[Storia]: autunno 1998, i ribelli del cartellino

“NOI RICERCATORI COSTRETTI A TIMBRARE IL CARTELLINO”

Milano – “Al Nobel non si arriva timbrando il cartellino“. Con questo slogan i ricercatori dell’Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) hanno deciso di abbandonare una silenziosa protesta che correva via Internet dal settembre scorso uscendo allo scoperto. Dal primo luglio gli scienziati nucleari italiani con il loro tesserino magnetico devono registrare l’entrata e l’uscita dal laboratorio. Lo stabilisce il nuovo contratto di lavoro che regola il mondo della ricerca.

E’ un provvedimento inaccettabile“, dice Mario Macri’, illustre scienziato che al Cern di Ginevra ha scoperto il primo atomo di antimateria e che ora rappresenta i suoi colleghi dell’Istituto. “Il controllo dell’orario – aggiunge – e’ un ostacolo all’attivita’ di ricerca ed e’ incompatibile con la natura e la motivazione del lavoro scientifico“.

Il provvedimento riguarda tutti ma forse non e’ un caso che la protesta nasca in un Istituto che ha fatto parlare di se’ in questi anni per i meriti conquistati e per questo e’ indicato come esempio di buona gestione della scienza. Forse anche per questo i toni sono accesi. “Si tratta di un limite burocratico – prosegue Macri’ – imposto a chi da sempre senza limiti di tempo dedica le proprie energie intellettuali e morali alla ricerca conseguendo risultati riconosciuti dalla comunita’ scientifica internazionale. In nessuno dei grandi laboratori – aggiunge – dal Fermilab di Chicago a quello di Desy di Amburgo o in altre istituzioni analoghe all’Infn italiano si e’ mai pensato di introdurre una misura del genere“.

Questo provvedimento legato alla riforma Bassanini ci fa tornare indietro negli anni ed e’ inattuabile in particolare nell’Infn che ha stretti rapporti con l’Universita’” commenta il fisico Carlo Bernardini.

Ma la protesta e’ stata innescata in realta’ da una norma aggiunta in coda al contratto e poi dimenticata. Essa permetteva di superare il controllo degli orari puntando invece su una valutazione dei lavori compiuti. Ma nessuno ha rischiato di stilare le regole per far l’esame ai colleghi e cosi’ nell’attesa prevale l’applicazione del cartellino e le 36 ore di lavoro da rispettare settimanalmente. Riusciranno gli scienziati ad accettare l’idea che gli esami non finiscono mai?

Giovanni Caprara, dal Corriere della Sera di Mercoledi’ 14 Ottobre 1998 pagina 19.

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