Perché sono contrario al nucleare

Premetto che sebbene sia un fisico nucleare, lavoro nella ricerca di base e non sulle centrali, per cui non sono un esperto. Però cerco di applicare il metodo quantitativo-scientifico questo argomento. I numeri che riporto sotto sono approssimativi.

Le ragioni per cui sono contrario:

  1. Il nucleare serve, ma a poco: il nucleare risponde ad una piccola frazione del fabbisogno energetico complessivo (ad es. in Giappone è il 25% della produzione di energia elettrica, che a sua volta è meno del 30%, mi pare, del fabbisogno energetico globale). Quindi l’effetto del nucleare è piuttosto piccolo. Nel mondo il consumo di energia nucleare è pari al 6%.
  2. L’uranio è poco: attualmente stiamo consumando le scorte di uranio accumulate durante guerra fredda. Dai dati dell’IAEA si vede che consumiamo 70000 ton/anno di Uranio, mentre i giacimenti ragionevolmente disponibili sono 3.3 milioni di ton. Per cui al ritmo attuale si esauriranno i giacimenti in 40-50 anni. Ci sono altri possibili giacimenti, che però nelle stime dell’IAEA non superano i 2.5 milioni di ton. Per cui se ci fosse un aumento significativo del consumo di uranio, ci troveremmo rapidamente a fare i conti con una risorsa scarsa e costosa. La stima degli esperti è (era) una crescita del nucleare del 30% entro il 2030. Cioè dal 6% al 7.5% del consumo globale di energia. La distribuzione geografica è migliore di quella del petrolio, ma certo in Italia non c’è nulla. L’uranio si trova in Australia, US, Canada, Russia, Kazakhstan, Namibia. E’ vero che le altre risorse non rinnovabili (petrolio, carbone) sono ancora più scarse, ma è chiaro che l’uranio non può essere ciò che le sostituisce.
  3. Le centrali sono molto costose: le centrali delle ultime generazioni hanno giustamente molti e sofisticati sistemi di sicurezza, per cui sono molto costose da costruire. E sono costose da manutenere e poi dismettere. Nessuno fa veramente una valutazione economica del processo nel suo complesso (almeno io non l’ho trovata) ed il sospetto che il costo ricada largamente sulla collettività è fondato.
  4. Il problema delle scorie è irrisolto: non esistono ancora siti definitivi per l’immagazzinamento delle scorie radioattive. Per ora vengono messe in siti temporanei, magari dopo trattamenti per ridurne la pericolosità e la tossicità. In Italia in particolare le scorie delle poche centrali che hanno funzionato fino all’1987 sono ancora in siti spesso fatiscenti, e comunque con elevati costi di gestione (c’è un bellissimo Report sull’argomento).
  5. Il problema della sicurezza delle centrali. E’ certamente vero, come viene spesso detto, che le centrali moderne (di terza generazione plus) sono intrinsecamente molto più sicure delle centrali che hanno avuto incidenti. Ed è anche vero su scala planetaria la dose di radiazione dovuta agli incidenti nucleari è piccola se non trascurabile. Tuttavia è quasi impossibile valutare la correlazione di eventi catastrofici ed errori umani che possono portare a rendere inoperativi i sistemi di sicurezza nelle centrali, come purtroppo la storia passata e recente ha dimostrato. Inoltre, oltre ai malfunzionamenti ed ai terremoti, dobbiamo anche pensare alla possibilità di attacchi terroristici. Il potenziale danno che una centrale nucleare fuori controllo può creare è veramente enorme, ed è molto difficile bilanciare questo danno con la piccolissima probabilità che esso si verifichi.
  6. Infine, un argomento italiano. E’ triste dirlo, ma il nostro paese ha dato prova in moltissime opere civili degli ultimi 50 anni di non essere in grado di realizzarle secondo le regole. Difficile credere che nella realizzazione delle centrali si riesca a creare una cultura radicalmente diversa. Cioè, e chi si fida delle centrali realizzate in Italia? Naturalmente le centrali in Europa ci sono, e tante, ed il rischio c’è, ma questo non vuol dire che ne dobbiamo costruire delle altre ed aumentarlo

Per concludere alcune considerazioni personali.

  • Il progresso della società passa sicuramente attraverso un aumento dei consumi energetici. Però questo aumento è stato incontrollato e irresponsabile in passato, con una inversione di tendenza che ancora fatica ad essere accettata dai paesi più spreconi, come gli USA. Il contenimento del consumo, soprattutto attraverso il miglioramento dell’efficienza energetica è assolutamente essenziale per l’umanità, indipendentemente dalle centrali nucleari.
  • Chi cerca di farci credere che senza le centrali nucleari torneremmo alle candele mente: non solo il nucleare rappresenta una piccola frazione del nostro consumo energetico, ma non si può pensare che cresca in modo enorme. Quindi qualche altra soluzione per rimpiazzare le fonti di energia non rinnovabile che si vanno esaurendo va comunque trovata. La strada è chiaramente quella delle fonti rinnovabili (per definizione sono le sole che garantiscono la sostenibilità a lungo termine), ma moltissimo lavoro va ancora fatto per renderle veramente utilizzabili su grande scala. Certo, se non ci investiamo, non succederà mai.
  • Ho sentito qualcuno che commentava che purtroppo gli incidenti dominano le scelte politiche sull’energia nucleare: con l’incidente di Three-Mile Island del 1979 c’è stato un rallentamento della costruzione di nuove centrali. Con Chernobyl c’è stato una riduzione sostanziale nella costruzione di nuove centrali. Forse con Fukushima si deciderà di invertire la tendenza e chiudere il nucleare nel mondo.

Francesco Forti
(Ricercatore INFN)

30 pensieri su “Perché sono contrario al nucleare

  1. Sono abbastanza d’accordo con le motivazioni e le scelte, pero’ ci sono alcune considerazioni da aggiungere in un verso e nell’altro, e per questo l’unica alternativa che abbiamo e’ quella di continuare la ricerca. Se abbandonare il nucleare fa morire la ricerca sul nucleare, penso che a lungo andare avremmo perso, perché, se e’ vero che l’uranio finirà, finiranno anche i combustibili fossili e forse anche prima. Premettendo che sono assolutamente d’accordo con le direttive europee che in materia di problemi energetici stabiliscono la regola del 20/20/20 e che hanno incentivato attraverso le scelte nei progetti europei la ricerca sulla fissione piuttosto che sulla fusione, penso che:
    il punto 1 e’ assolutamente vero, ma non tiene conto del fatto che sarà necessario trasferire (con vettori tipo l’idrogeno, o con trasporti ad elettricità) l’energia create nelle centrali ai trasporti che sono quasi la maggioranza dei consumi, quindi lo scenario e’ destinato a cambiare;
    anche il punto 2 e’ assolutamente vero, e per questo le centrali di nuova generazione “consumano” molto di meno (sempre ammesso che le si voglia fare);
    il punto 3 vorrebbe dire che l’Italia in particolare ha bisogno di un piano energetico nazionale, che e’ fermo dal 79, e questo non riguarda solo il nucleare, c’e’ di molto, molto peggio;
    i problemi 4 e 5 sono legati: finito di bruciare legna, fossili, se non troviamo altri combustibili chimici – sempre che siano sicuri – siamo destinati bruciare la materia. Impariamo quindi a farlo bene!;
    il problema 6 e’ legato a al 3, e concordo a pieno, per questo sono sempre stato contrario alle scelte di questo governo, e del mio ente, sul nucleare, al quale aggiungerei il fatto che la scelta verrebbe fatta con 30 anni di ritardo, e per costriere le centrali ci vorrebbero almeno 12-15 anni, probabilmente in Italia 20, aggravando ulteriormente quanto detto al punto 1.
    Quindi la mia conclusioni sono che non si devono costruire le centrali nucleari previste dal governo italiano ma che si deve necessariamente fare un piano energetico nazionale che includa il nucleare – nelle sua varie forme – e che guidi la ricerca legata al problema dello sviluppo energetico del nostro paese in tutte le discipline (rinnovabili, gas, petrolio, vettori energetici, trasporti, smaltimento e riciclo rifiuti, etc, etc). Non diamo la colpa al nucleare (e alla scienza e tecnologia) delle incapacità politiche di chi amministra la cosa pubblica, e per motivi economici, a discapito della sicurezza, tiene aperte centrali di 50 anni fa!

    Un ricercatore INFN che e’ stato SEMPRE contrario alle scelte italiane sul nucleare e a quelle del suo ente 😉

  2. Io avrei due punti da aggiungere alla lista:
    7 Le centrali nucleari non sono costruite avendo la sicurezza come prima priorita’.
    Prendendo ad esempio gli incidenti di Fukushima
    a) Che ci facevano le centrali in riva all’oceano in una zona ad altissimo rischio tsunami? Le centrali nucleari richiedono una grande abbondanza d’acqua e la riva dell’oceano presenta evidenti vantaggi. Il rischio tsunami e’ tuttavia ben noto in Giappone da almeno milleduecento anni. E’ evidente quali delle due esigenze abbia vinto.
    b) Che ci fanno quattro centrali in fila a poche decine di metri di distanza l’un l’altra? E’ evidente che in questo modo le probabilita’ di incidente si sommano. E’ evidente anche che in questo modo si ottengono economie di scala. A Fukushima, e in tutto il resto del mondo le centrali si costruiscono con piu’ noccioli per sito (ne soffre anche la normalizzazione dei close detector degli esperimenti su theta(13) peraltro). Non vince certo la sicurezza.
    c) Perche’ compiuti i 40 anni di servizio per cui era stato progettato, il nocciolo 1 di Fukushima non e’ stato disattivato? Questo e’ un trend presente in tutto il mondo: negli Stati Uniti, Germania, Giappone, UK, Francia, Russia etc. la vita delle centrali viene prolungata oltre le specifiche di progetto. Si tratta di centrali di seconda generazione, molto piu’ economiche delle tre plus proprio grazie agli inferiori standard di sicurezza. Per di piu’ sono state abbondantemente irraggiate da neutroni per 40 anni. D’altra parte in una centrale l’investimento e’ praticamente tutto sulla centrale e viene ammortizzato dopo una ventina d’anni. Per cui prolungare il funzionamento di una centrale genera un’immenso ritorno economico. A scapito della sicurezza.
    8 Le centrali nucleari sono il miglior strumento di proliferazione nucleare

  3. Mi trovo daccordo soprattutto con Mazzitelli. Provo un profondo fastidio per le scelte dettate dalla paura preventiva, e il nucleare in questo e’ un esempio lampante. E sulle paure hanno sempre soffiato i poteri forti.
    Resto convinto che non c’e’ nessun motivo di avere paura del nucleare: per me e’ una tecnologia di produzione di energia come tutte le altre, con i suoi costi ed i suoi rischi, che vanno valutati in un piano organico. Naturalmente e’ possibilissimo che si arrivi alla conclusione che al momento non e’ affatto conveniente produrre una frazione rilevante di energia in questo modo (e qualche percento del fabbisogno per me e’ gia’ rilevante…) , ma in ogni caso la ricerca e l’innovazione nelle tecniche di sfruttamento dell’energia nucleare vanno assolutamente preservate e potenziate per assicurarci nuove chances nel futuro.
    Ma la fusione e’ proprio un mito ?

    • Il nostro presidente ha detto che per la fusione ci vuole un secolo…
      Il problema è: se è successo quello che è successo in Giappone, popolato dai giapponesi, cosa potrebbe accadare in un paese, come l’Italia, popolato e gestito dagli italiani?…

  4. Sono perfettamente daccordo con Francesco Forti.
    Il nucleare lo vedo una pura follia, un macigno che graverà sulle generazioni future.
    Come avete già detto, il piano energetico dell’Italia risale al 1979, perchè allora non iniziare quantificando quanta energia serva veramente al Paese.
    Perchè non si punta veramente sulla cultura del risparmio energetico invece di avere una ENEL che ti premia se consumi?
    Perchè quando un progettista elettrico rinnova l’impianto elettrico di un negozio di 500mq consiglia di aumentare la potenza nominale a 4,5 o 6 kW? Che cosa devono illuminare?
    Poi ti ritrovi la solita ENEL che ovviamente dichiarerà che non siamo in grado di alimentare tutti i negozi per l’energia richiesta da ciascuno!

    Infine (poi mi fermo), perchè non legiferare a favore di un controllo dei contatori di energia elettrica, invece di lasciare top secret il software con il quale ENEL fa bene i suoi comodi?
    Sono convinto che vedremo crollare tanti castelli di sabbia fatti di tanta energia che a noi non serve e che ENEL ci sta vendendo solo virtualmente.

  5. Le fonti rinnovabili, in particolare l’eolico dicono essere costose.
    Ma nelle altre fonti che vanno “reperite” all’estero uranio compreso ci vogliamo mettere i costi umani sociali ed economici delle guerre che si fanno a scopo “umanitario”

  6. Ma l’evoluzione temporale dei costi è la cosa più importante, Giovanni!
    Il costo di gas e petrolio prima, ma anche del nucleare poi, crescerà a causa della diminuzione dei combustibili fossili e poi dell’uranio, mentre il costo delle rinnovabili può scendere molto man mano che migliora la tecnologia.
    E’ innegabile che il futuro sia nelle rinnovabili. Sul presente, si può discutere…

  7. infatti era proprio quello che intendevo. Sono sempre stato un alternativo 😉
    intendevo sottolineare a Bruno che non occorre mettere di mezzo le guerre per dimostrare che il costo sociale delle rinnovabili non poi cosi’ alto…

    • ma poi immaginiamo la portata devastante di una fonte di energia che è praticamente usufruibile ovunque, senza dover dipendere dai produttori di materia prima (o almeno non più di tanto… ci sarà comunque un po’ di dipendenza per i dispositivi)

      • il problema delle rinnovabili comunque esistono, e probabilmente sono risolvibili, fra i tanti: nessuno conosce costi ed inquinamento del commitoing di pannelli solari; a parte l’acqua e le idee di Rubbia al momento funzionano solo di giorno, accumularle attualmente e’ impensabile. una possibile soluzione sono le reti intelligenti in cui ci si stacca dalla rete elettrica globale e in micro celle si controlla la domanda attraverso l’ICT. Attualmente penso che i limiti del 20/20/20, 20% risparmi, 20% rinnovabili, 20% in meno di combustibili fossili sarebbe gia’ un bel traguardo, considerato anche che in media le case italiane consumano 3-5 volte piu’ del necessario, ci sarebbe tantissimo spazio di manovra, ovvero ricerca, tecnologia ed innovazione, e forse anche un “piano casa” che abbia senso :). Comunque sono anche convinto che prima o poi l’atomo sa da brucia’… ma questo l’ho gia’ detto 😉

  8. Beh, vabbe’, l’inquinamento dei pannelli solari…
    Ho paura che rispetto ai rischi del nucleare o alle emissioni dei combustibili fossili sia un problema del secondo ordine…

  9. Dai, posso fare una battuta di alleggerimento?

    I tempi sono maturi per un ritorno della fusione fredda!

    Partirei comunque dal fatto che l’ottica del funzionamento del mondo odierno vuole produzione di energia spazialmente compatta, poiche nelle regioni ad alta produzione si ha anche alta sfruttamento del terreno. Dobbiamo considerare anche che il problema dell’energia per locomozione e’ un altro problema aggiuntivo, ma poco trattato.

    Credo che un calcolo equivalente ma che evidenzi i pregi e difetti delle forme di produzione energetica sia il calcolo di quanti Joule/giorno*m2 servano per densita’ di famiglie e quanti per densita’ di industria e quanti per densita’ di elemento locomotore

  10. Giova’, nel doc che hai mandato c’e’ scritto questo:

    “Alle problematiche di tipo economico e sociale, si aggiungono quelle di carattere ambientale: l’uso indiscriminato dei combustibili fossili sta producendo sul pianeta alterazioni ecologico-ambientali preoccupanti, dovute all’intensificarsi dell’effetto sAlle problematiche di tipo economico e sociale, si aggiungono quelle di carattere ambientale: l’uso indiscriminato dei combustibili fossili sta producendo sul pianeta alterazioni ecologico-ambientali preoccupanti, dovute all’intensificarsi dell’effetto serra; quest’ultimo provoca, a sua volta, un incremento della temperatura media terrestre, il cosiddetto “riscaldamento globale”. Tale fenomeno, alterando le attuali condizioni climatiche del pianeta e modificando il volume dei ghiacciai e degli oceani, può avere conseguenze disastrose per l’ecosistema mondiale.
    L’adozione di fonti di energia alternative e sostenibili comporta quindi un duplice vantaggio:
    • far fronte alla crisi energetica dovuta al progressivo esaurimento delle riserve di combustibili fossili;
    • evitare rischi di catastrofi ambientalierra; quest’ultimo provoca, a sua volta, un incremento della temperatura media terrestre, il cosiddetto “riscaldamento globale”. Tale fenomeno, alterando le attuali condizioni climatiche del pianeta e modificando il volume dei ghiacciai e degli oceani, può avere conseguenze disastrose per l’ecosistema mondiale.
    L’adozione di fonti di energia alternative e sostenibili comporta quindi un duplice vantaggio:
    • far fronte alla crisi energetica dovuta al progressivo esaurimento delle riserve di combustibili fossili;
    • evitare rischi di catastrofi ambientali”

    Mi sembra che il tono non sia proprio obiettivo…

    • scusatemi, non ho manco letto quello che c’e’ scritto. pero’ a memoria mi pare che i grafici dell’energia per settore siano corretti.
      Mentre mi sembravano fatti abbastanza bene le pagine di wiki e soprattutto la lezione di Mencuccini che vi segnalavo.

  11. Volevo chiedere a Forti se conosce piu o meno l’orientamento degli altri colleghi ricercatori dell’istituto in cui lavora. In linea di massima, per quanto ne sa, come si schierano gli altri suoi colleghi sul nucleare. Insomma qual è l’aria che tira su questo tema? Al referendum cosa voteranno SI o NO?
    grazie

    • Beh, non so qual è il campione di Francesco.

      Il mio mi dice che se la percentuale nella popolazione generale è 75% contrari, 25% a favore, tra i fisici la percentuale di favorevoli è sicuramente superiore, ma non saprei quantificare bene.

      Probabilmente i favorevoli sono (un po’) di più dei contrari, ma non ci giurerei.

  12. Scusate, ma a proposito di sta fobia terroristica, tolto il nucleare non rimangono in ordine sparso:

    – rigassificatori da far esplodere;
    – navi metaniere da far saltare per aria;
    – acquedotti da avvelenare;
    – serbatoi di pesticidi da centrare;
    – petrolchimici da mandare a fuoco;
    – dighe da minare;
    – laboratori di malattie infettive da “aprire”;

    Io trovo tutto il terrore attorno al nucleare abbondantemente non contestualizzato con il resto del mondo in cui si vive e dei rischi pesati con i quali tutti i giorni non facciamo i conti.
    E per quanto riguarda il discorso dell’efficienza energetica in accoppiata con il risparmio energetico, vorrei far notare che si tratta, volendo avere risultati a livello di nazione, di coinvolgere qualche decina di milioni di italiani nell’investire cifre di decine di milaeuro a testa (perchè stringi stringi quei milioni di edifici in classe G sono da sistemare per avere risultatil altrimenti nisba).
    In più non mi pare molto logico l’argomentazione dei tempi di realizzo di centrali nucleari visto la necessità di far qualcosa ora, e poi citare l’impossibilità odierna di staccarsi dai fossili con le sole rinnovabili di moda, perché con pv e eolico il distacco è a qualche punto di percentuale, sicuramente parecchio di meno rispetto ad avere per esempio il carico di base elettrico (25GW) tutto coperto dal nucleare.
    Non capisco quindi l’approccio, il nucleare no perché in ogni caso ci vuole almeno un decennio, le rinnovabili si perchè pur essendo ben poco utili ora con la ricerca & sviluppo qualcosa salterà fuori.

    Ah, e poi la chiccha circa la situazione italiana poco favorevole per avere uno sviluppo serio del nucleare, quando la stessa situazione per motivi mistici dovrebbe invece essere adatta per miracoli energetici in capo alle rinnovabili? beh, facciamo che realisticamente senza il nucleare ci teniamo il nostro bel ed abbondante gas, aumentiamo l’uso del carbone e vediamo per quanto tempo possiamo andare a bussare le porte all’estero per acquistare percentuali del nostro fabbisogno elettrico? Così mi par realistico, per il resto, no, mi spiace.

    • Procediamo con ordine…
      – sicuramente è vero che ci sono pericoli di catastrofi anche in tutte le altre attività umane, anche non connesse con la produzione di energia, se vogliamo dirlo.
      – il problema del nucleare è la scala che potenzialmente può diventare enorme: centinaia di km2 e migliaia, decine o centinaia di migliaia, coinvolte
      – anche non considerando gli incidenti, ci sarebbe la faccenda delle scorie, che -anche se è vero che sono problematiche (lunga vita media) solo in piccola percentuale- vanno considerate per tutte le centrali e per tutti gli anni di funzionamento per ciascun paese che si dota del nucleare.
      Tecnicamente è un problema complicato, e io non mi sento abbastanza competente per dire che è “tutto ok”.
      – riguardo alla trasparenza e “serietà”, è vero. non c’è motivo di ritenere che se non si è seri in una cosa, si sarà seri in un’altra… purtroppo

      • Non credo la gestione di un inquinamento chimico/batteriologico sia molto diverso dal dover gestire una emergenza nucleare dovuta ad un incidenti serio, anche a livello di superficie coinvolta. Mentre penso che a puro livello umano sia molto peggio il primo caso.

        Ah, già che ci sono, visto che come per Chernobyl, ora anche Fukushima Daichi viene preso come metro per dimostrare la non sicurezza del nucleare, ma il dettaglio circa i 6 reattori ancora più vecchi di quello di Chernobyl (i primi 3 quelli messi peggio sono entrati in funzione tra il 70 e il 74, quello di Chernobyl lo hanno iniziato nel 79, a parte tutto il resto del discorso legato alla differente tipologia), assieme al fatto che a Daini e Onogawa non sia in corso l’emergenza che c’è a Daichi, a parità di condizioni avverse esterne (perchè quelle interne dipendono appunto da come risponde l’impianto e la risposta dipende dal progetto e dalla realizzazione), perché continua a NON essere un argomento di discussione?

  13. Il nucleare è interessante a causa della densità di energia enorme rispetto agli altri combustibili, ma per questo la quantità di radioattività “prigioniera” nel reattore è davvero gigantesca. Per cui, anche un rilascio relativamente piccolo potrebbe contaminare un’area enorme. Questa differenza è un dato di fatto, rispetto ai danni da qualsiasi tipo di impianto.

    Quello che è successo a Dai-chi è legato al danno ai motori di emergenza delle pompe, a causa dello tsunami. E’ una fortuna che non sia successo lo stesso a Dai-ni.

    E’ vero che i reattori di generazione successiva dovrebbero essere relativamente più sicuri. Ma non credo che il problema dell’opinione pubblica sia che ci si aspetta che in Italia venga installata una centrale “come quella giapponese”, ma il costo economico e sociale di un ritorno al nucleare nelle nostre condizioni tecnologiche, industriali, sociopolitiche, eccetera.

    • A quello che si sa oggi, il problema a Daichi è stato lo tsunami che ha reso indisponidbile il combustibile per i diesel, tutto alloggiati nello stesso edificio.
      Questo è un problema progettuale e di realizzazione, come lo è anche la capacità di un reattore di “sopportare” stress di questo genere per più o meno tempo.
      Io rimango dell’opinione che dettagli di progetto e realizzativi, pur facendo riferimento nella sostanza a livello di concetto allo stesso principio di funzionamento di un reattore, in realtà in condizioni di emergenza possono e fanno la differenza, e l’italia non è/era in lizza per avere reattori ne’ del tipo di Daichi ne’ del tipo più recente di Daini e Onogawa, sia come reattore in se che come condizioni di contorno.
      Io credo che la fortuna non c’entri molto in quest’ottica, sempre in attesa degli approfondimenti “investigativi” che naturalmente ci saranno.

      Aggiungo solo parentesi sul discorso scorie, a livello ipotetico, 25 GW di nucleare (che ci permetterebbero di avere tutto il carico di base attuale indipendente dai fossili, potendo usare questi assieme ad idroelettrico + gas + pv + eolico per il resto del carico, condizione che di fatto permetterebbe si un taglio drastico sia di emissioni, sia di bolletta energetica verso l’estero per il reperimento del combustibile) in funzione per 60 anni generano un volume di scorie condizionate di alto livello (quello che durano millenni e che sono derivanti dal combustibile esausto riprocessato) che ha come pianta un campo da calcio (uno) e come altezza quei 5 m caratteristici dei cask “eterni”. Lo scenario mi par tutto tranne che allucinante e non gestibile.
      Ma come si diceva sopra, se il problema reale non è il nucleare in se, ma la situazione dell’italia nel suo complesso, beh, ciao italia… 🙂 :-((((

      • Beh, la Finlandia per la sua centrale (con reattori tipo “francese”, cioè EPR) sta scavando (nel granito) dal 2004 il deposito geologico per le scorie (per contenitori di rame da 5 m) e prevedono di completare nel 2020. Un lavoro non da poco.
        Poi.

        35 GW è un’enormità: la potenza totale installata nel mondo dovrebbe essere ancora sotto i 400 GW, quindi stiamo parlando del 10% della potenza mondiale…?

        Le scorie secondo me sono un po’ di più, se non le vetrifichi, almeno come volume.

        Gli Stati Uniti stanno riconsiderando la politica dei depositi geologici (Vedi il caso Yucca Mountain)

        Finisco sul fatto che “ciao Italia” purtroppo viene da dirlo molto spesso, e non è che a me faccia piacere aggiungere cose difficili da gestire alla nostra situazione già non idilliaca.

        Domanda: si era detto che avremmo costruito centrali di generazione III+, quante ce ne sono attualmente in esercizio nel mondo? quanto sono costate? quanto ci è voluto per metterle in esercizio?

  14. 7% circa rispetto all’attuale (25/375), ma visto che a farli ci vorrebbero un 30 anni sicuri, il confronto rispetto ad ora ha poco senso, a meno che ci sia un blocco reale a livello mondiale comunque tra potenza dismessa e potenza nuova installata il trend è in crescita.

    Gli USA con Yucca si sono congelati perchè stanno ripensando alla loro politica di non riprocessamento, hanno decenni di combustibile esausto non riprocessato che sarebbe un po’ comico non riutilizzare visto il potenziale energetico ma stoccare direttamente in modo geologico (e quindi non recuperabile).

    Per le III+ gen ci sono 4 EPR in costruzione e almeno 1 AP 1000 (in Cina), l’avvio per gli EPR sarà praticamente in contemporanea, con tempi che hanno sforato abbondantemente quelli programmati ma se consideriamo la taglia dei reattori e il loro fattore di produzione io non ci vedo questa tragedia, anche considerano la loro vita da progetto (60 anni).
    Guarda, se vogliamo metterla sulle probabilità di riuscire a far qualcosa di concreto, italia compresa, io sono più propenso ad investire nel nucleare anche a tecnologia corrente, perchè per il resto siamo ancora di più in alto mare. Se poi l’obiettivo reale che può andar bene è quello di ridurre di qualche punto percentuale l’uso dei fossili per la produzione di energia elettrica, beh, pure le fer di moda vanno stra bene, ovvio. Ma col piffero che ci si stacca 🙂

  15. Ah, ok. Tu stessi introduci il problema dello stoccaggio a breve-medio termine -prima dello stoccaggio geologico o processamento-che mi pare sia stato uno dei principali problemi delle centrali giapponesi (tutte quelle barre nella piscina)

    Well… quando è stata l’ultima centrale entrata in rete?… 10 anni fa?
    Quanto costeranno le nuove centrali EPR alla fine?

  16. Caro AleD, quindi secondo te, nell’ordine:
    1) Il disastro di Fukushima dimostra che le centrali nucleari sono sicure
    2) Il problema delle scorie e’ facilmente risolvibile, il fatto che nessun paese al mondo l’abbia risolto e’ imputabile al fatto che nessun paese al mondo abbia avuto la voglia di risolverlo.
    3) Il problema delle scorie e’ comunque banale perche’ si riduce al volume di un campo di calcio alto 5 metri. Magari potresti provare ad acquistare un milligrammo di Pu239 per scopi scientifici, spiegando al tuo GLIMOS che occupa una frazione insignificante del portamine della tua matita. Poi ci racconti come e’ andata. (OK, basterebbe un microgrammo a crearti problemi, ma non volevo dare l’impressione di esagerare).
    4) Il problema che una centrale nucleare e’ un facile bersaglio per terroristi o in caso di conflitti bellici e’ insignificante perche’ il terrorista/nemico bellico puo’ scatenarti contro ordigni chimico/batteriologici (perche’ non direttamente una bomba nucleare?) Tipico esempio di mele confrontate con pere.
    5) Le centrali nucleari di generazione III+ hanno dei ritardi non preoccupanti perche’ poi funzionano per 60 anni (e poi volenti o nolenti dovranno fermarsi perche’ avranno consumato tutto l’uranio facilmente estraibile nel mondo).
    Magari potresti linkarci dei siti con lo stato dei ritardi, degli extra-costi e dei problemi contrattuali delle centrali in costruzione, cosi’ ci facciamo un’idea piu’ precisa del tipo di problemi che stanno incontrando.
    6) A priori qualsiasi sorgente di energia da fonti rinnovabili e’ destinata a essere irrilevante (magari potresti dare un’occhiata ai giornali sotto la voce nuova politica energetica in Germania o sorpasso dell’eolico sul nucleare in Spagna, quest’anno)

    Alla tua lista mancano ancora un paio di luoghi comuni, tipo che le centrali nucleari le abbiamo comunque ai nostri confini.

    Nei fatti il nucleare e’ una tecnologia obsoleta che negli ultimi 30 anni non ha saputo fare passi significativi sul fronte dell’efficienza di produzione, processamento delle scorie, diminuzione dei costi, sicurezza degli impianti.
    Nei fatti e’ una tecnologia abbandonata da tutti i paesi occidentali negli ultimi 25 anni. Abbandonata prima di Cernobyl e senza alcun bisogno di referendum popolari. Tutte le nuove centrali sono in costruzione in Cina, India e paesi emergenti.
    Nei fatti e’ una tecnologia che deve il suo sviluppo alla spinta emotiva della crisi del petrolio degli anni 70, e li’ si e’ fermata.

  17. @Qfwfq: Mi spiace ma hai sintetizzato cose che non ho scritto nel modo in cui tu le stai ponendo.
    Come ho già detto se non vogliamo adottare il nucleare per tagliare sul serio l’uso dei fossili, allora ce li teniamo, punto e basta. Anche perchè sarei francamente stufo di voler ripetere enne volte perché le rinnovabili per come le conosciamo non permettono di fare quello che il nucleare. Se le vogliamo pure usare per il carico di base, è ovvio che il legame con le fonti fossili che fanno da backup è e sarà forte. Guarda un po’ la stessa germania punta sul carbone a CCS. Ora io sono più tranquillo nell’avere sotto il mio popo’ un deposito di scorie vetrificate e ospitate nei cask “eterni” piuttosto che avere sempre sotto al mio popo’ un deposito geologico di anidride carbonica & compani. Perché poi voglio vedere nel caso di esalazione di massa cosa succede a chi ci vive sopra. Ops, migliaia di morti istantanei senza nessuna contaminazione radioattiva devono essere tanto meglio?
    Io non sono d’accordo, come ripeto che reputo il terrore attorno al nucleare abbondantemente sovradimensionato rispetto a tutti gli altri rischi che ci SERVE correre per vivere con lo stile di vita che conosciamo e che, chiacchere a parte, nessuno vuole cambiare in peggio.

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