Non è un paese per ricercatori

La rivista Walk on Job ha svolto una interessante inchiesta sul futuro della ricerca scientifica in Italia. L’indagine ha coinvolto un campione di 500 soggetti nel periodo compreso tra il 12 gennaio 2011 e 13 febbraio 2011 che hanno risposto alle domande dell’indagine tramite il sito www.walkonjob.it Sul sito trovate tutti i dati relativi all’inchiesta in questione che questo blog riporterà parzialmente.

Alla domanda: Qual è il futuro della ricerca in Italia? Il 60, 1% dei soggetti del campione ha le idee chiare: a differenza dell’estero [in Italia] non si investe sulla ricerca quindi non c’è molto da sperare per l’avvenire.Il 38, 5% dei soggetti intervistati, invece, inserisce la ricerca in un contesto più generale di precarietà. Soltanto il 4,55% dei soggetti si dichiara ottimista e ritiene che ci siano ottime premesse per lo sviluppo della ricerca in Italia.

Ma quanto credono gli italiani nella ricerca? O meglio, la ricerca viene percepita come qualcosa di accessorio che in tempi di crisi economica possiamo benissimo sacrificare come fosse un panino acquistato da Mac Donald’s? Oppure in qualche modo si tratta di una attività ritenuta essenziale che entra silenziosamente e in maniera invisibile nella nostra società e nella vita quotidiana di tutti noi e pertanto non sacrificabile?

Alla domanda: Quanto credi nella ricerca scientifica? L’84, 5% dei soggetti consultati ritiene che è fondamentale per lo sviluppo di un paese. Il 14, 5% dei soggetti, invece, si dichiara più scettico verso la ricerca, o meglio, ci crede, ma soltanto quando vedrà i risultati, altrimenti ritiene che si tratta solo di scrivere libroni che non leggerà. L’ 0,7% dei soggetti non crede nella ricerca e 1,4% non sa rispondere.

www.ricat.it (associazione di ricercatori atipici del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Pisa) che dichiara: La maggioranza di noi lavoratori del CNR ha contratti atipici che non garantisconogli stessi diritti (come ferie, malattie ecc.) né gli stessi contribuiti di chi è a tempo indeterminato. Da anni,al CNR c’è il blocco delle assunzioni…”

Quindi, tra mancanza di fondi per la ricerca sia nell’ambito universitario che al di fuori di esso e il dramma del precariato, la ricerca e i ricercatori in Italia non sembrano avere grandi prospettive. L’estero continua ad essere l’unica strada obbligata percorribile e sensata per lo sviluppo delle proprie carriere. Possiamo affermare senza reticenze che l’Italia non sembra essere “un paese per ricercatori.”

Fonte: http://generazionep.ilcannocchiale.it/post/2603182.html

Altre fonti consultabili:

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