Cervelli, fuga obbligata

All’estero il 35% dei 500 migliori ricercatori.

di Fabio Dalmasso

Sono competenti, iperspecializzati, a volte geniali. E la scoperta del bosone di Higgs l’ha dimostrato. Eppure, i ricercatori italiani continuano a emigrare, complice la mancanza di fondi, la precarietà del settore e la scarsa meritocrazia del Paese in cui sono nati.

Sono quasi 1.300 quelli che hanno deciso di trasferirsi all’estero tra dicembre 2009 e febbraio 2010. Il 7% del numero totale dei cervelli italiani, circa 18 mila, secondo gli ultimi dati Istat.

Una fuga di cervelli che negli ultimi 20 anni ha fatto perdere all’Italia quasi 4 miliardi di euro, secondo i calcoli realizzati dall’Istituto per la competitività (Icom). L’importo corrisponde a quanto ricavato dal deposito di 155 domande di brevetto, dei quali l’inventore principale è nella lista dei top 20 italiani all’estero e di altri 301 brevetti ai quali diversi ricercatori italiani emigrati hanno contribuito.

D’altronde, ormai il 35% dei 500 migliori ricercatori italiani lavora all’estero: uno su due si considerano i primi 100. E la situazione non si annuncia rosea, visto gli ultimi tagli del governo di Mario Monti che ha previsto ridimensionamenti per tutti i 12 enti pubblici di ricerca, dal Cnr all’Area Science Park di Trieste… (continua su Lettera 43)

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