Bosone di Higgs: dopo le lodi la scure sull’istituto di fisica

Fonte: l’Unità
8 luglio 2012

Ci si poteva aspettare tutto, tranne che per risparmiare il governo dei professori tagliasse via «la particella di dio». E invece tra le vittime della spending review, c’è finito anche, indirettamente, il «bosone di Higgs». Troppo caro per la fisica italiana. Al mattino osannata dal presidente della Repubblica per la parte avuta nella scoperta, alla sera raggiunta dalle «disposizioni urgenti per la revisione della spesa pubblica» messe a punto a Palazzo Chigi. A dispetto dei discorsi sulla necessità di investire in ricerca, un capitolo intero nelle tabelle su tagli a beni e servizi è riservato alla «riduzione dei trasferimenti agli enti di ricerca». Tra tutti l’Istituto nazionale di fisica nucleare, che ha dato un contributo determinante agli esperimenti effettuati presso il Cern di Ginevra e alla scoperta della «particella di dio», è quello che subirà il taglio maggiore.

Circa 58 milioni in tre anni: 9 milioni nel 2012, più di 24 milioni nel 2013 e altrettanti nel 2014. Il decreto governativo li definisce «trasferimenti per i beni intermedi». «Sono i soldi con cui costruisco gli esperimenti, li mantengo e mando i miei ricercatori a farli», spiega molto più concretamente il presidente dell’Infn, Fernando Ferroni. Senza, è difficile immaginare che l’Italia in futuro potrà avere un ruolo in progetti importanti come quelli che hanno portato alla scoperta del bosone.

RISPARMI ALL’ITALIANA
Per questo, il presidente dell’Infn non vuole credere alle cifre che legge nelle tabelle elaborate dal governo in cerca di sprechi da tagliare. «Se fossero vere, perderei un terzo della mia capacità di fare ricerca e mi avvierei a diventare un ente inutile». Tanto per dare una misura, i trasferimenti all’Infn per l’ultimo anno ammontano a circa 241 milioni di euro: 24 milioni sono il 10% del totale, ma tenendo conto che circa 135 milioni servono a pagare gli stipendi e un’altra parte di spese, come la corrente elettrica, sono difficilmente eliminabili, 24 milioni sono un terzo di ciò che resta per finanziare esperimenti e missioni all’estero. E più o meno la cifra che l’Istituto ottenne lo scorso anno per i «progetti bandiera».

In tutto, i trasferimenti tagliati agli enti di ricerca ammontano a 200 milioni in tre anni, più di 33 solo nel 2012, altri 88 per il 2013 e per il 2014. Il Cnr perde 6 milioni per il 2012, 16 per il 2013 e altrettanti nel 2014, ovvero il 3,28% dei trasferimenti attuali. L’Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia perde subito 600mila euro e 1,6 milioni a partire dal prossimo anno. L’Agenzie spaziale italiana, 1 milione subito, quasi 3 dal prossimo anno. Resta ancora una speranza, triste, a cui aggrapparsi: «Siamo in Italia e da noi, qualche volta le tragedie finiscono in commedia», osserva Ferroni. Tanto per dirne una, i finanziamenti per il 2013 e il 2014 non sono ancora fissati: «che significa dunque sottrarre dei soldi a una cifra che ancora non c’è?».

Ma c’è un altro dato che preoccupa: il taglio del 10 per cento all’organico di tutti i settori della pubblica amministrazione che colpirà indiscriminatamente anche gli enti di ricerca. «Avrei capito se ci avessero dato degli indicatori di efficienza e ci avessero detto: a quelli dovete attenervi, ma qui i tecnici hanno deciso di fare all’italiana, tagliando un tanto a tutti indiscriminatamente», li critica il presidente dell’Infn, ancora incredulo che l’ente da lui diretto sia stato individuato dal governo come uno spreco da ridurre. «Mi sento in un film dell’orrore: la mattina il presidente Napolitano ci fa i complimenti, la sera ci tagliano anche i tecnici di cui abbiamo bisogno». Altro che «premio al merito», si sfoga Ferroni. «Come minimo – dice – mi sarei aspettato che il via libera alle 70 assunzioni programmate per il 2009». Le ultime prima dello stop al turn over. E invece il governo Monti continua a tenere bloccate anche quelle. «E poi ci lamentiamo se i nostri cervelli migliori fuggono all’estero». La fisica italiana ne perde «almeno quaranta» l’anno. «E certo non è così che si arresta la fuga».

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