Stangata sui buoni pasto

ROMA – Stangata in arrivo per i dipendenti pubblici: la legge di stabilità, infatti, prevede che non possano essere corrisposti buoni pasto se la «durata effettiva della prestazione lavorativa è inferiore a 8 ore». La scure sui ticket potrebbe colpire una parte consistente e degli impiegati pubblici, poichè il loro orario lavorativo settimanale è di 36 ore (7 ore e 12 minuti al giorno). E se i dipendenti che lavorano con lo stesso orario spalmato su cinque giorni (7,12 ore al giorno, appunto) rischiano di perdere fino a un massimo di 154 euro in un mese (il calcolo è fatto sui 7 euro di ticket dei ministeri moltiplicato per 22 giorni lavorativi), le persone che lavorano con un orario modulare potrebbero perdere meno o addirittura nulla.

Nel caso infatti in cui si lavori due giorni per 6 ore e tre giorni per 8 ore (con i cosiddetti rientri pomeridiani) di fatto si mantengono i tre ticket settimanali che si prendono adesso, perchè appunto in quei giorni si lavorano almeno 8 ore. Sul numero delle persone colpite dal provvedimento (che esclude comunque coloro che lavorano nella sicurezza, difesa e soccorso pubblico) non c’è per ora una stima, ma la Cgil ritiene che circa la metà dei dipendenti pubblici lavorino con un orario giornaliero di 7 ore e 12 e senza rientri. E proprio la Cgil denuncia, con la stretta sui ticket, l’ulteriore taglio alle retribuzioni degli impiegati pubblici, già al palo con il blocco della contrattazione deciso dalle manovre del 2010 e di questa estate.

«A 16 anni dalla sua introduzione – dice il responsabile del dipartimento settori pubblici della Cgil Michele Gentile – è stata di fatto decisa l’abolizione dei ticket nel pubblico impiego». «Il Governo farebbe bene a non tagliare i buoni pasto per gli statali – ha detto il numero uno della Cisl, Raffaele Bonanni – perchè la nostra reazione sarà durissima. È una ipotesi che non sta davvero in piedi. L’entità del buono pasto è prevista dalle norme contrattuali e il Governo non può rimettere in discussione quello che è stato sottoscritto all’Aran nei contratti pubblici. Questa è la peggiore risposta che il Governo poteva dare alle richieste della Cisl di discutere un nuovo modello di pubblico impiego, e una riorganizzazione di tutto il comparto pubblico». «Dopo aver bloccato gli stipendi agli statali – afferma il segretario confederale della Uil Paolo Pirani – si vuole togliere loro anche l’opportunità del pasto come hanno gli altri dipendenti privati. C’è un particolare accanimento del Governo sui pubblici dipendenti che invece dovrebbero essere valorizzati. Questo conferma la validità della decisione della Uil di aprire nel Paese una vertenza per il pubblico impiego con lo sciopero del 28 ottobre e la manifestazione a Roma».

Fonte: Leggo.

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