Per SuperB e gli altri progetti bandiera le amare sorprese nel PNR

Dopo l’approvazione del Piano Nazionale della Ricerca (PNR) da parte del CIPE, nella seduta del 23 marzo 2011 (abbiamo pubblicato lo scarno esito della seduta, e segnalato un più ampio resoconto sul Sole 24 Ore), sul sito del MIUR è disponibile il documento definitivo del Piano, il quale, visto i molti mesi trascorsi dalla prima bozza, come prima notazione è intanto slittato dal triennio 2010-2012 al 2011-2013.

Questa è solo la prima delle novità della patinata versione definitiva, rispetto alle prime versioni del documento, la cui ultima bozza risale al maggio 2010 (e le prime indiscrezioni sulla stampa a esattamente un anno fa).

Ma il vero punctum dolens è rappresentato, ovviamente, dalle risorse. Nell’Executive Summary, che immaginiamo sia stato vergato direttamente dal Ministro Gelmini, leggiamo, inequivocabilmente che:

“Il sostanziale allineamento dell‘Italia alla media europea in termini d‘investimenti in Ricerca (0,56% vs. 0,65% in Europa), evidenzia che il sistema pubblico è dotato di risorse sufficienti, ma che non contribuiscono a generare valore in maniera adeguata. Facendo propri gli obiettivi di Europa 2020 e del Programma Nazionale di Riforma, per stimolare Atenei ed Enti Pubblici di Ricerca a contribuire al rilancio del Paese, il PNR suggerisce interventi strutturali per migliorare la governance, la gestione degli Enti stessi, e per garantire ai ricercatori migliori strumenti di lavoro.”

Ben diverse erano le premesse con le quali il Programma era stato pomposamente annunciato:

“Il MIUR impegna il Governo: – ad adeguare, nel periodo 2010-2013, il livello degli investimenti pubblici in azioni di R&S dallo 0,56% allo 0,67% del PIL, come per la media europea. Se si considera la media dei paesi più avanzati, questa percentuale dovrebbe salire all’1%”

La differenza non è di poco conto, un decimo di punto di PIL vale infatti un miliardo e mezzo di euro all’anno, ovvero quasi quanto l’intero ammontare del Fondo ordinario di finanziamento degli enti di ricerca (FOE). Ma queste risorse aggiuntive non ci saranno, dal momento che “il sistema pubblico è dotato di risorse sufficienti” e ha bisogno di “interventi strutturali per migliorare la governance, la gestione degli Enti stessi, e per garantire ai ricercatori migliori strumenti di lavoro” e non di altri fondi.

Altro che portare l’investimento all’1% (che avrebbe significato quasi 7 miliardi all’anno in più!) …

E i progetti bandiera?

Verranno finanziati dallo già asfittico FOE. Per valutare l’impatto di questa semplice constatazione, basta considerare qual è stato l’andamento in termini assoluti – cioè senza tenere conto dell’inflazione – del finanziamento degli EPR nell’ultimo decennio (il Fondo in realtà esiste dal 1999):

Anno FOE (milioni di Euro)
2001 1268
2002* 1575
2003 1550
2004** 1639
2005 1621
2006 1618
2007 1633
2008 1666
2009 1629
2010 1755

* dal 2002 nel Fondo confluiscono i finanziamenti per INFN e INFM(poi accorpato al CNR), che erano stabiliti in precedenza da apposite leggi di finanziamento.

** dal 2004 nel Fondo confluiscono i finanziamenti per gli Osservatori (accorpati nell’INAF) e per l’INGV, in precedenza a valere su altre voci di bilancio

Dunque una sostanziale stagnazione, in termine di finanziamento assoluto, ma basta a questo punto tenere conto dell’inflazione per scoprire che ciò corrisponde in realtà a una diminuzione molto consistente: a partire dal 2004 il fondo ha perso oltre 700 milioni, cioè circa il 30% del suo valore, come – del resto – testimoniano le enormi e crescenti difficoltà degli Enti di Ricerca, i quali, in molti casi, sopravvivono solo grazie a finanziamenti esterni da parte dei programmi della Comunità Europea, o degli enti locali. La tendenza è stata invertita nel 2010, ma l’incremento di oltre 100 milioni nel decreto di riparto dello scorso dicembre recupera solo in parte la perdita accumulata in questi anni.

E per il 2011? 

Il decreto di riparto del 2010 parla chiaro: alla luce del riordino degli Enti vigilati dal MIUR (D.lgs. 213/2010, di cui si è parlato diffusamente in questo blog), nella loro previsione di bilancio per il 2011 le amministrazioni dovranno considerare una base pari all’87% del finanziamento 2010, dal momento che la quota restante verrà così ripartita:

  • l’8% in base, appunto, ai progetti bandiera
  • il 7% in base alla valutazione della qualità della ricerca

(Per la discussione sul fatto che l’8% e il 7% vengono calcolati sul fondo pre-assegnato, quindi già tagliato rispetto al 2010, per cui il 15% dell’87% è esattamente pari al 13%, si legga qui).

Il PNR cristallizza questo dato di fatto e ribadisce che non ci sarà alcuna risorsa aggiuntiva per i progetti bandiera, per i quali è previsto

“…un piano di sviluppo pluriennale ed un connesso profilo di spesa di 1.772 milioni di euro, che sarà sostenuto in maggior parte mediante l‘impiego dell‘accantonamento dell‘8% del Fondo Ordinario di finanziamento degli Enti di Ricerca e per la parte eccedente da una quota della riserva del 7% destinato ai Progetti Strategici di cui all’art. 4, comma 2, DLgs n. 213 del 2009

Ci ricordiamo che cos’è questa “riserva del 7%”? Certo, è esattamente il 7% attribuito in base alla valutazione della qualità della ricerca, e dunque, anche questo sottratto al FOE (uno dei due pezzi del 13%).

E infatti, se studiamo il profilo di spesa pluriennale, ci rendiamo conto che dei 1177 milioni di euro nel quadriennio 2010-2013, oltre un miliardo (1053 milioni) proverrà dal 15% del FOE, anche supponendo che non venga incrementato rispetto al valore del 2010 (1755  milioni di euro).

Infine, veniamo allo specifico dell’INFN e del progetto SuperB: il profilo di spesa prevede 135 milioni di euro nel quadriennio 2010-2013, e rimanda gli ulteriori 115 milioni alle annualità successive, ovvero 2014 e seguenti, per un totale di 250 milioni, a fronte dei 400 milioni valutati complessivamente per il progetto (i restanti 150 milioni dovrebbero infatti provenire dai patner europei).

Occorre però considerare che questi importi vanno a sommarsi al bilancio dell’Ente decurtato, come per tutti gli altri, del 13%, cioè a un totale diminuito di circa 35 milioni l’anno (se prendiamo come riferimento per il budget circa 270 milioni), andando – di fatto – a compensare un taglio complessivo quasi esattamente dello stesso valore.

In estrema sintesi: la SuperB è un progetto bandiera che allo stato attuale, e giudicando sulla base dei documenti ufficiali del MIUR, appare totalmente finanziato sul budget dell’INFN.


Per approfondire: Il testo definitivo del Programma Nazionale della Ricerca 2011-2013 (file pdf)

3 pensieri su “Per SuperB e gli altri progetti bandiera le amare sorprese nel PNR

  1. Non tutto il male vien per nuocere… Puo’ essere che cosi’ SuperB, un progetto che rischiava di portare alla rovina la fisica italiana nella sua voracita’ non commisurata agli scopi scientifici, lasci spazio a progetti piccoli, ambiziosi e intelligenti come quelli che hanno tenuto in piedi l’INFN negli ultimi anni

    • Non capisco come, dal momento che una quota consistente del budget di ricerca verrà vincolata a questo progetto, comunque…
      Le risorse per gli altri progetti – quindi – saranno minori.

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