Documento dei “saggi”: a proposito di Ricerca

Nella parte di “SINTESI DELLE PROPOSTE

Favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese

- Istituire un Fondo di investimento pubblico-privato che operi come fondo di fondi di venture capital, rafforzando normativamente l’operatività dei due fondi di private equity già costituiti presso la Cassa Depositi e Prestiti (Fondo italiano di investimento e Fondo strategico italiano)

- Riconoscere un credito d’imposta a fronte di spese per Ricerca e Sviluppo

- Sostenere le PMI nella partecipazione alle gare per i fondi dell’Unione europea in questo settore

- Vengono proposte misure per potenziare il sistema pubblico della ricerca

Al capitolo 4.6:

4.6 Favorire la ricerca, l’innovazione e la crescita delle imprese
La spesa in Ricerca e Sviluppo (R&S) delle imprese italiane è, in rapporto al PIL, più bassa del 50% rispetto alla media europea, pari alla metà di quella francese e a poco più di un terzo di quella  tedesca. Inoltre, gran parte delle innovazioni realizzate dalla moltitudine di piccole imprese italiane che dichiarano di non svolgere attività esplicita di R&S tendono a essere marginali: queste imprese sono meno capaci di brevettare, registrare disegni industriali, marchi o diritti di autore rispetto a quelle che fanno R&S; anche la loro quota di fatturato da prodotti innovativi per il mercato è decisamente più bassa.

Per accrescere il potenziale innovativo delle imprese si può agire su almeno due fronti, nel rispetto delle regole UE sugli aiuti statali alle imprese: promuovere una finanza ad hoc, stabilire agevolazioni dirette.

Potenziare il sistema pubblico della ricerca
L’attuale sistema degli enti pubblici di ricerca rappresenta, insieme al sistema universitario, un’infrastruttura essenziale per lo sviluppo del Paese. Uno sviluppo che non può che avvenire attraverso l’avanzamento e la diffusione della conoscenza, il miglioramento del contenuto qualitativo delle produzioni di beni e servizi, la creazione continua di capitale umano di eccellenza.

Tuttavia, l’efficacia e l’efficienza del sistema degli enti pubblici di ricerca appare limitata da un insieme di regole che, ideate per la generalità della pubblica amministrazione, mal si adattano a disciplinare l’attività di ricerca. Il rafforzamento del controllo della buona amministrazione deve essere accompagnato da una pianificazione certa a medio termine delle risorse umane e finanziarie. Inoltre, l’attuale limite per le nuove assunzioni (20% delle uscite, un valore identico a quello imposto su tutte le altre pubbliche amministrazioni), unito all’allungamento della vita lavorativa, sta già determinando un invecchiamento precoce delle risorse impegnate negli enti di ricerca, condizionando la capacità di innovazione. Di conseguenza, si propone di:

- definire un nuovo sistema di assegnazione da parte dello Stato delle risorse agli enti pubblici di ricerca, basato su:

a) budget pluriennali specifici per ciascun ente basati su piani di attività dettagliati e discussi non solo con i ministeri vigilanti, ma anche con le competenti commissioni parlamentari;

b) un monitoraggio continuo dell’attività, i cui risultati siano resi disponibili al pubblico;

c) rendicontazione finale da parte dell’ente;

- aumentare la quota del turn-over per i ricercatori, tecnologi e le altre figure tecniche degli enti pubblici di ricerca e delle università, conservando per queste ultime il limite delle disponibilità finanziarie già disponibili (il che vorrebbe dire che solo gli atenei più virtuosi potrebbero procedere a reclutamenti aggiuntivi rispetto alla situazione attuale);

- prevedere una maggiore flessibilità e autonomia nella definizione della struttura interna degli enti, selezionando i dirigenti delle strutture di ricerca con procedure pubbliche, sulla base delle migliori pratiche disponibili a livello internazionale;

- consentire una totale mobilità (anche temporanea) dei ricercatori tra enti di ricerca e università, all’interno dei vincoli di bilancio predefiniti. Anche in questa prospettiva, che consentirebbe di creare, in analogia a quanto già avviene in altri paesi europei, un “sistema nazionale della ricerca”, sarebbe importante ridefinire lo stato giuridico dei ricercatori degli enti di ricerca.

Sentenza TAR concorsi art. 15 all’ASI

dal blog di Cesare Albanesi

Sentenza del TAR: the day after

E’ molto probabile,a quanto risulta, che sia l’ASI, sia  i dipendenti penalizzati dalla recente sentenza del TAR Lazio, che annulla le graduatorie di un concorso interno per tecnologo, ricorrano al Consiglio di Stato.
Nel lasso di tempo potrebbe anche essere probabile che siano congelati dall’Ente gli aumenti di stipendi correlati all’esito concorsuale annullato.
E’ molto comprensibile pertanto uno stato di preoccupazione tra i vincitori del concorso.
Una cosa è certa che bisognerà provvedere per la riedizione del concorso alla nomina di una commissione ex novo.

Abilitazione e richiesta integrazione codici: richiesta al CINECA

A seguito del messaggio email che è stato inviato a tutti i candidati per l’Abilitazione Scientifica Nazionale 2012, ho inviato all’assistenza CINECA il seguente messaggio:

To: asn@cineca.it

Gentile consulenza CINECA,

ho ricevuto, come centinaia di colleghi, la richiesta di integrare i codici ISI e/o Scopus per le pubblicazioni inserite ai fini dell’abilitazione. In tanti, avevamo già dedicato una considerevole quantità di tempo e pazienza per inserire tali dati, incluso l’indice ISI (meno spesso, Scopus), per praticamente tutti i nostri lavori, tipicamente importando il tracciato record da Web Of Science.

Ora molti colleghi mi riferiscono che il sistema propone tutti i lavori senza l’informazione, come se fossero stati ignorati i campi già riempiti (considerate che rappresento circa 600 ricercatori dell’INFN e circa 1500 colleghi universitari, molti dei quali partecipano a questa tornata di Abilitazione)

Vi chiederei, quindi, per favore di:

- verificare se sia possibile importare le informazioni già inserite

- più in generale verificare su cosa sta succedendo e dare ai candidati ulteriori informazioni

Grazie, cordiali saluti

Paolo Valente, rappresentante ricercatori INFN

La ricerca italiana, tra selezione e precarietà

La ricerca italiana, tra selezione e precarietà

Programmare le necessità occupazionali, creare un mercato privato che valorizzi le competenze dei ricercatori in azienda

di Roberto Petronzio , pubblicato il 18 gennaio 2013

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La ricerca è un settore nel quale la competizione e la selezione del merito giocano un ruolo essenziale, ma oggi è gravata da un precariato che potrebbe diventare, con scelte opportune, un patrimonio utilizzabile sia per la ricerca pubblica che per quella privata. I “precari” sono ricercatori e tecnologi con contratti a tempo determinato che si rinnovano negli anni, spesso inseguendo prospettive di ripresa decisa delle assunzioni o da amnistie generali come si possono definire le stabilizzazioni…

INFN, comunicato ANPRI del 21 dicembre 2012

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COMUNICATO INFN DEL 21 DICEMBRE 2012

L’INFN CHIUDE AI SINDACATI

Lo scorso 13 dicembre si è tenuto un incontro di trattativa con l’INFN dopo due mesi e mezzo di totale sospensione del confronto Ente-sindacati.  L’ultimo incontro, infatti, si era tenuto il 28 settembre scorso, quando le delegazioni sindacali erano anche state ricevute in Consiglio Direttivo, e si era concluso con un “muro contro muro” sulle tre richieste avanzate unitariamente da tutte le sigle presenti:

  • Utilizzare subito il DPCM di autorizzazione ad assumere coprendo i 6 posti di ricercatore disponibili in pianta organica utilizzando le graduatorie dei concorsi “Mussi” tenuti nel 2010;
  • Utilizzare lo stesso DPCM assumendo subito anche i 22 stabilizzandi rimasti;
  • Sottoscrivere un accordo in deroga per il prolungamento (a determinate condizioni)  dei contratti a tempo determinato oltre i 5 anni di durata, sul modello di quello firmato dall’INGV.

Le richieste erano (e sono tuttora) motivate da un lato dall’esigenza di utilizzare le risorse del turnover 2009-2010, sulle quali è basata l’autorizzazione ad assumere, prima della scadenza del 31 dicembre 2012, dall’altro dall’opportunità di prolungare i contratti degli stabilizzandi in modo da continuare a non computarli ai fini del raggiungimento del tetto massimo di spesa per il tempo determinato, mantenendo così la capienza per tutti i contratti in essere, e permettendo anche di riconoscere le progressioni di fascia stipendiale maturate nel frattempo. Tuttavia, l’INFN ha risposto negativamente a tutte e tre le richieste (come riportato ampiamente in un comunicato congiunto di ANPRI, CGIL, CISL e UIL), preferendo sperare in una proroga dei termini di utilizzazione del turnover 2009-2010 e in una contemporanea concessione dell’autorizzazione a bandire  nuovi concorsi, ritenendo al contempo illegittimo qualsiasi accordo per le proroghe dei contratti tempo determinato.

Da allora, tuttavia, sono successe diverse cose che potevano far sperare in una revisione almeno parziale delle posizioni dell’Ente:

  • La Funzione Pubblica, dopo aver emesso un parere scritto quanto meno ambiguo, ha pubblicamente dichiarato per bocca di uno dei suoi massimi dirigenti che gli accordi per la proroga dei contratti a t.d. che superano la durata massima prevista dalla legge sono legittimi.  E’ di questi giorni l’inclusione nella “Legge di stabilità”  di una norma in tal senso.
  • Altri Enti di ricerca, fra cui lo stesso CNR, non solo hanno accettato di fare accordi per la proroga dei contratti, ma hanno anche scelto di far scorrere le graduatorie degli ultimi concorsi per cercare di utilizzare appieno il turnover 2009-10 per non correre il rischio di non ottenere una proroga dei termini.

Dal canto suo l’INFN, nel Consiglio Direttivo di ottobre, ha approvato il Piano Triennale 2013-2015 senza presentarlo preventivamente ai sindacati, come invece è previsto esplicitamente dalla legge, e come vorrebbe anche un minimo di buon senso: un confronto preventivo sulla programmazione del personale già in passato ha permesso di correggere “svarioni” e imprecisioni, e anche di trovare compromessi che tenessero maggiormente conto delle aspettative del personale, sia in termini di nuovi posti sia in termini di carriera.  L’ANPRI, come altre sigle sindacali, è quindi intenzionato a denunciare il comportamento antisindacale dell’INFN in tutte le sedi previste dalla legge.

La trattativa del 13 dicembre, purtroppo, ha ulteriormente peggiorato la chiusura dell’INFN verso tutte le proposte dei sindacati. Infatti, non solo l’Ente è rimasto fermo nelle proprie decisioni in merito ad assunzioni e proroghe dei contratti (a dispetto delle ampie aperture governative in materia), ma non ha mostrato alcuna disponibilità a recepire suggerimenti e richieste di modifica alla programmazione del personale inserita nel Piano Triennale. In particolare:

  • nel 2013 l’Ente programma di assumere 20 ricercatori, 21 tecnologi e 3 amministrativi, oltre a bandire concorsi esterni per 4 dirigenti di ricerca, 3 primi ricercatori, 4 dirigenti tecnologi e 2 primi tecnologi. Il tutto finanziato sul turnover 2009-2010, sperando di ottenere una proroga del termine del 31.12.2012 e la relativa autorizzazione a bandire. L’INFN rifiuta categoricamente di utilizzare la graduatoria del concorso “Mussi” per i ricercatori, senza peraltro fornirne la motivazione. Altre 18 assunzioni di tecnologi sono previste nel 2014, ma questo sarà poi da ridefinire nel piano triennale successivo.
  • nel 2012 l’INFN ha 264  unità di personale a tempo determinato, dei quali 138 su progetti esterni, gli altri su fondi interni e overheads. L’Ente conta di ridurre un po’ questo numero grazie alle nuove assunzioni. I dipendenti a t.d. il cui contratto supera i 5 anni dovranno superare nuove selezioni, dopo le quali avranno contrati di un solo anno, rinnovabile 5 volte. Nessuna anzianità pregressa viene riconosciuta ai tempi determinati, contrariamente a quanto sta facendo in questi giorni il CNR. L’INFN motiva la scelta di fare sempre nuove selezioni con la necessità della ricerca di avvalersi sempre del lavoro dei migliori ricercatori disponibili, senza dover considerare vincolante a priori la storia lavorativa pregressa nell’Ente, anche nei casi in cui la sua durata supera di molto i 5 anni. Di fronte a questa affermazione è stato chiesto di considerare “strutturale” almeno il personale a tempo determinato che lavora nei servizi (amministrativi, tecnici, tecnologi) in modo che l’Ente si possa impegnare a prorogarne i contratti fino alla effettiva possibilità di bandire concorsi, ma anche su questo punto la delegazione INFN non ha voluto prendere alcun impegno.
  • il piano triennale prevede anche selezioni ex art.15 per passaggio di livello per 4 dirigenti di ricerca, 3 primi ricercatori, 3 dirigenti tecnologi e 1 primo tecnologo, che però sono previste nel 2013 in una tabella dedicata, ma compaiono solo nel 2014 nella tabella complessiva del personale. A richiesta specifica di chiarimento di questa incongruenza, il direttore generale ha affermato che la decorrenza dei passaggi di livello sarà il 2014. Considerato che l’ultima selezione ex art.15 decorreva dal 1.1.2009, l’INFN veleggia verso i 5 anni consecutivi senza passaggi di livello che, anche in un periodo di grande carenza di risorse, appare veramente un intervallo di tempo inaccettabile per poter assicurare un minimo di valorizzazione della professionalità di ricercatori e tecnologi.
  • il piano triennale invece non prevede affatto passaggi di livello per il personale tecnico-amministrativo, già penalizzato da tutte le misure di risparmio imposte dagli ultimi governi. Malgrado le richieste dei sindacati, anche qui L’INFN ha rifiutato di introdurre la seppur minima modifica a quanto già fissato nel piano triennale, impegnandosi però a considerare la cosa il prossimo anno.

Appare ora del tutto evidente che nell’INFN la “musica è decisamente cambiata”. La nuova dirigenza ha evidentemente deciso di ridurre il rapporto con i sindacati al minimo indispensabile e di fare le scelte che riguardano il personale senza alcun confronto o consultazione, al più  informando i rappresentanti sindacali a cose fatte.

Oltre a rilevare come un simile comportamento sia, in alcuni casi, una aperta violazione delle leggi, l’ANPRI rileva che si tratta di una scelta profondamente sbagliata, che genera inevitabilmente tensioni e diventa rischiosa per l’Ente stesso che da sempre si basa sulla forte motivazione a cooperare di tutte le sue componenti.

Né la presenza di due rappresentanti del personale in Consiglio Direttivo può fare da  “foglia di fico” all’assenza di vere relazioni sindacali, le uniche titolate alla trattativa.

Se nei prossimi mesi  l’INFN non invertirà decisamente la rotta, anche le modalità con cui verranno portate avanti le istanze del personale dovranno necessariamente cambiare.

Infine diamo conto che, in coda all’incontro, sono stati discussi brevemente i seguenti punti:

  • è in preparazione una bozza di regolamento per l’assegnazione dei contributi per figli in età prescolare (asili nido) che sarà poi discussa al tavolo sindacale ed entrerà in vigore nel 2013. Nel 2012 le richieste sono state censite tramite il questionario circolato dal CUG.
  • è stata finalmente sbloccata la corresponsione delle indennità di sede disagiata per le missioni ai Laboratori Nazionali (e altri siti INFN). Tutti i sindacati hanno chiesto che gli arretrati 2011 vengano pagati a gennaio, e subito dopo anche gli arretrati 2012.
  • Unisalute ha comunicato che è necessario rivedere il premio della polizza sanitaria perché le prestazioni cominciano ad essere troppo vicine al costo della polizza. D’accordo con le OO.SS. l’Ente tenterà di negoziare con Unisalute un aumento minimale del premio, con l’intento di mantenere la polizza per un altro anno, nel quale cercare di ottenere condizioni migliori (eventualmente consociandosi con altri Enti di Ricerca).
  • E’ stato chiesto all’Ente di discutere in dettaglio al tavolo sindacale le regole applicate nel controllo delle presenze, che continuano a generare problemi di applicazione e non sempre appaiono aderenti al testo contrattuale.

Il Responsabile ANPRI per l’INFN
Antonio Passeri

Comunicato ANPRI 6 dicembre: al CNR passaggio di fascia anche per il personale a tempo determinato

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Comunicato del 6 dicembre 2012:

Il CNR avvia le procedure per il passaggio di fascia stipendiale anche per i Ricercatori e Tecnologi a tempo determinato

Rispolverando una vecchia circolare sepolta sotto quasi tre anni di polvere, il CNR ha deciso di dare finalmente avvio alle procedure per il passaggio di fascia stipendiale anche per i Ricercatori e Tecnologi con contratto a tempo determinato di durata superiore ai tre anni, limite temporale della prima fascia stipendiale.

Con tre anni di ritardo, dicevamo, perché già con la Circolare n. 6 del 24 febbraio 2010 il CNR, quasi obtorto collo, riconosceva anche ai Ricercatori e Tecnologi con contratto a tempo determinato l’applicazione di tutte le norme economiche e giuridiche contenute nel Contratto di lavoro della categoria, non ultima quella regolata dall’art. 4 del CCNL del 5/3/1998 (II biennio economico) che introduce trattamenti economici differenziati per fasce stipendiali all’interno di ciascun livello. Con l’ultimo CCNL del 13/5/2009, il tempo di permanenza nella I fascia stipendiale è stato ridotto da quattro a tre anni, cosicché anche i Ricercatori e Tecnologi con contratto a t.d. superiore ai tre anni hanno il diritto di essere sottoposti alla specifica “verifica complessiva della regolarità dell’attività prestata” e, in caso di verifica positiva, al riconoscimento della II fascia stipendiale.

Con la Circolare n. 37 del 29 novembre scorso, il CNR sembra voler finalmente dare seguito operativo a quanto già stabilito tre anni fa (e dello sblocco della procedura diamo atto al nuovo Direttore generale dell’Ente), avvisando i Direttori/Dirigenti degli Istituti e Strutture dell’Ente che dovranno effettuare la verifica della regolarità dell’attività svolta da ciascun Ricercatore o Tecnologo a t.d. che abbia maturato (o che maturerà) un’anzianità di contratto (“comprese eventuali proroghe”) superiore ai 36 mesi negli anni 2011-2014. Tale verifica va fatta sulla base di una relazione sull’attività svolta nei primi tre anni prodotta dal Ricercatore o Tecnologo. A breve dovrebbe essere trasmesso ai singoli Istituti e Strutture l’elenco del personale interessato.

Per effetto del blocco delle retribuzioni per il triennio 2011-2013 (introdotto dalla Legge n. 122/2010), i passaggi di fascia stipendiale produrranno, per gli anni 2011-2013, solo effetti giuridici e non economici.

Vogliamo, infine, segnalare che la Circolare n. 6 del 2010 specifica che, qualora il CNR dovesse assumere con contratto a tempo indeterminato un Ricercatore o Tecnologo destinatario di un precedente contratto a t.d., inquadrato nella II fascia stipendiale, questi sarà inquadrato nuovamente nella fascia “iniziale del livello”, “con un’integrazione del trattamento economico, tramite assegno aggiuntivo”. Questa è, però, l’opinione del CNR perché l’ultima parola in merito al riconoscimento, ai fini dell’inquadramento, dell’anzianità maturata nell’ambito di precedenti contratti a tempo determinato spetta alla giustizia del lavoro, laddove ad essa si rivolga il diretto interessato. Ricordiamo, a tale proposito, che i soci ANPRI possono usufruire del servizio di consulenza gratuita che fornirà le indicazioni utili per l’eventuale avvio della vertenza.

 

Gianpaolo Pulcini

Segretario Nazionale, Responsabile CNR

I tecnologi e il DM sull’interscambio con le università

L’annuncio del MIUR della pubblicazione del Decreto Ministeriale che consente lo scambio di ricercatori e professori tra Università e Enti Pubblici di Ricerca (EPR) ha destato qualche preoccupazione tra i tecnologi, in particolare tra quelli che lavorano nell’INFN, soprattutto se dedicano parte del loro tempo all’insegnamento universitario (ma non solo loro).

Tale preoccupazione è giustificata e sicuramente nasce da una difficoltà a definire l’identità del tecnologo, che proviene dal fatto che il ruolo del tecnologo degli EPR – sin dalla sua introduzione con il Decreto del Presidente della Repubblica 12 febbraio 1991, n. 171 – ha in realtà accolto professionalità che, anche all’interno dello stesso ente di ricerca, possono risultare abbastanza eterogenee: dal progettista o esperto di una specifica tecnologia (che a livello internazionale verrebbe genericamente etichettato come “engineer“), sia essa informatica, elettronica, meccanica, o di altri ambiti appunto tecnologici, al “professionista” (avvocati, professionisti dell’amministrazione), a chi si occupa di ricerca in ambiti tecnologici o applicata, eccetera. Uno spettro che si ampia ulteriormente se si prende in considerazione tutto l’insieme degli EPR (anche solo quelli vigilati dal MIUR che sono interessati al DM in oggetto). Continua a leggere

Appello inviato alla Camera dei Deputati in vista della conversione in legge del DDL3396 sulla spending review

appelloPrima della conversione in legge del DDL 3396 approvato al Senato, come Rappresentanti del Personale abbiamo appena  inviato a tutti i Deputati della Camera la seguente lettera con allegato appello a nome di tutto il Personale Amministrativo, Ricercatore, Tecnico e Tecnologo dell’INFN:

Onorevole Deputato/Deputata,

a seguito della approvazione del maxiemendamento DDL 3396 al Senato sulla “spending review” e prima del prossimo passaggio alla Camera per la definitiva conversione in legge, ci permettiamo di sottoporre alla sua attenzione un appello a cui ha aderito il Personale Ricercatore, Tecnologo, Tecnico e Amministrativo dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) per esprimere la preoccupazione per il mantenimento del taglio del 10% sul costo del personale tecnico ed amministrativo, e sul prolungamento del blocco al 20% del turnover per gli enti di ricerca. Queste stesse preoccupazioni e la stessa richiesta di salvaguardare il sistema della ricerca sono stati oggetto di una precedente petizione sottoscritta da una larga parte dei ricercatori, tecnologi, tecnici ed amministrativi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN): http://www.ipetitions.com/petition/appello-ricercatori-infn-su-dl-952012-spending/.

Confidando nella sua attenzione e sensibilità, cogliamo l’occasione per progerle i nostri cordiali saluti.

Il Rappresentante nazionale dei Ricercatori e il Rappresentante del Personale Tecnologo, Tecnico e Amministrativo membri del Consiglio Direttivo INFN

Dott. Paolo Valente e Dott. Roberto Gomezel

Spending review: confermati tagli organico e buoni pasto

A leggere le agenzie di stampa non giungono buone notizie dal Consiglio dei Ministri oramai in corso da oltre 3 ore:

Per la pubblica amministrazione e l’università non c’e’ stato niente da fare: tagliati del 20% gli uffici dirigenziali e del 10% il personale delle amministrazioni dello Stato; limitato a un massimo di 7 euro il valore dei buoni pasto per le stesse categorie e messa la parola fine al pagamento di ferie non godute. Sarebbe confermato anche il taglio di 200 milioni al fondo ordinario delle Università.

Per quanto riguarda la Ricerca, non è chiaro se sia sopravvissuta la norma che escludeva ricercatori e tecnologi dal taglio degli organici, né cosa ne sarà della soppressione di diversi Enti di Ricerca.

INFN + INAF = ?

Ribloggato da Io Non Faccio Niente:

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Oramai da qualche mese, da quando è iniziato l'iter di riordino degli enti di ricerca vigilati dal MIUR (a seguito del D.Lgs. 213/2009), nei corridoi dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell'Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), si sente occasionalmente parlare di un accorpamento dei due principali enti italiani che si occupano di fisica (a parte, naturalmente, alcuni importanti Istituti del…

Continua a leggere... 2.464 altre parole

Le voci giornalistiche sulla spending review parlano di soppressione dell'INAF e di riorganizzazione dell'INFN. Un anno e mezzo or sono ci eravamo applicati a questo esercizio, che sembra tornare di moda periodicamente...

UIL RUA – INVALSI: Accordo per la proroga dei tempi determinati


DEI TEMPI DETERMINATI OLTRE 5 ANNI SENZA SELEZIONE
L’accordo, firmato in data 22 giugno, è un risultato molto atteso, ed è il primo ad essere firmato tra gli accordi che sono sui tavoli di trattativa sugli enti di ricerca all’esame per la sottoscrizione ai sensi delle norme vigenti e dei pareri resi dalla Funzione Pubblica.

La proroga è prevista per ora fino al 31 dicembre 2013, data entro la quale l’INVALSI ritiene garantite le risorse economiche necessarie. Continua a leggere

Appello ANPRI al Consiglio Direttivo INFN

Data: 27 giugno 2012
Prot. 124/2012

Ai membri del Consiglio Direttivo dell’INFN

Al Direttore Generale dell’INFN, dott. Luigi Giunti
luigi.giunti@lnf.infn.it

e p.c. al Responsabile del Personale, avv. Eleonora Bovo
eleonora.bovo@lnf.infn.it

Ai rappresentanti sindacali di FLC-CGIL, FIR-CISL, UIL-PA ,USI-RdB

Appello alla ragionevolezza:  ovvero la regolamentazione delle attività di arricchimento professionale di ricercatori e tecnologi (160 ore)

Lo scorso 19 giugno tutti i direttori delle strutture INFN hanno ricevuto una circolare (prot.9957), addirittura a firma del Presidente dell’Ente, per chiarire la regolamentazione di una semplice questione contrattuale che riguarda ricercatori e tecnologi. L’ANPRI ritiene che questa circolare affronti il problema in maniera non soltanto scorretta sotto molti punti di vista, ma soprattutto poco pratica e poco coerente con il normale funzionamento dell’Ente. Cercheremo di spiegare brevemente perché.
Situazione:
1. Il CCNL della ricerca prevede (art.58 comma 4 del CCNL 1998-2001, confermato poi da tutti i contratti successivi) che ricercatori e tecnologi possano svolgere fino ad un massimo di 160 ore (aggiuntive rispetto all’orario di lavoro) di attività di arricchimento professionale, anche retribuita (seminari, docenze, collaborazioni professionali, perizie giudiziarie) “per le quali l’autorizzazione da parte dell’Ente, ove richiesta, è sostituita dalla preventiva comunicazione all’Ente medesimo da parte dell’interessato.”
2. La circolare a firma del Presidente afferma invece che la riforma Brunetta del pubblico impiego (DL 150/2009)  ha dato “carattere imperativo” al DL 165/2001 che impone ai pubblici dipendenti di essere preventivamente autorizzati dall’amministrazione di appartenenza per poter svolgere qualsivoglia incarico retribuito (art.53 comma 7), che dunque prevale sul contratto di lavoro. Di conseguenza la circolare dispone che la “comunicazione preventiva” prevista dal CCNL diventi invece una vera e propria “richiesta di autorizzazione” recante tutti i dettagli relativi all’incarico ed alla relativa retribuzione in questione e sia accompagnata da un parere del direttore della struttura. L’autorizzazione può essere poi concessa solo dal Direttore Generale.

Punti controversi:
1. Una prima obiezione nasce dal fatto che il CCNL della ricerca non nega la necessità di una autorizzazione, ma prevede che solo e soltanto entro il limite massimo di 160 ore aggiuntive l’autorizzazione sia “sostituita” (non cancellata) dalla comunicazione preventiva.  Non vi è quindi contrasto con il DL 165/2001.
2. Una seconda obiezione risiede proprio nel testo del DL 165/2001 che nello stesso art.53 al comma 6 esclude dall’obbligo di autorizzazione le “categorie di dipendenti pubblici ai quali è consentito da disposizioni speciali lo svolgimento di attività libero-professionali”. Si può naturalmente discutere se il CCNL rientri in queste “disposizioni speciali”, ma certamente la norma sulle 160 ore ha precisamente la finalità di garantire a ricercatori e tecnologi la possibilità di arricchimento professionale attraverso il libero esercizio della professione entro limiti ragionevoli di tempo.
3. Sempre il DL 165/2001, sempre all’art.53 e sempre al comma 6, esclude dall’obbligo di autorizzazione i compensi derivanti:
a) dalla collaborazione a giornali, riviste, enciclopedie e simili;
b) dalla utilizzazione economica da parte dell’autore o inventore di opere dell’ingegno e di invenzioni industriali;
c) dalla partecipazione a convegni e seminari;
d) da incarichi per i quali e’ corrisposto solo il rimborso delle spese documentate;
e) da incarichi per lo svolgimento dei quali il dipendente e’ posto in posizione di aspettativa, di comando o di fuori ruolo;
f) da incarichi conferiti dalle organizzazioni sindacali a dipendenti presso le stesse distaccati o in aspettativa non retribuita.
Urge qui sottolineare che nella circolare dell’INFN non si fa alcun cenno a questi casi speciali. Eppure anche per essi la legge in questione ha “carattere imperativo”!
4. Non è un caso che nessun altro Ente Pubblico di Ricerca abbia adottato una simile normativa per i propri dipendenti. Alcuni hanno introdotto delle restrizioni per il conferimento di incarichi a dipendenti di altre amministrazioni, ma per i propri ricercatori e tecnologi continua a valere la regola della “comunicazione preventiva”, sempre entro il limite di 160 ore annue.
5. Alle tante anomalie di questa circolare va aggiunto il fatto che giunge proprio in un momento in cui, a seguito dell’accordo fra Funzione Pubblica e OO.SS. dello scorso 15 maggio, è in atto una azione legislativa di correzione di molti aspetti della riforma Brunetta (che invece la circolare dell’INFN adotta in maniera integralista) nella direzione di restituire importanza alla contrattazione e dunque superare il “carattere imperativo” delle leggi su molte norme contrattuali.
6. Infine è quanto meno curioso che al direttore della struttura interessata venga richiesto solo un parere, mentre la decisione sull’autorizzazione spetti addirittura al Direttore Generale che, in quanto esperto di questioni amministrative non ha di norma le competenze per valutare la congruenza scientifica di un incarico professionale con l’attività di ricerca del dipendente. A giudicare da questa circolare l’INFN non pare riporre grande fiducia nei direttori delle proprie strutture!

Commenti:

1. La circolare prende una forte posizione interpretativa della legge in una materia niente affatto scontata, di fatto sostituendosi ai Ministeri vigilanti che avrebbero invece la titolarità per farlo. La posizione espressa è peraltro oltremodo restrittiva nei confronti dell’autonomia professionale dei ricercatori e tecnologi, tanto da prefigurare una violazione della Carta Europea dei Ricercatori che sancisce il diritto dei ricercatori all’arricchimento professionale. Infine la circolare giunge in un momento quanto mai inopportuno, visto il processo legislativo in atto teso a superare la riforma Brunetta.
2. Gli effetti pratici di questa circolare, se presa alla lettera, saranno di obbligare ricercatori e tecnologi ad una lunga, complicata e inutile procedura autorizzativa per poter svolgere compiti comunissimi nel loro lavoro, come tenere un seminario in un altro istituto di ricerca, anche straniero, o tenere un ciclo di lezioni all’università.
3. In conclusione la lettura di questa circolare suscita la netta sensazione che, nel tentativo di evitare degli abusi (che effettivamente possono capitare), si finisca per cancellare una procedura semplice ed efficace nella stragrande maggioranza dei casi, sostituendola con una fortemente vessatoria.

Proposta:
Per tutte le ragioni su elencate ci sarebbe abbondante materia per aprire una controversia con l’INFN su varie questioni interpretative, ma in questo momento l’ANPRI ritiene inutile e controproducente per tutti una simile strategia di contrapposizione. Ci pare invece molto più costruttivo fare un vero e proprio appello alla ragionevolezza a tutti i membri del Consiglio Direttivo dell’INFN: approvate subito alcune semplici correzioni alla circolare in questione, che vadano incontro alle necessità più comuni nel lavoro dei ricercatori e tecnologi dell’Ente. In particolare basterebbe:
1. Elencare esplicitamente le tipologie di incarico retribuito che lo stesso DL 165 art.53 comma 6 esclude dall’obbligo di autorizzazione;
2. Rendere automatica l’autorizzazione a tenere corsi universitari di durata limitata (fissate voi un ragionevole tetto di ore di docenza) in materie di interesse dell’Ente;
3. Per tutti gli altri casi attribuire la titolarità di concedere l’autorizzazione ai direttori delle strutture, con il semplice obbligo di trasmissione dei dati al Direttore Generale come per gli incarichi non retribuiti.

L’ANPRI chiede che questa semplicissima proposta venga presa in seria considerazione, nell’ottica di limitare al massimo gli effetti negativi di sovraccarico burocratico che la circolare nella versione attuale introduce.  Ci auguriamo che in futuro eventuali simili provvedimenti siano più attentamente ponderati e possibilmente discussi con le OO.SS.

Con i saluti più cordiali
Il responsabile ANPRI per l’INFN
Antonio Passeri

Confermata l’astensione dei Ricercatori e Tecnologi del CNR nella valutazione ANVUR

 COMUNICATO del 30 maggio 2012:

Confermata l’astensione dei Ricercatori e Tecnologi del CNR nella valutazione ANVUR

Ieri la Presidenza del CNR, in seguito alla proroga di 15 giorni concessa dall’ANVUR (anche “a causa del sisma nella regione Emilia-Romagna”) per l’invio dei prodotti della ricerca da sottoporre alla valutazione ANVUR, ha comunicato di aver riaperto la piattaforma People “allo scopo di consentire la sottomissione a valutazione di ulteriori prodotti non ancora proposti”.

Dobbiamo, a malincuore, riscontrare che ancora una volta il CNR, anziché aprire un dialogo con i tantissimi Ricercatori e Tecnologi che si sono astenuti dal selezionare le proprie pubblicazioni per la valutazione ANVUR in segno di protesta verso un Ente che continua ad emarginarli e ad escluderli da ogni processo di governo dell’Ente, anziché cercare di capirne i motivi ed eliminarne le cause, continua solo a fingere che il problema non esista e a cercare di minimizzare, laddove possibile, gli effetti dell’astensione. Continua a leggere

Cabibbo-lab: selezioni per 17 posti a tempo determinato

Il progetto SuperB è finalizzato alla costruzione di un collisore elettroni-positroni ad alta luminosità, superiore di un fattore fino a 100 a quella raggiunta da acceleratori di prima generazione, per studiare decadimenti rari all’energia di produzione dei mesoni B. Il progetto aprirà una nuova area di ricerca alla “intensity frontier” della fisica di alta energia, ad un valore di massa superiore a quella dell’LHC al CERN. Inoltre, esso fornirà fasci di fotoni per la comunità di utenti delle applicazioni di luce di sincrotrone.

Recentemente finanziato dal governo italiano, la struttura sarà costruita nel campus dell’Università di Roma-II “Tor Vergata” come parte del neocostituito “Laboratorio Nicola Cabibbo”, un consorzio tra l’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e l’Università degli studi di Roma Tor Vergata.

Il Consorzio “Laboratorio Nicola Cabibbo” sta acquisendo varie posizioni per coprire il suo fabbisogno di ingegneri, fisici e tecnici in fisica degli acceleratori. Le posizioni ricercate sono elencate di seguito: Continua a leggere

[Reblog]: Laboratori nazionali

Il nostro ente, l’INAF, non ha decisamente vita facile. Probabilmente batteremo il record assoluto di riforme in pochi anni.

Come immagino molti sapranno ora è il turno dei laboratori nazionali. Qualche mese fa una commissione nominata dal presidente Bignami ha studiato la questione definendo delle linee guida e fornendo delle proposte operative per la definizione di questi laboratori. Come consiglio scientifico ne discuteremo giovedì prossimo, anche se la sensazione, e forse anche qualcosa di più, e che tutto sia già deciso ad alto livello, probabilmente ministeriale. In buona sostanza, non entro qui nei dettagli, fra qualche mese INAF avrà nuove strutture che dovranno raggruppare i tecnologi dell’ente e risultare, pare, del tutto indipendenti dalle strutture già esistenti.

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Patroni Griffi rilancia la riforma Brunetta

di Davide Colombo Il Sole 24 Ore, 11.5.2012

ROMA – «Con l’approvazione del l’intesa sul pubblico impiego da parte della Conferenza delle Regioni si conferma il buon lavoro fatto per trovare un fronte datoriale pubblico unico. Ora sarà possibile applicare la riforma, a partire dal principio del premio selettivo sulla base del merito, a tutte le amministrazioni». Il ministro della Pa e la Semplificazione, Filippo Patroni Griffi, è soddisfatto. Incassato il via libera dei governatori, oggi arriverà quello dei sindacati. E lui è pronto a presentare il testo del disegno di legge in Consiglio dei ministri. Un provvedimento sul quale, prima ancora di aver visto la luce, sono però piovute critiche pesanti, come quella di affossamento della riforma Brunetta.

«Quando leggeranno il testo certi commentatori si ricrederanno. Due quinti dell’articolato traduce in norme l’intesa raggiunta, gli altri tre quinti riguardano altri aspetti cruciali della dirigenza, la formazione e la trasparenza. Il percorso che stiamo compiendo va ben oltre l’allineamento con le nuove regole del lavoro privato e punta a estendere la riforma Brunetta. Renderla più agevole e applicabile, dopo tre anni dalla sua introduzione. E avendo chiaro un concetto: non esiste nessun potere di veto da parte dei sindacati».

Ministro, le critiche si sono appuntate soprattutto sul meccanismo della premialità.

Proprio l’articolo 19 della riforma Brunetta, quello riferito alle tre fasce di merito, ha attualmente efficacia solo per circa 280mila dipendenti su 3,3 milioni. Sono esclusi i dipendenti del ministero dell’Economia, delle Agenzie fiscali, della Presidenza del Consiglio dei ministri, i ricercatori e i tecnologi degli enti di ricerca e tutti i dipendenti del settore scuola. Per queste categorie, che ammontano a circa 1,2 milioni di addetti, è previsto un adeguamento ai principi dell’articolo 19 mediante decreti. E tutti i decreti adottati non prevedono mai le tre fasce perché sono state ritenute un elemento troppo rigido, che ingessa il sistema a discapito dell’autonomia del dirigente di fare una valutazione del proprio personale al di fuori di gabbie predefinite. Anche per i dipendenti di Regioni e autonomie locali, compresa la sanità, si prevedono adeguamenti alla riforma Brunetta.

Nel protocollo siglato con Regioni e sindacati si parla di retribuzione accessoria differenziata sulla base dei risultati.

Infatti. E il meccanismo sarà assicurato con legge e non con un accordo. Si riconosce alla contrattazione una competenza che è già prevista nel decreto legislativo 150 del 2009. Le parti sociali, inoltre, hanno condiviso la necessità di attribuire una forte responsabilità ai dirigenti in considerazione del ruolo rivestito rispetto alla perfomance delle amministrazioni e di stabilire rigorosi sistemi di collegamento fra obiettivi, premialità e risultati conseguiti.

Come cambia la valutazione della produttività amministrativa?

Nella legge sarà individuato un sistema di valutazione che terrà conto della perfomance organizzativa come strumento per la valutazione delle figure dirigenziali e della perfomance individuale come valutazione e conseguente incentivazione all’interno di un ufficio. Nel pieno rispetto di quella “logica del risultato” che conta per i cittadini utenti e le imprese che operano con la Pa.

Insomma, nessun cedimento ai sindacati?

Il protocollo conferma che si deve agire nel vigente modello di relazioni sindacali. Non si legge mai la parola “concertazione”, che è stata eliminata con il decreto 150. Si fa riferimento solo all’esame congiunto, che peraltro è una delle modalità previste nell’atto di indirizzo all’Aran del luglio 2011, firmato proprio dal ministro Brunetta.

Il coinvolgimento dei sindacati è previsto anche per la gestione della mobilità.

Esattamente come avviene nel privato. Ma il coinvolgimento dei sindacati non impedisce di attivare le disposizioni dell’articolo 33 del decreto legislativo 165 del 2001 su esuberi e mobilità. La prima fase, quella dell’individuazione dell’esubero in relazione alle esigenze funzionali o alla situazione finanziaria, è interamente sotto la responsabilità del dirigente. L’individuazione dei soggetti da mettere in mobilità invece, come avviene nel privato, deve essere fatta definendo i criteri di scelta e per questo vanno coinvolti i sindacati. Si fa così ovunque. E voglio sottolineare che proprio in contesti di profonda crisi vincono le aziende che possono contare su buone relazioni sindacali.

E i precari? Si stabilizzano?

Nel protocollo non si fa riferimento a questo. Anzi, è ribadito il principio costituzionale dell’articolo 97, che prevede l’accesso nella Pa per concorso. Si stabilisce che nei concorsi si terrà conto dell’esperienza acquisita con rapporto di lavoro flessibile, come già indicato in alcune disposizioni volute dal mio predecessore. C’è solo l’apertura di un tavolo di confronto sui temi del precariato che può trovare soluzioni, come ad esempio la proroga dei contratti, nell’ambito della legislazione vigente e delle risorse disponibili.

Comunicato ANPRI 8 maggio 2012: nuove prospettive per ricercatori e tecnologi

COMUNICATO ANPRI 8-5-2012

NUOVE PROSPETTIVE PER RICERCATORI E TECNOLOGI NELL’ACCORDO SUL PUBBLICO IMPIEGO

 

Lo scorso 3 maggio presso il Dipartimento della Funzione Pubblica è stato definito il testo dell’accordo  fra Governo, Federazioni sindacali ed Enti locali per la riforma di diversi importanti aspetti del pubblico impiego. Il testo, che attende ancora l’approvazione formale della Conferenza dei Presidenti delle Regioni e che sarà proposto alla firma delle parti il prossimo 15 maggio, traccia un percorso di massima da attuare con la stesura di specifici provvedimenti legislativi. L’ANPRI, attraverso la Federazione Funzione Pubblica della CIDA cui aderisce, ha rappresentato al tavolo dell’accordo le specificità delle alte professionalità della ricerca riuscendo ad ottenere un documento che, per la prima volta, accoglie il principio che il lavoro di ricerca nel pubblico impiego richiede una normativa specifica, principio da sempre sostenuto dall’ANPRI. A questa inderogabile necessità rispondono:

-       la riapertura della definizione dei comparti pubblici, inopportunamente bloccati a quattro dal D.L. 150/2009 (la cosiddetta riforma Brunetta);

-       il superamento delle rigide fasce premiali, previste ancora dal D.L. 150/2009, del tutto inapplicabili alla ricerca scientifica;

-       l’apertura a nuove procedure di accesso alla professione di ricercatore, che valorizzino l’esperienza acquisita con contratti a tempo determinato o atipici sul modello della “tenure track”, riconoscendo in questo modo dignità e valore ad un percorso che notoriamente negli Enti di Ricerca supera per numero e durata quello di qualsiasi altra istituzione pubblica, generando precariato e demotivazione nel capitale umano.

Molti nodi sono ancora da sciogliere, ma l’ANPRI ritiene interessanti le prospettive che il testo elaborato offre a ricercatori e tecnologi degli Enti di Ricerca. Certamente sarà necessario tenere alta l’attenzione e seguire passo-passo l’attuazione dell’accordo. L’ANPRI, attraverso la CIDA-FP e direttamente in tutte le sedi dove sarà chiamata ad esprimersi, si impegnerà a proporre soluzioni che, attuando il principio enunciato nell’accordo, possano finalmente sottrarre alla variabilità della contrattazione i diritti fondamentali del lavoro di ricerca, tutelandone la libertà, l’autonomia e la professionalità.

Segreteria Nazionale ANPRI