INGV.

22/12/2012Il 20 dicembre 2012 presso la sede dell’INGV si è svolto l’incontro sindacale tra FLC CGIL, FIR CISL, UIL RUA, ANPRI e l’Amministrazione dell’Ente (Presidente Prof. S. Gresta e Direttore Generale Dott. M. Ghilardi).

L’Integrazione all’Accordo si è resa necessaria per includere positivamente le recenti normative fatto salvo l’Accordo già firmato il 18 luglio 2012. Un confronto serrato e chiaro che ha prodotto un testo che nel confermare l’Accordo già siglato, ha permesso di integrare ulteriori elementi.

Siamo soddisfatti per il risultato che chiude una vertenza difficilissima, che ci ha visto impegnati insieme alla UIL RUA, con lo sciopero del personale dell’INGV del 10 dicembre e che permette ai precari di mantenere il loro rapporto di lavoro a tempo determinato, senza passare per ulteriori interruzioni o altre procedure concorsuali, in deroga ai vincoli secondo quanto disposto dall’art 5 comma 4bis del DLgs 368/2001.

Si conferma la bontà dell’azione della FLC CGIL e delle legittime rivendicazione delle lavoratrici e dei lavoratori dell’INGV.

Allegati

Precari e pubblica amministrazione: cosa cambia con la legge di stabilità

Fonte: Panorama
di Andrea Telara

Una piccola boccata di ossigeno, anche se molti problemi restano irrisolti. Possono essere definite così le misure contenute nella Legge di Stabilità per salvare i precari della pubblica amministrazione (Pa), cioè i dipendenti statali che sono assunti con un contratto a termine o flessibile e che rischiano di perdere il posto nel 2013. Un maxi-emendamento alla manovra finanziaria ha infatti introdotto per i precari un allungamento dei contratti temporanei vicini alla scadenza e una corsia preferenziale nei concorsi pubblici. Ecco cosa prevedono nel dettaglio i provvedimenti in corso di approvazione.

LA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE E LE ASSUNZIONI FLESSIBILI

Gli statali che sono assunti senza un inquadramento stabile non devono farsi troppe illusioni sugli effetti delle misure messe a punto dal governo. La Legge di Stabilità introduce infatti una proroga della scadenza soltanto per quei contratti di assunzione temporanea in essere prima dello scorso 30 novembre che abbiano raggiunto il limite massimo di durata previsto dalla legge, cioè la soglia dei 36 mesi. Tutte queste assunzioni, potranno essere allungate sino al prossimo 31 luglio. Poi spetterà al governo che si insedierà dopo le elezioni il compito di risolvere il problema. Inoltre, non va dimenticato che i dipendenti della scuola sono esclusi da queste nuove norme, che interesseranno soprattutto gli impiegati degli enti locali, per un totale di circa 100mila persone.

I PRECARI A RISCHIO IN ITALIA

Un’altra novità introdotta dagli emendamenti alla manovra di bilancio riguarda le assunzioni nella Pa. Il 40% dei posti nei concorsi pubblici sarà infatti riservato a chi ha già lavorato per gli enti dello stato senza avere un inquadramento stabile. Anche in questo caso, però, la legge fissa dei paletti ben precisi: la corsia preferenziale per i precari scatta infatti soltanto per chi ha più di 3 anni di servizio alle spalle. Inoltre, l’ingresso del nuovo personale dovrà comunque rispettare la programmazione triennale di ogni ente e non assorbire il 50% delle risorse finanziarie stanziate per le assunzioni.

GLI ESUBERI NELLA PUBBLICA AMMINISTRAZIONE

Le norme introdotte dal governo, dunque, sono un po’ delle misure-tampone che rinviano in avanti i problemi di qualche mese. Poi, i precari della pubblica amministrazione dovranno vedersela con le norme della spending review , la revisione di tutte le voci di spesa dello stato, che ha messo in programma una pesante sforbiciata agli organici della Pa (con più di 7mila esuberi nei prossimi mesi). A sbrogliare il bandolo della matassa, però, sarà probabilmente il nuovo governo che uscirà dalle urne alla fine di febbraio.

I NUOVI CONTRATTI A TERMINE CON LA LEGGE FORNERO

TUTTO SULLA RIFORMA DEL LAVORO

INFN, comunicato UIL RUA 19 dicembre 2012

19-12-2012 | INFN

Il giorno 13 dicembre u.s. si è svolto l’incontro tra le OO.SS. e la delegazione INFN.

Un incontro che, ancora una volta ha confermato, qualora ce ne fosse stato bisogno, il basso livello di considerazione dell’Istituto per le relazioni sindacali.

L’INFN infatti disattende sfuggendo, ai confronti anche preventivi con le OO.SS., previsti dalla normativa vigente:

  • non effettua il confronto preventivo sul bilancio;
  • non effettua il confronto preventivo sul piano di fabbisogno triennale;
  • rifiuta di sottoscrivere accordi che meglio tutelino il personale con contratto a tempo determinato (riconoscimento anzianità e superamento durata quinquennale);
  • fa saltare tornate concorsuali per gli avanzamenti di carriera di ricercatori, tecnologi, tecnici e amministrativi non solo ai fini economici ma anche giuridici;
  • non assume entro il 31-12-12 le unità di personale autorizzate con DPCM del 27 luglio u.s.

Unica questione, parzialmente positiva, per il personale vincitore di concorso pubblico per contratto a tempo determinato, l’attivazione senza alcuna interruzione, di un nuovo contratto per un anno, (rinnovabile di anno in anno fino ad un massimo di 5) ma con l’azzeramento dell’anzianità utile per l’acquisizione della fascia stipendiale.

Stante tale situazione, risulta quindi solo rinviata a causa del periodo natalizio, la forte risposta di mobilitazione da dare all’arrogante comportamento dell’INFN che abbiamo sintetizzato nell’allegato volantino.

A TUTTO IL PERSONALE, IN PARTICOLARE AI PRECARI ED ALLE LORO FAMIGLIE, LA UIL-RUA FORMULA I PIU’ CORDIALI AUGURI DI BUON ANNO

2012_12_19_comunicato_INFN

UIL-RUA
Americo Maresci

Allegato: Volantino “7 no di Ferroni”