Lettera aperta dei rappresentanti dei ricercatori INFN ai candidati a Presidente

Sul sito del Rappresentante Nazionale dei ricercatori, la lettera aperta dell’Assemblea dei rappresentanti.

Lettera aperta ai candidati a Presidente dell’INFN 

Caro Candidato, 

L’Assemblea dei rappresentanti dei ricercatori, dipendenti ed associati, dell’INFN ha elaborato questa lettera aperta indirizzata ai candidati a Presidente dell’INFN. Il testo individua alcune delle problematiche del nostro Ente, che per comodità sono state suddivise in quattro aree. Per ciascuna di esse vengono formulate delle domande che sintetizzano i nodi principali che riteniamo il futuro Presidente dovrà affrontare e, ci auguriamo, contribuire a risolvere.

Visione generale 

L’organizzazione dell’INFN è soprattutto l’espressione della comunità scientifica che lo costituisce: ogni singolo ricercatore svolge un lavoro prezioso contribuendo sia ad accrescere il patrimonio di conoscenze, sia alla gestione dei progetti e al consolidamento delle politiche scientifiche, tramite meccanismi di partecipazione che si sono affermati in una storia di oltre mezzo secolo. Per valorizzare al meglio questa ricchezza, è essenziale che vengano garantite e favorite la trasparenza nei processi decisionali e la circolazione delle informazioni e delle idee, così come un rapporto costruttivo tra la base, che esprime le proprie esigenze, e la dirigenza che si avvicenda alla guida. Il processo di riordino, che ha portato all’adozione del nuovo Statuto, ha sostanzialmente salvaguardato molti aspetti relativi all’autonomia e alla struttura del nostro Ente, ma ha anche introdotto importanti novità. Siamo ora nel pieno della transizione alla nuova organizzazione; nella stesura e successiva applicazione delle nuove norme sarà di fondamentale importanza essere consapevoli della direzione da seguire nel futuro.

Quali dovrebbero essere per il futuro Presidente i valori fondamentali a cui si deve sempre richiamare l’INFN? 

Quali elementi della nostra organizzazione andrebbero assolutamente preservati e valorizzati, e quali andrebbero invece eventualmente migliorati? 

Come si prevede di aumentare il grado di condivisione delle scelte strategiche dell’Ente e renderne partecipi in maniera ampia tutte le componenti della sua comunità? 

Politica scientifica 

Nell’immediato futuro si vedranno gli attesi risultati degli esperimenti a LHC, sulla cui progettazione e costruzione si è concentrata una grossa fetta degli investimenti umani e finanziari della nostra comunità. Tutto questo sarà il risultato di un impegno pluriennale che si svolto in un contesto di notevole autonomia nelle scelte scientifiche e con sufficienti risorse finanziarie a disposizione. La nuova presidenza si troverà invece ad operare in un contesto notevolmente mutato, in cui le risorse finanziarie si sono complessivamente ridotte ed una parte sostanziale di quelle dedicate alla ricerca non potranno più essere autonomamente gestite, ma saranno vincolate a specifici progetti (progetti bandiera e progetti premiali) da sottoporre all’approvazione del MIUR e del Governo. Un rischio è che la realizzazione di progetti sempre più grandi, con collaborazioni sempre più ampie, comporti, in un contesto di ristrettezze di risorse umane e finanziarie, la concentrazione di vaste aree della comunità su pochi temi, con il rischio di una minore differenziazione ed un’eccessiva specializzazione, oltre a quello di un impoverimento di idee e una limitazione di fatto della libertà di ricerca.

Quali sono le prospettive scientifiche dell’Ente negli anni a venire? 

Come si collocherà l’INFN nello scenario europeo ed internazionale? 

Quanta parte avrà ancora la ricerca fondamentale rispetto alle applicazioni che possono avere una rapida ricaduta nell’industria e nella società? 

E’ possibile trovare, e come, un equilibrio fra la realizzazione di grandi progetti e la diversificazione scientifica che è una ricchezza culturale dell’Ente? 

Quale pianificazione di risorse umane ed economiche l’Ente deve perseguire per realizzare i propri progetti e con quali procedure andrebbe attuata? 

Come si dovrebbero caratterizzare i quattro laboratori nazionali? In quale direzione di sviluppo andrebbero incoraggiati e sostenuti? Come favorire la loro capacità di attrazione dei ricercatori stranieri? 

Come va gestito e che conseguenze può avere l’aumento del peso relativo dei fondi esterni rispetto a quelli propri dell’Ente nella gestione della ricerca? 

Personale 

I problemi legati all’inserimento dei giovani sono esplosi in questi anni con il ricorso sempre più ampio al lavoro precario, sia per la crescita delle attività dell’Ente, sia perché il lavoro a tempo determinato risponde più facilmente alla domanda di manodopera, specializzata, laboriosa e poco costosa, utile ai grandi progetti. Gli ostacoli a bandire concorsi e ad assumere imposti dai governi che si sono succeduti e la crisi ormai cronica del mercato del lavoro hanno di fatto reso la situazione insostenibile. Inoltre, negli ultimi anni, soprattutto a causa dei limiti imposti dall’esterno, a cui si è sovrapposto il meccanismo delle stabilizzazioni, l’Ente si è trovato nella condizione di non poter pianificare adeguatamente ed autonomamente l’inserimento di nuove leve. Questo ha portato all’adozione di meccanismi di selezione e valutazione che talvolta non sono sembrati quelli più adatti per offrire ai giovani che aspirano ad una carriera nell’Ente un processo di valutazione competitivo ma chiaro e trasparente e soprattutto stabile nel tempo. Infine, la forte e prolungata riduzione del turnover porterà ad un progressivo ulteriore innalzamento dell’età media del personale. A questo si somma un quadro normativo che ha di fatto reso pressoché nulle le legittime aspettative di carriera per il personale di ruolo. Problematiche analoghe investono la componente universitaria che costituisce parte essenziale della nostra comunità scientifica.

La dotazione organica attuale è adeguata per portare avanti i progetti già intrapresi e quelli previsti per il prossimo futuro? 

Qual è un percorso sostenibile per l’inserimento nelle carriere dell’Ente e, di conseguenza, qual è una percentuale ragionevole di personale a tempo determinato e in generale non strutturato operante all’interno dell’Ente? 

Quali sono le conseguenze delle limitazioni imposte al reclutamento sulle attività scientifiche dell’Ente? 

In questo contesto, come va affrontata la questione della valutazione dell’attività dei ricercatori e del personale in generale, che sta diventando sempre più attuale alla luce del nuovo quadro normativo?  

Rapporti con l’Università

Nei prossimi anni saranno tangibili gli effetti della riforma in itinere del sistema universitario che vedrà non pochi cambiamenti nella sua struttura e nella sua organizzazione (abolizione delle facoltà e ruolo più centrale di dipartimenti, scuole etc., diverse modalità di reclutamento,…).

Quali ripercussioni si può prevedere che tale riforma avrà sulla comunità scientifica dell’INFN composta da ricercatori dipendenti e associati universitari? 

Si può prevede che vengano rimodellate le aspettative e le modalità di carriera dei ricercatori INFN in un quadro di osmosi con l’Università? 

Cordiali saluti

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