«La nostra fisica merita di più»

«La nostra fisica merita di più» – Eleonora Martini 

A due passi da Roma, a Frascati, nei laboratori dell’Istituto nazionale di Fisica nucleare, si esulta come a Ginevra. I ricercatori, ieri mattina, hanno seguito con attenzione, in diretta, la conferenza dei loro colleghi, Joe Incandela e Fabiola Giannotti, dall’auditorium del Cern. Perché nel Centro europeo per la ricerca nucleare sono di casa. La Divisione ricerca frascatana ha dato un enorme contributo agli esperimenti del Large Hadron Collider (Lhc), l’acceleratore di particelle con cui si è potuta verificare l’esistenza del «bosone di Higgs», finora contemplato solo in via teorica. Andrea Ghigo, dirigente tecnologo e responsabile Divisione acceleratori di particelle dell’Infn di Frascati, per dieci anni ha partecipato alla costruzione di un acceleratore di prova al Cern destinato a proseguire gli studi dopo l’Lhc e gli esperimenti ginevrini chiamati Csm e Atlas. In quest’ultimo, in particolare, ha lavorato un folto gruppo di ricercatori di Frascati, e dalla città laziale viene Pierluigi Campana, lo spokeman di un altro importante studio, l’Lhcb.

Un lavoro cominciato vent’anni fa, a progettare rilevatori speciali di particelle…

Già, e ora la mia divisione contribuisce ai progetti futuri e al prossimo potenziamento di Lhc per aumentare la luminosità, cioè la quantità di eventi che possono essere generati nell’acceleratore, in modo da proseguire gli accertamenti. Qualsiasi sia la particella trovata, sarà necessario costruire una macchina di precisione per fare misure specifiche sull’energia della particella. L’ Lhc usa particelle pesanti, i protoni, che andando a collidere producono una marea di eventi. La cosa positiva è che l’energia che si possono scambiare i protoni è alta, ma usando particelle leggere, come elettroni e positroni, si genera un segnale più pulito. Proprio a Frascati è stato costruito il primo acceleratore ad elettroni e positroni, inventato da Bruno Touschek. La caratterizzazione del bosone di Higgs sarà fatta con l’acceleratore di protoni Lhc, ma per approfondire le ricerche si pensa di costruire un acceleratore che usa elettroni e positroni.

Eppure stavolta, contrariamente a quanto avvenuto per i “super neutrini”, sono pochi i dubbiosi. Perché?

Sono stati confrontati i risultati di due esperimenti completamente diversi, con strumenti, metodiche e ricercatori differenti, ed entrambi rilevano lo stesso segnale.

Perché è così importante questo bosone?

Stiamo cercando di validare sperimentalmente le teorie sulla nascita dell’universo, per capire come dal Big Bang si sia creata la materia. Lo standard model prevede una serie di particelle e di forze di interscambio che danno luogo all’agglomerazione della materia. I bosoni sono particelle che obbediscono alla teoria statistica di Bose-Einstein. All’interno di questa classe di particelle afferiscono anche i bosoni W z0 – per la cui scoperta sperimentale Carlo Rubbia ha avuto il premio Nobel – e questo bosone di Higgs: sono particelle che veicolano una forza. Per esempio il gravitone veicola la forza gravitazionale mentre il fotone quella elettromagnetica. Il bosone di Higgs è il portatore di forza del campo di Higgs che secondo la teoria del modello standard conferisce la massa alle particelle.

Una scoperta molto italiana, dunque, ma avvenuta a Ginevra…

Ma il Cern è un posto molto interessante perché è stato il primo esempio di messa in comune tra i Paesi che ambivano a costituire l’Unione europea. La prima cosa non è stata costruire una banca comune o una difesa comune, ma mettere insieme le conoscenze. Voluto fortissimamente da Edoardo Amaldi e altri ricercatori europei, è un centro di ricerca che nessun singolo Stato avrebbe potuto concepire e permettersi da solo. È finanziato dagli Stati membri dell’Europa e l’Italia dà un grosso contributo. Da tempo però è diventato un centro di collaborazione scientifica mondiale. Lavorando lì si ha comunque sempre l’impressione che sia un posto che appartiene a tutti, che sia un vero bene comune europeo.

L’Italia finanzia il Cern ma taglia la ricerca in casa…

Sicuramente abbiamo sofferto molto dei tagli ma soprattutto dell’impostazione mentale. Tradizionalmente la scuola italiana di Fisica è d’eccellenza, come dimostra l’Infn. Abbiamo ottime università e laboratori, esperimenti di altissima classe, soprattutto nel campo delle particelle. Ma a causa dei tagli, dell’incertezza e della mancanza di prospettive, i nostri migliori studiosi vengono reclutati da aziende straniere. Qui a Frascati avevamo costruito un acceleratore sperimentale molto particolare e del gruppo di 12 ragazzi, bravi e selezionati, in Italia ne sono rimasti solo due, gli altri sono andati negli Usa, in Svizzera o in Germania. L’Europa sta investendo molto in programmi quadro, nel tentativo di ottenere una progressione scientifica tecnologica comune. Ma noi perdiamo i nostri pezzi migliori. Se si riuscisse a valorizzare di più la ricerca in Italia, potrebbe davvero essere un attrattore forte, insieme alle bellezze naturali e storiche. Valorizzare non vuol dire costruire centri di eccellenza ma consolidare università e laboratori di ricerca, e soprattutto offrire agli studiosi e ai ricercatori quelle chance che possano finalmente attrarre anziché respingere.

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