INFN: bilancio 2010 (parte 3)

Fine anno, tempo di bilanci…

Dopo aver parlato di (solo alcuni) risultati scientifici nella prima parte, e aver riassunto le vicende legate al riordino e al nuovo statuto, nella seconda parte, vediamo quali sono stati gli altri provvedimenti legislativi che hanno riguardato (o per meglio dire colpito) l’INFN nel 2010.

Il principale provvedimento è senz’altro la manovra finanziaria di maggio, ovvero il Decreto Legge 31 maggio 2010 (D.L. 78/2010), convertito, con modificazioni, nella Legge 30 luglio 2010 (L. 122/2010).

Vediamone i punti principali per i dipendenti delle Pubbliche Amministrazioni (inserite nel conto economico consolidato a cura dell’ISTAT, che provvede ad aggiornarlo annualmente):

  • Per gli anni 2011, 2012 e 2013 il trattamento economico complessivo, sia di natura fondamentale sia accessorio, non può superare quello in godimento nell’anno 2010, fatta salva la sola erogazione dell’indennità di vacanza contrattuale.
  • I rinnovi contrattuali del personale di tutte le PA a partire dal biennio 2008-2009 non possono in ogni caso determinare aumenti retributivi superiori al 3,2%, anche nel caso in cui i contratti siano stati stipulati antecedentemente rispetto al 31 maggio 2010.
  • Per il triennio 2010/2012 non si dà luogo, senza possibilità di recupero, ai rinnovi contrattuali. E’ fatta salva l’erogazione della sola indennità di vacanza contrattuale per il corrispondente periodo. In conseguenza di ciò per il personale della PA le progressioni di
    carriera, secondo la nuova veste assunta nell’ambito del D.Lgs. 150/2009 (la cosiddetta riforma Brunetta) negli anni 2011, 2012 e 2013 esplicheranno effetti ai soli fini giuridici.
  • A partire dal 2011, riduzione del 50%, rispetto all’anno 2009, delle spese per contratti a tempo determinato (ricordiamo che nel 2009, per gli Enti di Ricerca, il limite era il 35% della spesa sostenuta nel 2003)
  • Blocco quasi totale del turn-over per università e ricerca: nel triennio 2011/2013 si potrà assumere a tempo indeterminato nel limite del 20% del personale cessato dal servizio nell’anno precedente; nel 2014 nel limite del 50%, nel 2015 nel limite del 100%.
  • Riduzione delle spese di missione del 50% rispetto al 2009 a partire dal gennaio 2011 (fatta eccezione quelle svolte per assolvere obblighi derivanti da trattati internazionali).
  • Abolita l’indennità di missione (la cosiddetta diaria), per le missioni all’estero (quella per le missioni in Italia era già stata abolita, e conseguentemente il rimborso da qualche anno è già a pie’ di lista)
  • Soppressione di enti di ricerca come l’EIM, l’ENSE accorpato all’INRAN, l’INSEAN, ma soprattutto l’ISPSEL le cui funzioni vengono trasferite all’INAIL, e l’ISAE smembrato tra ISTAT e Ministero dell’economia.

Ciascuno di questi punti, meriterebbe una discussione a se stante, ma certo non si puo` non notare come tutti questi provvedimenti, peraltro presi con decreto legge, quindi immediatamente efficaci, si inseriscono nel solco della riduzione delle spese della amministrazioni pubbliche, avviato con il D.L. 112/2008 (poi convertito nella famosa, anzi famigerata, legge 133/2008), il quale (oltre al taglio clamoroso sul fondo di finanziamento ordinario delle universita` per oltre un miliardo di euro in tre anni) aveva gia` sancito la riduzione secca del 10% del salario accessorio e la stretta sul turn-over.

Naturalmente, nel caso degli Enti di Ricerca (come pure delle universita` o, per altri aspetti, per la Scuola), sono tanto piu` gravi questi tagli in quanto “orizzontali“, ovvero riduzioni di spesa imposte con meccanismi automatici e “ciechi” alla qualita` della spesa: non si tiene infatti conto di quali progetti vengono finanziati e richiedono risorse umane (sia in termini di contratti a tempo determinato, sia in termini di ricambio del personale a tempo indeterminato), del loro contesto internazionale, della loro prospettiva temporale, ma anche e soprattutto non si tiene conto della produttivita` degli investimenti, e quindi delle ricadute non solo in termini di conoscenza, ma anche di trasferimento tecnologico al sistema produttivo e al maggiore tasso di innovazione, nonche’ (piu` prosaicamente e nell’immediato) in termini di ritorno per le commesse alle aziende (nel nostro caso, soprattutto piccole e medie imprese ad alto contenuto tecnologico).

In qualche caso il danno che viene procurato all’amministrazione e` di gran lunga superiore al beneficio in termini di risparmio che se ne ricava: esemplare, per gli EPR ed in particolare per l’INFN, l’abolizione della diaria per le missioni all’estero, che non solo non garantisce, di per se’, un risparmio per i conti dell’amministrazione (mentre certamente lo e` il taglio del 50% delle spese di missione), ma dall’altra parte sicuramente rappresenta una oggettiva difficolta` a svolgere l’attivita` di ricerca all’estero, non solo in termini pratici (basti pensare alla montagna di ricevute, spesso difficili da ottenere e di dubbio valore giuridico…), ma anche spesso in termini di danno economico (tutte le spese che non possono, appunto, essere facilmente documentate).

Infine, ma forse rappresenta il problema che in prospettiva e` il piu` grave per il sistema della ricerca, e` il blocco (di fatto) del turn-over. Di nuovo, a fronte di un risparmio piccolo o meglio esiguo (poche centinaia di dipendenti in meno, visto che il numero di addetti negli enti di ricerca italiani non arriva alle 30mila unita`), il danno per il sistema della ricerca e` enorme:

  • si aumenta l’eta` media degli addetti negli EPR (ma anche nelle universita`), il che di per se’ gia` rappresenta una diminuita potenzialita` di crescita e di spinta innovativa (penso che questa sia una realta` difficilmente contestabile)
  • si rende il percorso di accesso ai ruoli degli enti di ricerca e dell’universita` oscuro, poco trasparente, poco prevedibile nei tempi e nelle forme (anche grazie alle continue riforme e riordini) e, piu` in generale, estremamente incerto, con molti anni senza immissioni, punteggiati da occasionali “concorsoni”. Insomma, di fatto, nulla a che vedere con una serie programmazione delle risorse, soprattutto umane, che e` fondamentale per ogni organizzazione, ma diventa critica per il mondo della ricerca scientifica, che opera con progetti molto complessi, che si sviluppano su molti anni e con larga partecipazione di patner internazionali
  • si scoraggiano i giovani e li si allontana dalla ricerca italiana, senza attrarre un flusso anche solo paragonabile, di scienziati stranieri verso l’Italia. Si rischia, in questo caso, addirittura di cadere nel luogo comune, magari utilizzando la non felicissima espressione “fuga dei cervelli”, ma certamente questo rappresenta un grosso danno non solo in termini di crescita culturale e di innovazione tecnologica, ma anche e soprattutto se si considera il grandissimo investimento educativo e formativo che sta dietro ogni singolo scienziato italiano: e` innegabile che ogni giovane ricercatore o tecnologo che prende la strada di un paese estero e` un impoverimento netto (anche in termini economici) per il nostro Paese.

Per concludere, si riconferma, anche nel 2010, una generale disattenzione nei confronti della Ricerca, appiattendo i suoi ricercatori, tecnologi e personale tecnico/amministrativo nel mare magnum della pubblica amministrazione, sottraendo risorse in modo incondizionato e con automatismi burocratici, senza introdurre nessuna forma di valutazione e valorizzazione del merito e soprattutto in controtendenza rispetto non solo a quanto viene continuamente dichiarato dalla politica, ma soprattutto in contraddizione rispetto a quello che fanno tutti gli altri paesi, anche quelli in via di sviluppo, soprattutto in questi tempi di crisi economica generalizzata: investire in Ricerca e Sviluppo, anche a costo di grandi sacrifici (si pensi non solo alla Cina, ma anche all’India), per garantire un futuro competitivo alla propria societa`.

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