Parla il ministro Gelmini: accolti i rilievi chiesti dal Quirinale

di Eugenio Bruno

07 gennaio 201

ROMA – L’università è il testimone che il vecchio anno passa al nuovo. Se il 2010 si è concluso con l’approvazione della legge che riscrive la governance degli atenei e innova la disciplina dei concorsi, il 2011 si apre con l’accoglimento dei rilievi mossi dal Colle all’atto di firmare la legge. Parola di Mariastella Gelmini che rompe il silenzio e sceglie il Sole 24 Ore per confermare di voler «seguire i suggerimenti del capo dello stato e proseguire il dialogo con gli studenti. Nella speranza – aggiunge – che dopo l’approvazione della riforma ci sia meno spazio per l’ideologia, il 18 incontrerò al ministero i rappresentanti del consiglio nazionale universitario».

Dopodiché partirà una fase attuativa molto impegnativa, con quasi 50 provvedimenti da varare. Il primo, annuncia la responsabile dell’Istruzione, conterrà le nuove regole sui concorsi. Ammesso che la maggioranza in parlamento tenga. Ma su questo il ministro non ha dubbi perché «durante le vacanze il presidente Berlusconi ha lavorato bene al punto che ci sono 10-15 deputati in più tra quelli pronti a entrare nel gruppo di responsabilità e quelli che appoggeranno comunque il governo».

Il presidente Napolitano ha chiesto di intervenire su quattro articoli della legge. A che punto è il cantiere?
Ci stiamo lavorando proprio in questi giorni, anche insieme al presidente Berlusconi. È bene ricordare che si tratta di dettagli tecnici che non incidono sulla sostanza della riforma. Detto questo intendiamo proporre le soluzioni operative nel più breve tempo possibile.

Lo si farà già in sede di conversione del decreto milleproroghe?
Mi sembra la soluzione più opportuna e che garantisce tempi veloci di approvazione. Naturalmente affronteremo la materia con i presidenti delle Camere.
Uno degli appunti del Colle riguarda la riserva del 10% dei fondi per il merito agli studenti che risiedono nello stesso luogo in cui si trova l’ateneo. Questa norma sopravviverà?
Stiamo valutando la reale portata di questa norma e le sue implicazioni. Riteniamo che sia necessario un approfondimento dal punto di vista tecnico. Ci lavorerò da lunedì quando tornerò al ministero.

Sopprimendo la quota del 10% non c’è il rischio di inimicarsi la Lega?
Non voglio entrare nei dettagli ma problemi con la Lega non ci sono e non ci saranno. L’asse Berlusconi-Bossi è saldissimo. Peraltro su quella norma c’era la condivisione della maggioranza. Se ci saranno modifiche da apportare le valuteremo tutti insieme.

Come eliminerete invece la doppia modifica alla legge Moratti del 2005 sui professori aggregati che al Senato non si è riusciti a rimuovere?
Si tratta solo di rimediare a un errore formale che non è stato sanato alla Camera, in fase di coordinamento finale del testo: basta eliminare un comma che risulta ridondante rispetto al corpo della legge.
E sui lettori di lingua straniera come intendete procedere?
Stiamo analizzando le indicazioni del Presidente per valutare se siano necessarie modifiche alla formulazione dell’articolo, fermo restando che la sostanza dell’articolo stesso non è in discussione.

L’ultimo rilievo del Quirinale interessa i contratti per gli esperti. Il requisito di un reddito di 40mila euro verrà rimosso?
Si tratta di un emendamento voluto dal Pd che il governo ha accolto, pur con qualche perplessità, perché il problema di evitare che i contratti per l’insegnamento diventino precariato sottopagato esiste. Forse il capo dello stato ha voluto sottolineare che questo emendamento non è un rimedio adeguato. Anche in questo caso stiamo valutando possibili correttivi.
Condurre la riforma in porto è stato un successo ma ora vi aspetta una fase di attuazione impegnativa. Conferma l’obiettivo di terminarla in sei mesi?
Certamente sì, il primo impegno è presentare le norme relative al reclutamento, che sono essenziali per rimettere in moto un sistema bloccato. Il decreto è già pronto e lo presenteremo già nel mese di gennaio. Seguiranno immediatamente gli altri adempimenti, ovviamente a partire da quelli più urgenti.

Quali?
Sicuramente la nomina dei membri dell’Anvur e poi partirà il confronto sull’esigenza di cambiare gli statuti degli atenei. Reclutamento, valutazione e adeguamento degli statuti sono i tre aspetti più urgenti.

Non teme che il clima politico e i nuovi equilibri nelle commissioni parlamentari mettano a rischio il suo disegno?
Sono certa di poter contare anche in questa fase sul pieno sostegno della maggioranza. Mi auguro anzi, come ho detto durante il dibattito al Senato, che anche l’opposizione voglia dare un contributo costruttivo alla definizione dei provvedimenti applicativi della riforma.

A parte il federalismo il primo banco di prova è la sfiducia al ministro Bondi. Come finirà?
È talmente priva di senso politico che credo sarà respinta. Ritengo disonesto chiedere le dimissioni di Bondi solo perché c’è stato un crollo a Pompei. In passato con altri ministri dei beni culturali ci sono stati altri crolli ma nessuno ha chiesto le loro dimissioni.

Passiamo alla ricerca. Si attende ancora il varo del Pnr 2010-2012. Che a questo punto si chiamerà 2011-2013. Quando pensa di portarlo in consiglio dei ministri?
Il Pnr è già stato portato all’attenzione del Cipe prima di Natale. Non appena sarà licenziato dal Cipe, verrà presentato in consiglio dei ministri. Il piano ha già avuto l’approvazione della comunità scientifica, è stato studiato in collaborazione con gli altri ministeri, con la conferenza stato-regioni, con Confindustria. Permetterà di finanziare i progetti bandiera strategici per i prossimi anni. Nell’ambito del piano, sono aperti due bandi, uno da 565 milioni di euro per la ricerca industriale e un altro da 915 milioni per i distretti tecnologici, per le regioni della convergenza. Per le altre regioni c’è un ulteriore bando per i distretti tecnologici, che uscirà in primavera.

Fonte: Il Sole 24 Ore

2 pensieri su “Parla il ministro Gelmini: accolti i rilievi chiesti dal Quirinale

  1. Il passaggio rilevante mi pare sia questo:
    “Il Pnr è già stato portato all’attenzione del Cipe prima di Natale. Non appena sarà licenziato dal Cipe, verrà presentato in consiglio dei ministri.”

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