ANPRI: La ricerca pubblica si mobilita per modificare il decreto sulla Spending Review

Da più di un decennio si susseguono tagli indiscriminati al personale e alle risorse degli Enti Pubblici di Ricerca, uniti a continue procedure di riordino e cambiamenti normativi che rendono sempre più difficile non solo portare avanti le attività di ricerca esistenti, ma anche fare una sia pur minima programmazione a medio termine. Solo la passione dei ricercatori e tecnologi e la buona volontà del personale tecnico e amministrativo sono riusciti fin qui  a mantenere in piedi linee di ricerca di punta, che producono risultati apprezzati e riconosciuti in tutto il mondo, ma questo ultimo giro di vite mette ora a rischio la sopravvivenza stessa di molti Enti di Ricerca.

Il Decreto Legge n. 95 del 6 luglio 2012, esito della cosiddetta spending review, assesta l’ennesimo colpo, forse quello mortale, al sistema della ricerca pubblica italiana:
… il taglio del finanziamento ordinario agli Enti di Ricerca per complessivi 210 milioni di Euro nel triennio 2012-14, di cui oltre 120 milioni di euro per gli Enti vigilati dal MIUR, che colpisce direttamente i già esigui fondi di ricerca
… l’ulteriore e prolungata riduzione della possibilità di assumere a valere sulle risorse liberate dal turnover (unita alla tuttora negata autorizzazione ad assumere relativa al turnover maturato negli ultimi anni)
… la riorganizzazione delle strutture di servizio tecniche e amministrative che ridurrà la presenza degli Enti di Ricerca presso le Università ed i parchi scientifici
… gli accorpamenti e soppressioni di Enti di Ricerca con una lunga tradizione ed una chiara specificità (come l’INRAN oggi e, secondo voci insistenti, come parecchi altri Enti nelle prossime settimane) senza il minimo confronto con la comunità scientifica coinvolta
… l’ulteriore taglio del 10% delle piante organiche per il personale tecnico-amministrativo, con la messa in mobilità del personale in eccesso e la sostanziale impossibilità di assumerne per parecchi anni
Ce n’è abbastanza per mettere in ginocchio il più virtuoso ed efficiente degli Enti di Ricerca ed azzerare le residue velleità di rilancio della ricerca italiana.

L’ANPRI ha fatto appello al Presidente della Repubblica ed inviato un documento di analisi e proposte ai ministri competenti ed alle commissioni cultura di Camera e Senato per chiedere ancora una volta una rivoluzione copernicana del modo in cui si pensa al sistema della ricerca: nessuno sviluppo è possibile se non si considera la ricerca l’investimento fondamentale per il futuro del Paese. L’ANPRI chiede che il governo faccia subito un gesto di chiarezza: stralci la ricerca dalla spending review ed apra un confronto aperto sul rilancio della ricerca italiana, coinvolgendone tutti gli attori, i ricercatori in primis. Soprattutto, si dica con chiarezza cosa si vuole fare degli Enti Pubblici di Ricerca evitando colpi di mano e trattative segrete. Disperderne o renderne inutilizzabile il patrimonio di competenze e professionalità sarebbe, questo sì, il vero grande SPRECO del pubblico impiego italiano.

L’ANPRI INVITA I RICERCATORI E TECNOLOGI ALLA MOBILITAZIONE CONTRO I TAGLI “LINEARI” CHE METTONO IN GINOCCHIO LA RICERCA PUBBLICA ITALIANA

NELL’AUTONOMIA DELLE PROPRIE PROPOSTE L’ANPRI SOSTIENE  CON SPIRITO UNITARIO TUTTE LE MANIFESTAZIONI DI PROTESTA CHE CHIEDONO LA MODIFICA DEL DECRETO N.95/2012
NON E’ IL MOMENTO DELLE DIVISIONI


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ANPRI – Associazione Nazionale Professionale per la Ricerca
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3 pensieri su “ANPRI: La ricerca pubblica si mobilita per modificare il decreto sulla Spending Review

  1. Non sarà il momento ora, ma a quando una critica sulle assunzioni di personale, sulla gestione di fondi, sulla autoreferenzialità, sulle spese irresponsabili, sulla mancanza di confronto internazionale che pure negli enti di ricerca italiani ci sono state?

  2. Giusto! Quando tutto cio` (la critica intendo alla quale fa riferimento il commentatore precedente) avverra`? Personalmente pensavo che la “spending review” facesse proprio questo. In realta` a vedere come sono avvenuti i tagli negli EPR non c’e` stata nessuna intelligenza nel tagliare. Hanno solo tagliato dove era possibile farlo (cioe` negli enti che non spendono il 90% e piu` del budget nel pagare stipendi).

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