INFN: bilancio 2010 (parte 5)

Fine anno, tempo di bilanci…

Dopo aver parlato di (solo alcuni) risultati scientifici nella prima parte, delle vicende legate al riordino e al nuovo statuto nella seconda parte, i provvedimenti legislativi che hanno riguardato l’INFN nel 2010 nella terza parte, e i problemi legati a precariato e reclutamento nella quarta parte, uno degli avvenimenti più rilevanti dell’anno è stato senz’altro la luce verde da parte del MIUR del progetto Super-B.

In alcuni nostri articoli (del 12 gennaio13 gennaio19 gennaio) abbiamo parlato di nuovo, ambizioso acceleratore di particelle, da realizzare nell’area romana, una nuova “fabbrica” di particelle per lo studio della fisica del “sapore” (una “super flavour factory”), con l’approccio complementare dell’alta intensità rispetto all’approccio di energie sempre più elevate dell’LHC (al CERN di Ginevra).

In particolare l’elemento nuovo è arrivato con il Decreto Ministeriale che annualmente ripartisce il fondo di finanziamento ordinario tra gli Enti Pubblici di Ricerca (di cui abbiamo parlato l’11 gennaio), che per il 2010 assegna 19 milioni di Euro all’INFN per il progetto SuperB, uno dei 12 progetti bandiera inseriti dal MIUR nel Piano Nazionale della Ricerca (abbiamo parlato dei progetti bandiera il 7 gennaio). Al tempo stesso, il decreto stabilisce che, a partire dal 2011, il bilancio su cui potranno pianificare gli enti di ricerca sarà pari all’87% del finanziamento 2010, in quanto delle assegnazioni aggiuntive verranno fatte agli enti sulla base di:

  • valutazione della qualità della ricerca (e abbiamo discusso sui problemi legati alla valutazione l’8 gennaio e più specificatamente dell’agenzia che se ne dovrà occupare, l’ANVUR, il 21 gennaio), sulla base della quale verrà ridistribuito non meno del 7% del fondo complessivo
  • i progetti bandiera, appunto, a cui gli enti partecipano, per una quota pari all’8% del fondo complessivo

Le implicazioni per l’INFN in particolare, ma per tutti gli EPR in generale, sono molto importanti, in quanto una frazione importante del budget viene vincolata a degli specifici progetti, decisi dal MIUR, attraverso il meccanismo dei “tavoli tecnici”, e quindi -pur con l’ovvia collaborazione, negoziazione, e spesso su richiesta, degli stessi enti- in modo “centrale” e sotto il diretto controllo del Ministero.

L’altra considerazione che, molto sinteticamente, possiamo fare, è che l’ammontare complessivo dei finanziamenti necessari ai 12 progetti bandiera, pari a diversi miliardi di Euro, ovviamente distribuiti su un arco temporale di almeno un quinquennio, eccede largamente l’8% dei circa 1.7 miliardi di Euro del fondo ordinario di finanziamento degli Enti (si arriva a un solo miliardo anche pensando di arrivare al 10% per 6 anni). Il Piano Nazionale della Ricerca, dunque, e i suoi “flagship projects”, potrà effettivamente essere attuato, solo ed esclusivamente se il CIPE (che lo sta valutando), deciderà di destinare un robusto finanziamento aggiuntivo, come del resto prevede il Piano Strategico di Riforma, presentato dal Ministro dell’Economia Tremonti, e che prevede l’aumento della spesa in Ricerca e Sviluppo fino a raggiungere l’1.53% del Prodotto Interno Lordo.

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