Einstein rockstar, sbatti la scoperta in prima pagina

Fonte: Il Manifesto

Einstein rockstar, sbatti la scoperta in prima pagina – Luca Tancredi Barone 

«Mi sembra incredibile che sia successo mentre ero vivo». Della serie: anche i fisici piangono. L’83enne Peter Higgs, non ha saputo nascondere l’umanissima emozione per aver visto dopo quasi 50 anni la prima conferma sperimentale della sua ipotesi: il campo di Higgs esiste e la sua prova è stata mostrata al mondo intero. L’immagine dell’anziano fisico in lacrime, con tanto di standing ovation, rappresenta in maniera ideale come persino una storia di fisica teorica possa diventare notizia da prima pagina.

Gli ingredienti ci sono tutti: un anziano protagonista che ha passato una vita studiando qualcosa che la maggior parte di noi non saprebbe neppure spiegare ma la cui emozione sfonda il muro della torre d’avorio con le armi dell’empatia. Poi c’è l’epopea di migliaia di scienziati di tutto il mondo che costruiscono assieme una collaborazione che si concretizza in un gigantesco anello di 27 chilometri di circonferenza. Infine, come nel più classico film hollywoodiano, non mancano gli imprevisti: i vari incidenti di percorso che hanno costretto a spegnere la macchina e a ritardarne la messa in funzione.

Non è la prima volta che la fisica teorica diventa superstar. Non più di 10 mesi fa, sempre il Cern era ancora una volta sotto i riflettori per la notizia che proprio tutti hanno ascoltato: i neutrini più veloci della luce. Albert Einstein non avrebbe mai immaginato che per qualche giorno le prime pagine di tutto il mondo disquisissero della teoria generale della relatività.

Questi due eventi evidenziano come persino un settore scientifico tradizionalmente ostico e meno permeabile agli interessi economici, al contrario per esempio della biomedicina, sia stato percorso da profonde scosse che investono il suo rapporto con la società. In entrambi i casi, si è deciso di dare pubblicamente un annuncio che ancora non era avallato dalla pubblicazione di nessun articolo, il modo tradizionale di comunicare alla comunità scientifica i risultati di una ricerca.

Oggi i fisici rompono con naturalezza questa tradizione e addirittura, come in un meeting di piazzisti americani, il direttore generale del Cern Rolf Heuer parlando del bosone di Higgs ha detto «io direi proprio che ce l’abbiamo, voi che ne dite?» – anche se Fabiola Gianotti, l’italiana da premio Nobel che guida l’esperimento Atlas, ha chiesto durante la conferenza di avere pazienza e di aspettare di leggere la pubblicazione.

Ma tant’è. Peccato che l’ultima volta in questo gioco gli scienziati siano rimasti scottati: Antonio Ereditato e Dario Autiero, responsabili della collaborazione Opera che aveva portato al risultato dei neutrini in settembre, si dovettero dimettere dopo aver ammesso che c’era stato un errore. Un fatto tecnico che in altri tempi i fisici avrebbero risolto da soli al riparo dagli sguardi del mondo. D’altra parte, esperimenti così complessi mettono in evidenza un altro problema strutturale: come è possibile ripetere i risultati di un esperimento unico al mondo come Lhc?

Fortunatamente la scienza la fanno così tante persone che gli errori – fondamentali per il progresso scientifico – si risolvono grazie alla collaborazione di tutti. Ma il problema metodologico rimane. Per non parlare del fatto che i social media, o i blog degli stessi scienziati, rompono sempre più frequentemente le barriere fra il mondo ella ricerca e l’esterno portando nell’arena pubblica discussioni che un tempo sarebbero avvenute solo in asettiche conferenze o su riviste di settore.

È un bene, se consideriamo un valore che la ricerca scientifica entri nell’arena pubblica, con tutti i limiti che questo implica. È un male se questo significa perdere il rigore necessario quando si annuncia il risultato di anni di complesse ricerche che spesso non è bianco o nero, ma contiene tutta una serie di grigi e implica ancora molto lavoro da fare, come dice Gianotti. D’altra parte, tanto di cappello al Cern: attraverso un sapiente mix di kit informativi accurati e di rodate tecniche di marketing, riesce a rimanere sulle prime pagine. Come quando bastò che un comunicato stampa su un normale black out nei sistemi criogenici dell’Lhc facesse cadere il sospetto che potesse essere stato provocato da una briciola di baguette depositata da un uccellino.

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