Sondaggio rimborso missioni all’estero

Aggiornamento (31 gennaio 2011):

Il sondaggio ha raggiunto i 231 voti nelle due settimane in cui è rimasto aperto. L’imminenza del decreto ministeriale che, a quanto sembra, stabilisce solo la modalità di rimborso a pie’ di lista e un rimborso forfaittario  per vitto e alloggio (ovviamente differenziato per Paese e livello del dipendente), mi hanno spinto a chiudere i sondaggio. Ecco quindi i risultati definitivi:

Distribuzione delle 6 risposte (totale 229 voti)

Raggruppando le 4 risposte che prevedono un rimborso a forfait, e distribuzione delle preferenze tra queste 4 risposte

Che soluzione preferisci come rimborso delle spese di missione all’estero?

  1. Rimborso a pie’ di lista, presentando tutte le ricevute (vitto e alloggio)
  2. Rimborso forfettario fisso di alloggio e vitto
  3. Rimborso delle ricevute per l’alloggio, rimborso forfettario per i pasti
  4. Rimborso forfettario di vitto e alloggio solo per alcuni laboratori (per es. CERN, PSI, KEK, SLAC), pie’ di lista per altre destinazioni
  5. Rimborso forfettario di vitto e alloggio solo per missioni “lunghe” (oltre un certo n. di giorni, anche non consecutivi), altrimenti pie’ di lista
  6. Rimborso forfettario di vitto e alloggio solo per missioni alcuni laboratori e per missioni “lunghe” (4+5)


15 pensieri su “Sondaggio rimborso missioni all’estero

  1. l’importate e’ non rimetterci, e molte spese non possono essere fatturate sempre e ovunque (per esempio si parla solo di vitto e alloggio: macchina, taxi, telefono, rete etc). Ad alcuni di noi che vanno al piu’ una settimana all’estero ogni tanto cambia veramente poco, a parte le rogne che derivano dal collezionare i foglietti di carta in una lingua che spesso non e’ detto si capisca.
    Sarebbe necessario conoscere una proposta completa per capire se le scocciature che derivano da un pie’ di lista siano o meno veramente svantaggiose. Ma io non passo mesi al CERN…

  2. Ma e’ vero che quelli che vanno al CERN prendono 100 euro al giorno tolti dai common funds dell’esperimento e questo ha fatto diminuire la pressione sull’ente?

    • Per quel che ne so io, alcuni vanno al cern e prendono un rimborso forfettario pagato su i fondi CERN dell’esperimento in modo più o meno surrettizio.
      Non voglio fare nomi e cognomi per non mettere in difficoltà nessuno, ma questo è ormai un dato di fatto.
      Può anche essere stato necessario per non bloccare le attività al CERN, ma è proprio una porcata che in più espone chi si presta ad incorrere nell’accusa di evasione fiscale.

  3. Penso che il modello di sondaggio proposto sia incompleto. Quando uno va in trasferta per lavoro si trova spesso a sostenere spese difficilmente quantificabili, a volte impreviste, a volte semplicemente dovute al fatto che uno non e` a casa propria. Non esistono solo il vitto e l’alloggio. Il significato di un per diem e` poter coprire anche queste. [esempio personale: se io sono via devo pagare una baby-sitter per 2 ore al giorno, visto che anche mia mogli lavora… la metto nel pie` di lista? 😉 Immagino che ognuno possa fornire degli esempi personali di questo tipo…] Votare per es l’opzione 3 porterebbe a tarare il forfet sul costo medio dei pasti in un dato luogo, dimenticando il resto.

    Marcello

    • Hai ragione, ci sono le spese non documentabili, ma bisogna partire dal presupposto che la diaria, così come la conoscevamo, potrebbe essere reintrodotta solo con un intervento legislativo…

      Un regolamento INFN può -forse- prevedere delle forme di rimborso forfettario, tenendo conto di quanto sottolinei tu, ma anche della difficoltà di documentare analiticamente quando si sta a lungo in un posto (e si prende in affitto un appartamento), o il Paese in cui ci si trova non prevede ricevute fiscali, o le ricevute sono in ideogrammi cinesi, eccetera, eccetera…

  4. Io vado molto al CERN, e oramai Natasha, alla cassa del Restaurant 1, mi chiede sempre “Scontrino?”…
    A me vengono rimborsate solo le ricevute (come da circolare INFN, salvo conguaglio)

  5. In tutta questa vicenda quello che non capisco fino in fondo e’ fino a che
    punto l’ente abbia chiaro che la questione delle missioni estere non e’
    solo una scocciatura aggiuntiva per i ricercatori, o addirittura un paletto che ci impedisce di mettere da parte
    qualche euro, come qualcuno dice, ma costituisce piuttosto
    un deterrente a intraprendere nuove attivita’, prendere responsabilita o iniziative
    che implicano una presenza importante e continuativa presso il cern o altri laboratori stranieri.

    A me sembra che molta gente veda il problema come se si trattasse solo delle missioni di qualche giorno,
    per le quali il piedilista puo’ comunque essere usa soluzione accettabile.
    Invece il vero problema e’ che nessuno sano di mente, al momento, men che meno un dottorando, un borsista o un assegnista, si sogna di prendere responsabilita’ e impegni presso le collaborazioni che
    implichino restare al cern in modo piu’ o meno stabile per lungo tempo, perche’ queste regole semplicemente
    non lo permettono. Queste regole minano alla base le future attivita’ dell’ente all’estero, ed e’ questo il vero problema.

    Infatti finora siamo andati avanti come se niente fosse perche’ molte persone con ruoli chiave negli esperimenti
    sono state pagate, in questi mesi, dal cern, da altri laboratori, o con i soliti trucchetti dei mof.
    Non vorrei che in questo modo ci siamo tutti autoconvinti che alla fine tutto si risolve, e va bene cosi’,
    e tanto la baracca va avanti lo stesso.

    Ora, forse l’ente puo’ fare poco in tutto questo, non lo so, pero’ vorrei essere veramente certo
    che la dirigenza abbia ben chiaro che questo e’ il vero problema, e non la scomodita’ delle ricevute.
    Dai mail che sono circolati non ne sarei cosi’ certo fino in fondo.

    • Non è solo una questione di rimborsare le spese sostenute per non rimetterci.
      Devo essere incentivato ad andare a lavorare fuori casa, perché sono un professionista che mette a disposizione dell’ente e degli esperimenti e sue competenze.
      O dobbiamo considerarci a vita solo dei giovani in formazione, che dobbiamo starcene buoni e zitti se vogliamo rimpolpare il curriculum? Possibile che se non andiamo in missione, non onorando, quindi, gli impegni presi con le collaborazioni, ci rimette solo la nostra carriera? Possibile che sia questo il ricatto al quale continuiamo a sottostare?
      Estero o Italia, per me, non fa differenza: oltre alla copertura delle spese che sì, dipende dal costo della vita in quel luogo, il disagio di essere fuori casa è lo stesso. E va ricompensato.

  6. Il decreto interministeriale (di cui parlo qui: https://iononfaccioniente.wordpress.com/2011/01/30/il-ricercatore-e-un-dirigente/) introdurrà un rimborso forfettario probabilmente compreso tra 120 e 155 euro (per la Svizzera dovrebbe essere vicino alla cifra massima, ma qui si riaprirà la vecchia storia della missione al CERN francese piuttosto che svizzera…) e quindi penso che molti torneranno tranquillamente in missione, come se nulla fosse accaduto.

  7. c’è anche il problema del divieto di utilizzo del mezzo proprio. Per qualche sezione del nord, questo era il mezzo abituale per recarsi al cern, paragonabile con il costo del treno ma con la possibilità di avere un’auto al cern, indispensabile per qualsiasi sperimentale che non si occupi esclusivamente di analisi dati (e poi ancora …).
    La conseguenza è che si deve affittare una macchina in loco, con costi enomemente più alti di qualsiasi rimborso! Uno spreco assurdo di denaro pubblico, utilizzabile, molto più profiquamente, per lavorare sull’esperimento! Io non ho mai visto un esperimento che funzioni da solo senza i fisici!

  8. Il mezzo proprio si PUO’ autorizzare. E’ che non si può dare l’indennità chilometrica.

    Non so se ci si può far rimborsare il biglietto ferroviario di seconda classe, se non si chiede il rimborso del mezzo di trasporto. Dovrebbe essere una cosa legittima.

    Altro è se questo copre tutte le spese, naturalmente.

    Il fatto è che ci vorrebbe un ulteriore intervento legislativo per chiarire come si fa, quando l’auto propria è inevitabile e/o più economica.

    • non è così, e non da ora!! Il mezzo proprio NON è mai stato tra i mezzi previsti per le missioni all’estero e quando dico mai intendo … da sempre! Con il solito criterio che fa funzionare l’ente, i Direttori, da sempre, hanno autorizzato il mezzo proprio con la giustificazione della convenienza. Tra l’altro, sempre con il criterio della ragionevolezza, veniva rimborsato estendendo arbitrariamente la normativa per le missioni in Italia a quelle estere, 1/5 prezzo benzina ecc.
      Questo però era una iniziativa personale dei Direttori, avallata, per altro, da decine di ispezioni della corte dei conti!

    • scusa, ne ho dimenticato un pezzo!
      il rimborso del treno in II classe è previsto dal regolamento delle missioni in Italia che dice “… può avvalersi del rimborso forfettario pari a …”.
      L’estensione per le missioni all’estero di questa norma è, ancora una volta, del tutto arbitraria. Tra l’altro, questo rimboso è da tassare con il proprio coefficente IRPEF. Fai un po’ il conto Torino-Ginevra-Torino 120Euro x 0.41 quanto ti viene, manco l’autostrada ed il tunnel!

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