INFN + INAF = ?

Oramai da qualche mese, da quando è iniziato l’iter di riordino degli enti di ricerca vigilati dal MIUR (a seguito del D.Lgs. 213/2009), nei corridoi dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e dell’Istituto Nazionale di Astrofisica (INAF), si sente occasionalmente parlare di un accorpamento dei due principali enti italiani che si occupano di fisica (a parte, naturalmente, alcuni importanti Istituti del CNR e la fisica spaziale di competenza dell’Agenzia Spaziale Italiana, ASI).

Naturalmente si tratta di voci che non trovano nessuna conferma, né ufficiale né ufficiosa, da parte del management dei due enti o, tantomeno, del Ministero, e che -sinceramente- ci appaiono difficili da credere. Tuttavia, il fatto che ogni tanto questa ipotesi riemerga, ci fa chiedere: cosa succederebbe, se davvero si verificasse e venisse costituito un Istituto Italiano di Fisica (prendendo a modello, scherzosamente ma non troppo, l’IIT di Genova)?

E’ allora utile considerare le caratteristiche dei due istituti che li rendono simili e quelle che ne marcano le differenze (partendo dall’ipotesi ovvia che tanto più due realtà sono paragonabili, tanto più facile ne risulterà l’armonizzazione), interpretandole alla luce dell’eventuale, ipotetico, accorpamento:

  • Entrambi gli Enti si avvalgono di proprio personale di ricerca, ma operano in stretta connessione con le università, a volte vivendo negli stessi spazi, nei dipartimenti di Fisica dei maggiori atenei italiani; in conseguenza di questo, gli universitari associati vanno considerati ricercatori dell’Istituto a pieno titolo, sebbene a “tempo parziale” (per così dire); anche la distribuzione geografica, che in entrambi i casi copre praticamente tutto il territorio nazionale (sebbene in modo molto più capillare nel caso dell’INFN rispetto all’INAF), riflette questa forte interazione con il mondo universitario. E’ chiaro che queste caratteristiche, che molto probabilmente non andrebbero perse nel nuovo ente (ma proprio perché già esistenti in entrambe le realtà, non motivano in nessun modo l’eventuale accorpamento), sono tra i maggiori punti di forza di questi istituti, per vari motivi:
    • l’apporto aggiuntivo di scienziati di caratura spesso internazionale
    • l’afflusso costante di giovani provenienti dall’università
    • lo stimolo vivificante del rapporto tra la realtà della didattica e quella della ricerca
  • Ancora dal punto di vista del personale, le differenze puramente numeriche non sono enormi, in termini relativi, mentre naturalmente in termini assoluti, l’INFN ha una consistenza circa doppia rispetto all’INAF:
    INFN INAF IIF
    Ricercatori 611 31.6% 478 46.8% 1089 36.9%
    Tecnologi 278 14.4% 103 10.1% 381 12.9%
    Tecnici e amministrativi 1043 54% 440 43.1% 1483 50.2%
    Totale tempo indet. 1932 100% 1021 100% 2953 100%
    Associati, borsisti, ecc. 2300 119% 850 84.1% 3150 107%
  • Le differenze sono più marcate in termini di budget: circa i 270 milioni di euro per l’INFN, contro i circa 90 dell’INAF (circa 100 milioni nel 2010), senza però tenere conto né del taglio all’87% del fondo 2010 da operare nel 2011, né del recupero di una quota del fondo premiale sulla base della valutazione della ricerca e del finanziamento ad hoc dei progetti bandiera (come abbiamo illustrato in un precedente articolo). In ogni caso, a finanziamento invariato, l’ente “sommatoria” potrebbe fare conto su un budget per ricercatore probabilmente inferiore a quello dell’INFN, dal momento che la percentuale del fondo ordinario investito in progetti di ricerca per l’INFN è superiore a quella dell’INAF. Occorre tuttavia sottolineare che considerazioni di questo tipo sono, in un discorso così semplificato (e forse semplicistico), necessariamente inesatte, in quanto non tengono conto di una serie di fattori, il più importante dei quali è certamente l’entità dei finanziamenti “a progetto”, provenienti da fonti esterne quali l’Unione Europea, gli Enti locali e il sistema industriale.
  • Le considerazioni più importanti da fare su una tale “fusione a freddo”, e che la fa ritenere abbastanza poco verosimile, sono -a nostro giudizio- quelle scientifiche. Partiamo dalla constatazione che le aree di ricerca comuni tra i due enti sono limitate, sebbene la tradizione di collaborazione nel campo “astro-particle physics” si sia fortemente e proficuamente rafforzata in questi ultimi anni. In effetti le attività di astrofisica delle particelle nella II Commissione Scientifica dell’INFN sono sì concentrate sulla “astronomia” con le particelle subnucleari come “messaggeri” (raggi cosmici, neutrini), ma prevalentemente utilizzando apparati a terra, o meglio sotterranei, con una grande enfasi su un capitolo estremamente importante e stimolante come lo studio delle proprietà dei neutrini, in qualche caso addirittura utilizzando fasci di particelle artificiali (il fascio dal CERN al Gran Sasso, K2K e T2K in Giappone, l’esperimento al reattore cinese di Daya Bay, eccetera), mentre l’astrofisica gamma, prevalentemente fatta con strumenti su satelliti, è molto meno sviluppata di quanto non sia nell’INAF nell’ambito Macroarea 4 (Astrofisica relativistica e particellare). Inoltre, a parte questa area, dal punto di vista culturale certamente affine, ma molto meno dal punto di vista tecnico-strumentale e dei programmi di ricerca, la distanza diventa enorme quando si considerano le altre attività dei due enti che fanno parte integrante del loro “codice genetico”:
    • La fisica delle particelle con gli acceleratori e la fisica nucleare sono ancora, e probabilmente resteranno a lungo, il “core business” dell’INFN, le attività di ricerca che più fortemente lo caratterizzano, anche a livello internazionale, senza dimenticare la grande tradizione della fisica teorica
    • L’astronomia e l’astrofisica “osservativa” sono una frazione molto importante dell’attività dell’INAF, come testimonia la rete di osservatori e il forte contingente di “astronomi” che operano nell’ente
  • Non meno critici degli aspetti scientifici, sono infine quelli organizzativi e -in un certo senso senso- sociologici. In questo senso, è impensabile pensare a un accorpamento tra due enti così importanti, grandi e complessi senza immaginare di arrivare ad un’armonizzazione delle diverse comunità, o quantomeno -nell’immediato- una convivenza positiva e costruttiva. Sebbene siano notevoli le analogie e le similitudini, si troverebbero, infatti, a convivere professionalità e modalità operative abbastanza eterogenee:
    • si riprodurrebbe la dicotomia tra le due diverse tipologie di ricercatori a tempo indeterminato dell’INAF, “astronomi” e “ricercatori”, che già hanno mostrato poca propensione all’unificazione, se non altro contrattuale, dopo l’annessione degli osservatori CNR, mentre molto probabilmente i ricercatori INAF troverebbero maggiore affinità con i ricercatori delle strutture INFN
    • anche le professionalità dei tecnici sarebbero difficilmente spendibili al di fuori del contesto di provenienza (basti pensare alla forte specializzazione dei tecnici dei laboratori nazionali INFN in cui si operano sostanzialmente degli acceleratori, rispetto a quelli che offrono la loro opera negli osservatori INAF)
    • la presenza di due tipi di struttura sostanzialmente diversi,  con servizi, tipologia di personale, organizzazioni ben distinte, in entrambi gli enti, produrrebbe non meno 3 tipologie di struttura ben distinte:
      • gli Osservatori
      • gli Istituti, le Sezioni e le strutture collegate
      • i Laboratori Nazionali (i 4 dell’INFN più il Telescopio Nazionale)
    • di conseguenza, si accentuerebbe la tendenza al “localismo”, e ci si può aspettare che in ultima analisi, ciascuna struttura farebbe riferimento al suo ente di provenienza, al suo originario ambito scientifico e alle ben consolidate modalità operative: risulterebbe dunque difficile integrare attività, progetti e personale INFN in strutture INAF, e viceversa

Ci sono molti, moltissimi altri aspetti che non abbiamo neanche iniziato a considerare, ma che solo a tentare di elencarli, ci fanno capire quanto artificiosa, e soprattutto inutilmente complessa, sarebbe un’operazione di accorpamento di questo tipo: basti pensare, oltre agli aspetti scientifici e “sociologici” brevemente considerati sopra, l’armonizzazione o almeno la convivenza tra le diverse procedure amministrative, la convivenza e -sperabilmente- la progressiva permeabilità tra le dirigenze dei due enti, la necessità di individuare degli organi decisionali, esecutivi e di controllo unificati. Su quest’ultimo aspetto, basti pensare a quanto diverso sarebbe scegliere una delle (almeno due) possibili opzioni (lasciando andare molto avanti la fantasia…):

  • annettere l’INAF all’INFN, mantenendo la struttura organizzativa dell’INFN, ampliandone il Consiglio Direttivo e, probabilmente, la Giunta Esecutiva, istituendo almeno una o più nuove commissioni scientifiche nazionali per includere le attività astronomiche e astrofisiche dell’INAF
  • costituire ex novo un ente sul modello del CNR, con istituti o dipartimenti, che tengano conto della decina di diverse aree di ricerca che dovrebbero essere coordinate e gestite

Probabilmente, enumerando problemi, contraddizioni e incongruenze, potremmo continuare a sviscerare la questione a lungo, quando invece vale forse la pena fermarsi qui e chiedersi: cosa si guadagnerebbe da un’operazione del genere?

Economia di gestione, risparmi nella spesa degli apparati burocratici, amministrativi o tecnici? No, molto probabilmente nessuna economia, anzi probabilmente un’operazione di merging così complessa introdurrebbe duplicazioni, costi non previsti, investimenti una tantum, che nell’immediato farebbero piuttosto diminuire l’efficienza nell’utilizzo delle risorse.

Maggiore capacità di portare a termine progetti di ricerca in quell’area di astroparticelle comune ai due enti? No, è improbabile che si arrivi a risultati migliori di quelli che oggi, con la forte collaborazione dei due istituti, già brillantemente vengono ottenuti, solo in virtù dell’operare nell’ambito dello stesso ente di ricerca.

Semplificazione dal punto di vista organizzativo? No, al contrario si correrebbe il rischio di pregiudicare due organizzazioni oggi sufficientemente snelle ed efficienti, nonostante le dimensioni medio-grandi.

Ci auguriamo, quindi, che si tratti di un’ipotesi del tutto occasionale, o meglio di pura fantasia. Dal punto di vista normativo, tra l’altro, se i decisori politici prendessero una decisione del genere, questa andrebbe adottata con un provvedimento avente la forza di legge ordinaria. Un disegno di legge, quindi (risultando molto difficile immaginare dei requisiti di “necessità e urgenza” che giustifichino il ricorso a un decreto legge), da discutere lungamente nel suo iter parlamentare. Se questa (remota) eventualità dovesse verificarsi, ne parleremo ancora…

 

Ulteriori informazioni:

L’INFN è l’ente pubblico nazionale di ricerca, vigilato dal Ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, dedicato allo studio dei costituenti fondamentali della materia e delle leggi che li governano e svolge attività di ricerca, teorica e sperimentale, nei campi della fisica subnucleare, nucleare e astroparticellare. Le attività di ricerca dell’INFN si svolgono tutte in un ambito di competizione internazionale ed in stretta collaborazione con il mondo universitario italiano, sulla base di consolidati e pluridecennali rapporti convenzionali. La ricerca fondamentale in questi settori richiede l’uso di tecnologie e strumenti di ricerca d’avanguardia che l’INFN sviluppa nei propri laboratori e anche in collaborazione con il mondo dell’industria.

L’INFN venne istituito l’8 agosto 1951 da gruppi delle Università di Roma, Padova, Torino e Milano al fine di proseguire e sviluppare la tradizione scientifica iniziata negli anni ‘30 con le ricerche teoriche e sperimentali di fisica nucleare di Enrico Fermi e della sua scuola.

Il personale dell’INFN conta circa 2150 dipendenti, di cui circa 1900 a tempo indeterminato, oltre 250 a tempo determinato e post-doc, articolati su 4 diversi profili professionali:

  • 611 Ricercatori (livelli I-III)
  • 278 Tecnologi (livelli I-III)
  • 723 Tecnici (livelli IV-VIII)
  • 320 Amministrativi (livelli IV-VIII)

e quasi 2300 universitari associati alle attività dell’Istituto, di cui:

  • 1000 associati con incarico di ricerca
  • 100 associati con incarico di collaborazione tecnica
  • 1200 tra laureandi, borsisti, dottorandi e assegnisti universitari

L’attività dell’INFN si basa su due tipi di strutture di ricerca complementari:

  • 20 Sezioni che hanno sede nei principali dipartimenti di Fisica universitari:

Trieste, Pavia, Padova, Milano, Milano BicoccaTorino, FerraraBolognaGenovaFirenzePisaPerugiaRoma SapienzaRoma Tor VergataRoma TreBariNapoliLecceCagliari, e Catania

  • 4 Laboratori Nazionali che ospitano le grandi infrastrutture e gli acceleratori:

LNL (Legnaro), LNGS (Gran Sasso), LNF (Frascati) e LNS (Sud, a Catania)

  • 11 Gruppi collegati:

Udine, Trento, Brescia, Alessandria, Parma, Siena, L’Aquila, Sanità (Roma), Salerno, Cosenza, e Messina

  • il Centro di calcolo nazionale (CNAF)

L’INFN riceve dal MIUR un fondo ordinario di 270 milioni di € (dato 2010), di cui circa l’80% viene utilizzato in funzionamento delle strutture e personale. Le attività scientifiche si articolano su 5 linee di ricerca, ciascuna coordinata da una commissione scientifica nazionale:

  1. Fisica delle particelle con acceleratori
  2. Fisica delle astro-particelle
  3. Fisica nucleare
  4. Fisica Teorica
  5. Ricerca Tecnologica

alle quali si aggiungono i progetti speciali (come le attività di calcolo distribuite, INFN-GRID, il supercalcolo, APE, lo studio di fattibilità della SuperB factory, SuperB-TDR, sviluppo free-electron laser con SPARC, produzione di fasci radioattivi, SPES), il consorzio EGO per la ricerca di onde gravitazionali, e i progetti strategici come le nuove tecniche di accelerazione (NTA), INFN-MED per le applicazioni in medicina, INFN-E per le applicazioni energetiche.

 

L’INAF è nato all’inizio del 2000 dalla confluenza dei 12 Osservatori Astronomici (del comparto Università) distribuiti sul territorio, e che fino ad allora avevano goduto di totale autonomia scientifica e gestionale disponendo di personalità giuridica. Dopo pochissimi anni, quando ancora stava organizzando e centralizzando le proprie attività, l’INAF ha subito un profondo riordino (Decreto Legislativo 4 giugno 2003, n. 138) diventato operativo nel 2005 con l’acquisizione effettiva di tre Istituti CNR: Radioastronomia (IRA), Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica (IASF) e Fisica dello Spazio Interplanetario (IFSI).

Attualmente l’INAF ha un organico suddiviso in

  • Personale di ricerca livelli I-III, 478 unità (+48 a tempo determinato):
    • 478 ricercatori (+48 a tempo determinato), circa equamente divisi tra “astronomi” (53%, ricercatori, associati e ordinari) e “ricercatori” (47%, ricercatori, primi ricercatori, dirigenti di ricerca)
    • 103 tecnologi (+41 a tempo determinato)
  • Personale tecnico-amministrativo livelli IV-VIII, 440 unità (+20 a tempo determinato)

per un totale di dipendenti in servizio pari a 1021 unità (circa l’80% dell’organico previsto), ai quali vanno aggiunti oltre 600 associati universitari e i circa 250 borsisti, assegnisti e collaboratori

Solo un numero esiguo di astronomi (dell’ordine del 10% degli aventi diritto) è transitato al comparto Ricerca, e dunque continuano a coesistere , in proporzioni simili, tanto ricercatori inquadrati nel comparto degli Enti di Ricerca quanto astronomi il cui stato giuridico è equiparato a quello di professore universitario.

L’INAF è articolato in 19 strutture sul territorio nazionale (i 12 Osservatori, 4 sedi dell’IASF, 2 dell’ISFI, 1 dell’IRA):

  • Osservatori Astrofisici di

ArcetriCatania

  • Osservatori Astronomici di

BolognaBreraCagliariCapodimontePadovaPalermoRomaTeramoTorino, e Trieste

  • Istituto di Astrofisica Spaziale e Fisica Cosmica di:

BolognaMilanoPalermoRoma

  • Istituto di Fisica dello Spazio Interplanetario di:

RomaTorino

  • Istituto di Radioastronomia di Bologna

alle quali si aggiunge a La Palma, nelle Isole Canarie, Spagna:

Telescopio Nazionale Galileo

Le Strutture di ricerca INAF sono spesso collocate in sedi prossime e a volte condivise con Dipartimenti Universitari realizzando la necessaria e fondamentale sinergia tra ricerca e didattica, e tra ricerca INAF e ricerca universitaria, che si rivela mutuamente vantaggiosa per il conseguimento dei rispettivi fini istituzionali.

Oltre alle sedi principali, localizzate nelle 12 città capoluogo di provincia sopra indicate, o nello loro immediate vicinanze, alcune Strutture dell’INAF hanno sedi e/o stazioni osservative distaccate dove sono collocati telescopi, laboratori e altre infrastrutture di ricerca:

Testa Grigia (IFSI Torino), Merate (OA Milano), Asiago (OA Padova), Basovizza (OA Trieste), Loiano (OA Bologna), Medicina e Noto (IRA Bologna), Campo Imperatore (OA Roma), Toppo di Castelgrande (OA Napoli), Carloforte e San Basilio (OA Cagliari), Serra La Nave (OA Catania)

L’INAF riceve dal MIUR un fondo ordinario di 91 milioni di € (dato 2010), che viene utilizzato all’85-90% per provvedere alle spese del personale e alle altre spese fisse, necessarie al mantenimento delle 20 strutture di ricerca dislocate sul territorio nazionale e all’estero, e quanto rimane viene investito nelle attività di ricerca scientifica dell’Ente, incluso l’accesso alle sue grandi infrastrutture (come il Telescopio Nazionale Galileo), anche a beneficio della comunità universitaria.

Le attività di ricerca sono suddivise in 5 macro-aree (si riporta la percentuale di ricercatori impegnati):

  1. Galassie e Cosmologia (21,3%)
  2. Stelle e Mezzo Interstellare (25,1%)
  3. Sole e Sistema Solare (14,4%)
  4. Astrofisica relativistica e particellare (16,5%)
  5. Sviluppo di nuove Tecnologie e Strumentazione (22,6%)

 

19 pensieri su “INFN + INAF = ?

  1. Comprendo tutte le motivazioni riportate contro l’eventuale fusione INFN-INAF. Sono le stesse che tanti anni orsono ascoltavo tra i colleghi astronomi inglesi nei confronti di una fusione tra astrofisica e fisica delle particelle. Ma dopo discussioni, confronti e valutazioni, si decise a favore e nacque il PPARC (Particle Physics and Astronomy Research Council ) e non mi risulta che la ricerca ne abbia sofferto. Vorrei anche aggiungere qualche commento sull’attuale dicotomia all’interno dell’INAF tra astronomi e ricercatori. Secondo il decreto di riordino dell’INAF, ai primi era riconosciuto il diritto di mantenere lo stato giuridico dei docenti universitari o di optare per il comparto degli enti pubblici di ricerca. Purtroppo, tutti gli adempimenti dell’opzione sono stati condotti senza precise informazioni su cosa significasse una tale scelta in termini di carriera, liquidazione, pensione, etc. Come risultato, la quasi totalità degli astronomi ha preferito non optare. Nell’ipotesi di una fusione con l’INFN, e considerato anche il riordino dell’università, la riapertura dell’opzione potrebbe avere una risposta differente.

    Concludo ringraziando per questo spazio di discussione!

    saluti

    Filippina Caputo
    INAF-Osservatorio Astronomico di Roma

  2. Una informazione aggiuntiva sull’INAF: l’ente è coinvolto in moltissimi progetti di analisi dati e sviluppo strumentazione per l’astrofisica e lo studio del sistema planetario dallo spazio. Questo significa che molta della ricerca INAF è legata a finanziamenti che transitano attraverso l’Agenzia Spaziale Italiana. Per l’esiguità dei finanziamenti diretti, il mantenimento dei telescopi a Terra e la partecipazione allo sviluppo di nuovi strumenti per telescopi a Terra (… ESO, LBT) risulta alquanto difficoltosa.

  3. PPARC è stato chiuso perchè non funzionava, non mi pare felice l’esempio di filippina.

    gli accorpamenti a freddo basati su considerazioni burocratiche amministrative e non su interessi concreti di ricerca sono destinati a fallire e, al massimo, far risparmiare 4 soldi al governo, ma anche di questo si dubita.

    INAF >>> INFN è una delle proposte più sciagurate mai avanzate negli ultimi anni, e purtroppo è supportata dalla presidenza INAF, ila cui popolarità entro l’ente ed i cui risultati sono noti

    chi poi oggi lascerebbe lo status di astronomo per il comparto ricerca ?

    cordialmente

    LB

  4. Caro Leopoldo,
    il PPARC non è stato SOPPRESSO, ma nel 2007 è confluito insieme al Council for the Central Laboratory of the Research Councils per la cosituzione del mega Science and Technology Facilities Council.

    Ciao, Filippina

    • Cara Filippina, se ti piace pensarla così va bene: PPARC non è stato soppresso come modello, è stato solo fuso in una struttura maggiore cui sono stati tolti più o meno il 40% dei finanziamenti….

      come tanti di noi ho ottimi amici ed amiche in infn e dipartmenti di fisica e proprio non capisco cosa abbiamo a che fare con la fisica delle particelle, a parte il comune interesse per la fisica e per alcuni, ristretti, campi di astroparticelle. E la considerazione è reciproca

      peraltro il problema della fusione si sta presentando, e con ben altra urgenza , ora nei dipartimenti universitari, a causa della legge gelmini, e ci sono grossi problemi ad accorpare i dpartimenti di astronomia con quelli di fisica, da entrambe le parti.

      già ad INAF mettere insieme CNR ed Osservatori ha creato una ferita non ancora sanata, se mai lo sarà, figuriamoci mettere insieme infn con inaf.

      è solo un inutile esercizio mentale da intellettuali, le fusioni si fanno sulle cose da fare insieme, non sul numero di segretarie o segretari da diminuire per far piacere a tremonti.

      sullo stato di presidenza, cda, amministrazione snella INAF stendiamo un velo di pietoso silenzio….

      cordialmente

      • Caro Leopoldo,
        condivido le tue preoccupazioni, e per questo ho pensato di suscitare la discussione con il mio articolo, anche se la conoscenza che ho della realtà INAF è sicuramente meno approfondita di quella che tu hai della nostra INFN.
        Aggiungo che per me è anche sconcertante che una cosa del genere sia -come al solito- trattata in modo totalmente sotterraneo, non trasparente e di conseguenza, alle spalle della stragrande maggioranza dei diretti interessati.
        Mi piacerebbe conoscere anche il pensiero di altri colleghi in merito.

  5. Utilissima analisi, l’unico punto su cui non concordo è che l’organizzazione dell’ente INAF sia”sufficientemente snella ed efficiente, nonostante le dimensioni medio-grandi”. Forse questo è uno dei motivi principali per cui molti ricercatori dell’INAF guardano all’INFN con “invidia” indipendentemente da se desiderino una tale fusione o no.

    • iononfaccioniente è un ricercatore dell’INFN, e dunque giudica dal suo punto di vista… naturalmente noi vediamo i tanti, ottimi risultati che l’INAF produce, ma non sappiamo quanta “sofferenza” implicano. noi vediamo i nostri problemi, e non a caso, è nato per questo blog.

  6. Ho l’impressione che esista una relazione speculare di rispettosa ammirazione/invidia tra INAF e INFN (l’erba del vicino e’ sempre piu’ verde ?). Noi da INAF spesso citiamo l’INFN, oltre che per gli ottimi risultati, come un esempio da seguire perche’ (oltre ad avere piu’ fondi) avrebbe una invidiabile organizzazione di autogoverno bottom-up della parte scientifica, e perche’ sarebbe un ente capace di “marciare divisi per colpire uniti” mentre noi invece siamo litigiosi.

    Mi domando quanto di questa percezione sia consistente con l’autopercezione che avete voi dall’altra parte. P.es. e’ ben vero che fino alla riforma statutaria corrente INFN aveva scampato tutte le varie riforme degli EPR … pero’ il vostro nuovo statuto credo sia ancora non pubblico nemmeno entro l’ente. Le vicende del nostro sono state criticate al nostro interno per la scarsa apertura, inferiore alle aspettative del personale scientifico, ma almeno da un certo punto in poi qualcosa si e’ saputo (cfr. il resoconto che mi e’ stato commissionato per il Giornale di Astronomia della SAIt di marzo in http://www.sait.it/documenti/Chiappetti.pdf).

    Non so quanto i numeri dati sopra siano accurati. Se io guardo l’anagrafica INAF a oggi vedo : 1005 personale a tempo indeterminato, 96 tempi determinati e 316 assegnisti/contrattisti. La prevalenza di quest’ultimo precariato sul piu’ favorevole TD e’ degna di nota. Facendo un ulteriore brekdown, dei TI 569 sono personale di ricerca, di cui 237 nelle tre fasce degli astronomi, e 332 nelle tre fasce dei ricercatori e tecnologi EPR. Tra i TD 96 sono ricercatori e tecnologi. Il resto sono tecnici e amministrativi (questi hanno tutti il contratto degli EPR per la forzata equiparazione della riforma Moratti).

    Va aggiunto che mentre buona parte dei ricercatori e tecnologi proviene dagli istituti ex CNR, una parte non trascurabile e’ costituita da personale ex Osservatori che ha optato (dato che l’unica possibilita’ di carriera sono le progressioni ex Art 15) o dai risultati delle equiparazioni dei tecnici laureati del comparto universita’.

    Immagino quindi che vi sia anche una differenza nell’intendere il ruolo dei tecnologi tra INFN e INAF (e in parte tra le due componenti di provenienza CNR e Osservatori). P.es. noi abbiamo una certa quantita’(non enorme ma non tascurabile) di “tecnologi-amministrativi” ossia che erano nei ruoli del comparto universita’ e al momento di passare al comparto ricerca sono stati equiparati tecnologi, non esistendo negli EPR una posizione per laureati nei livelli IX-IV. Ma anche da noi e’ ambigua la distinzione tra i tecnologi del “settore tecnico-scientifico” ed i ricercatori della macroarea 5 (tecnologica). In genere e’ casuale che una persona abbia avuto un contratto da ricercatore o da tecnologo, rispetto a quello che veramente fa. E questo a volte crea problemi.

    Sempre tra le precisazioni, va detto che i “tre” istituti CNR confluiti nell’INAF in realta’ non erano 3 ma 7. A parte IRA che e’ sempre stato unidisciplinare anche se con sezioni operative remote, gli altri erano “sezioni” (4 dello IASF e 2 dell’IFSI) solo dalla penultima riforma del CNR, ma prima (dalla fondazione nei tardi anni ’60) erano tutti istituti indipendenti (IFCTR Milano, TESRE Bologna, IAS Roma, IFCAI Palermo, IFSi Roma e ICGF Torino).

    Come nota storica aggiungo che l’invidiato status universitario degli astronomi degli osservatori non e’ antichissimo ma risale solo al 1982. Prima (e prima del parastato) lo status tra CNR e Osservatori non era cosi’ diverso.

    Venendo ora alle possibili differenze … ho il sospetto che la definizione del personale associato INAF e INFN possa essere diversa. Non riporto volutamente dei numeri, perche’ il database ufficiale e’ congelato e non aggiornato, e il concetto di associatura sta venendo redefinito nel nuovo statuto. Al momento vi sono associati ex officio o su domanda. Tra i primi assegnisti, borsisti e dottorandi per la durata del loro rapporto. Tra i secondi sia pensionati di strutture INAF, che universitari, in teoria personale di altri EPR, e anche stranieri, ma spesso e’ solo una associatura formale (magari necessaria per pagare le missioni ai visiting committee o simili). In ogni caso fino ad ora erano associati all’ente. Col nuovo statuto gli associati-elettori dovrebbero essere quelli con un contratto gratuito di collaborazione con le singole strutture.

    Il rapporto tra (strutture dell’)ente e universita’ inoltre credo sia diverso tra INAF e INFN, e anche da citta’ a citta’. Credo che in molte citta’ le sezioni INFN siano sostanzialmente piu’ ricche dei dipartimenti di fisica con cui coesistono, mentre per INAF cio’ non e’ necessariamente vero. Inoltre vi sono posti in cui un Osservatorio e un (il) dipartimento di astronomia della locale universita’ sono colocati (se poi collaborino o siano separati in casa lo dicano quelli che ci vivono). In altri posti, tipicamente le citta’ con piu’ di una universita’ e piu’ di una struttura INAF, la situazione e’ piu’ complessa, e magari e’ anche variata nel tempo.

    Non so se all’INFN le carriere del personale EPR e di quello universitario siano interscambiabili, o se vi sia una progressione unidirezionale come forse era circa 30-40 anni fa o se siano separate (un ricercatore INFN diventa primo ricercatore o passa associato ? un primo ricercatore INFN diventa dirigente di ricerca o passa ordinario ?).

    Quando io mi sono laureato (e a Milano c’era una sola universita’) non vi erano praticamente rapporti tra il dipartimento di Fisica e l’Osservatorio, mentre l’istituto CNR era colocato con l’universita’, come la sezione INFN. Non a caso il primo veniva chiamato “il capannino” e il secondo “il capannone” : le scale erano gia’ quelle ! Ma i rapporti c’erano, e fino a che nel CNR sussisteva il parastato e non esistevano le tre fasce, la progressione era unidirezionale (la gente lasciava il CNR per divenire professore). Poi e’ cambiato.

    Altra differenza, forse marginale, ma indice di mentalita’ e pratiche quotidiane diverse, ho visto su questo blog il thread sul sondaggio sui trattamenti di missione. Mi sembra assai diverso dal nostro modo di lavorare, credo che l’INFN abbia molte piu’ missioni del tipo “campagne di calibrazione” (o di misura) presso strutture fisse, di quanto ne abbiamo noi (dove il service observing e’ ormai diffuso), che ci spostiamo piu’ per congressi o riunioni di lavoro.

    Per finire, e’ stato evidenziato il fatto che molte delle nostre attivita’ sono finanziate dall’ASI.Il che ha problemi sia pratici (l’incostante burocrazia ASI che a volte non sapeva come trattarci, o ci trattava come consulenti, o a volte ci tratta come contrattori industriali) che di filosofia (finisce che la scelta dei progetti non sia fatta dalla comunita’ dell’INAF ma dall’esterno).

    E’ vero quanto detto che, sostanzialmente a parte le astroparticles (che sono una parte e non preponderante della macroarea 4 che ha dentro l’astronomia X e gamma), vi sono poche affinita’ tematiche tra le ricerche INFN e INAF. Una unione non sarebbe poi cosi’ diversa dall’altra rischiata a maggio 2010 (ritorno del nuovo INAF con osservatori nel CNR da cui era uscito senza) … invece di aggiungere un dipartimento si aggiungerebbe una macroarea o commissione tematica. Noi avremmo (avevamo ?) la speranza di una gestione scientifica piu’ autonoma e forse di una burocrazia piu’ efficiente, ma saremmo i parenti poveri con una dote minore (FFO) e/o presa a prestito (i fondi ASI).

    Quello che potrebbe risolvere i nostri problemi (ma con questi chiari di luna sono meno che wishful thinking !!!) sarebbero due cose: una vera autonomia nell’identita’ (ossia enti unidisciplinari realmente autonomi secondo uno schema-quadro comune, e uno stato giuridico comune tra EPR e Universita’ … alla Ruberti) e, per quanto riguarda INAF, il fatto che i fondi ASI della astrofisica spaziale entrino a far parte dell’FFO dell’INAF.


    Lucio Chiappetti
    IASF Milano (gia’ sez. di Milano IASF/CNR, gia’ IFCTR/CNR)

    • Caro Lucio, grazie per le puntuali e interessanti precisazioni.
      Rispondo alla domanda più facile sulla permeabilità INFN-Università: in misura sempre minore col passare degli anni, anche a causa delle sempre maggiori restrizioni alle assunzioni, sia per gli EPR che per le università, qualche passaggio c’è ancora, credo di poter dire che numericamente la più frequente è da ricercatore a prof. associato. Penso sia anche da aggiungere che gli associati universitari non solo partecipano alle ricerche, ma sono parte integrante anche della gestione dell’ente, basti pensare a quanti ordinari sono direttori di strutture (e da quando esiste l’INFN, hanno espresso tutti i presidenti), ma questo penso sia vero anche per l’INAF.

      • Due domande e un ulteriore elemento.

        domanda 1) e’ mai esistito un passaggio da ricercatore universitario a primo ricercatore INFN, o da professore associato a dirigente di ricerca INFN ? Ossia progressioni nel senso uni->INFN ?

        domanda 2) “in misura minore col passare degli anni” per via delle limitazioni al turnover dell’universita’ o comunque per mancanza di posti a concorso, o per una preferenza per carriere interne ?

        commento: no, l’eterodirezione universitaria era gia’ scomparsa da tempo negli ex istituti CNR, e direi e’ assente nelle strutture INAF. Ho fatto una statistica e vedo che i direttori dei 7 istituti ex CNR sono 5 dirigenti di ricerca e due primi ricercatori ab origine dei ruoli interni. Tra i direttori degli osservatori ci sono 6 astronomi ordinari ab origine dei ruoli interni, 1 dirigente di ricerca e 1 primo ricercatore (che in realta’ erano astronomi ordinari/associati dei ruoli interni che hanno optato) e 1 astronomo ricercatore. Il direttore di TNG e’ primo ricercatore (gia’ astronomo associato presso una struttura italiana che ha optato). Restano 3 casi che non so valutare, perche’ l’anagrafica me li indica come dirigenti a contratto e non so cosa fossero prima (ma comunque dovevano essere interni).

        La faccenda del “dirigente a contratto” forse va spiegata. Lo statuto originario (decreto Moratti) prevedeva che SE il direttore fosse esterno, dovesse essere in aspettativa o congedo e ricevere un contratto ad personam. Non prevedeva nulla per i direttori interni, per cui la prassi era che continuassero a ricevere lo stipendio INAF piu’ una indennita’ di direzione. Questo vale per i direttori in carica nominati prima del gennaio 2010. A quel punto i revisori dei conti hanno obiettato, e i direttori fatti nel 2010 anche se interni sono stati messi in aspettativa. Pero’ la gente ha protestato, e nel nuovo statuto e’ previsto esplicitamente di tornare al sistema precedente (eventuali direttori esterni in aspettativa a contratto, direttori interni mantengono loro status piu’ indennita’).

        Dei presidenti, quello del primo INAF (soli osservatori) era universitario. Il primo presidente del nuovo INAF era accidentalmente universitario (in realta’ ritornava da una istituzione internazionale). L’attuale e’ astronomo ordinario (interno).

        In realta l’assenza di interni nel Consiglio di Amministrazione (e addirittura la presenza di gente al di fuori del settore discipinae) e’ stata materia di lamentela, e con il nuovo statuto i due membri eletti (non ministeriali) saranno eletti addirittura da un collegio unico che include tutti i dipendenti (financo tecnici e amministrativi) come pure gli associati in servizio attivo.

  7. Per la domanda 1) chiedo aiuto ai colleghi meno giovani di me …
    Per la 2) penso che sia un rapporto di causa-effetto: più limitazioni -> meno posti a concorso -> preferenza per la carriera interna

  8. come scritto in un nostro post… ci sono ragioni che esulano dal risparmio e dalle logiche scientifiche: accorpare due modesti istituti (noi vediamo più probabile che l’ INAF confluisca nel CNR) non cambia molto in termini di budget, ma cambia molto perché INAF è appetibile poiché ha circa 100 posizioni libere in organico.
    I grandi enti invece sono saturi in organico ed avere la possibilità di redistribuire un bel pò di posizioni fornisce un certo potere politico a chi ne ha la facoltà.

  9. Reblogged this on Io Non Faccio Niente and commented:

    Le voci giornalistiche sulla spending review parlano di soppressione dell’INAF e di riorganizzazione dell’INFN. Un anno e mezzo or sono ci eravamo applicati a questo esercizio, che sembra tornare di moda periodicamente…

  10. Indipendentemente dai possibili vantaggi di un accorpamento INAF-INFN, vedo la cosa con un discreto terrore. Ogni cambiamento all’interno dell’INAF (ne abbiamo avuti diversi in meno di un decennio) ha procurato infinite incertezze, contratti che sparivano, regole che cambiavano,…. Ogni volta ci volevano anni solo per capire chi doveva firmare un contratto. E litigi, tormentoni su accuse reciproche tra le varie “componenti” di problemi che derivavano in realtà quasi solo da una cattiva gestione centrale, o dal deteriorarsi della situazione della ricerca in Italia.

    Si è accennato alla questione dei “tecnologi”. Nell’ INFN sono una figura definita, da quel che ho capito, persone che svolgono un lavoro di alta professionalità ma non di ricerca. Nell’INAF sono persone che fanno ricerca tecnologica, spesso anche osservazioni, indistinguibili, di fatto, dai ricercatori di macroarea 5 (tecnologie).

    Altra paura sono i posti scoperti in organico. Niente di più facile, per un funzionario debitamente imbeccato, di “sbagliare” i numeri degli organici, e cancellare di fatto quei posti scoperti.

    Sui finanziamenti. Sicuramente ci conviene entrare nell’INFN, i fondi di funzionamento INAF bastano sostanzialmente a coprire gli stipendi. I pochi istituti che hanno progetti spaziali sono finanziati dall’ASI, gli altri campano con finanziamenti esterni, ma veramente tirando la cinghia. Il mio gruppo, per esempio, ha a disposizione 5000 euro l’anno dal FFO, e circa 30 mila da altre fonti, ti si rompe uno strumento e sei fermo.
    Prevedo comunque grosse tensioni: l’INAF ha grosse attrezzature, assolutamente sottofinanziate. Ora sono finanziate grazie a vecchi residui, o vivacchiano. L’INFN si troverebbe di fronte a problemi enormi (be’, egoisticamente e’ un vantaggio).

    Gianni Comoretto Osservatorio di Arcetri

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