Comunicato FLC CGIL, 26 luglio 2012

Predica bene e razzola male: Ferroni come Monti?

26 luglio 2012

 

Il governo guidato da Mario Monti ha approvato il decreto legge 96/2012, detto “spending review” nome nobile per la solita finanziaria con tagli lineari. Come è noto i tagli che riguardano direttamente l’INFN sono: il taglio del 10% della pianta organica del personale tecnico e amministrativo, la riduzione del finanziamento ordinario di 9.3 milioni di euro nel 2012, e di 24.3 milioni di euro dal 2013 in poi, e la riduzione del buono pasto a 7 euro (per l’INFN era stabilito a 10 euro). Sono i tagli più pesanti tra tutti gli Enti Pubblici di Ricerca nonostante poche ore prima della pubblicazione in Gazzetta Ufficiale tutti, dal Presidente della Repubblica Napolitano al Ministro Profumo, avevano lodato l’azione dell’INFN per il ruolo avuto nella scoperta del bosone di Higgs.

 

Il presidente dell’INFN Ferroni, ha subito reagito con fermezza denunciando l’illogicità dei tagli applicati a un ente che compie con successo la propria missione a tutto campo, dalla ricerca fondamentale a quella applicata, dal trasferimento tecnologico all’industria alla partecipazione ai progetti europei. Sempre Ferroni ha dichiarato l’ingovernabilità dell’INFN se saranno confermati i tagli di bilancio e di personale, arrivando a prendere in considerazione l’ipotesi di dimettersi insieme al Direttivo e alla Giunta. Quello che Ferroni ha chiesto al governo è di considerare l’attività dell’INFN come una risorsa e –se proprio si deve tagliare la ricerca- entrare nel merito delle singole spese in modo concordato.

 

E fino a qui la predica bella. E i fatti? Come queste alte e condivisibili posizioni prendono forma nel ristretto margine di manovra che oggi è nelle mani del presidente Ferroni? Vediamo.

 

Accordo sindacale in materia di contratti a TD. Permetterebbe di guadagnare tempo in attesa dei prossimi concorsi a Tempo Indeterminato e dell’auspicato rilancio della ricerca in Italia, salvaguardando competenza e funzionalità all’interno dell’Ente. Altri enti, INGV e INVALSI tra quelli vigilati dal MIUR, hanno firmato accordi in tal senso. Il presidente Ferroni non vuole nemmeno prendere in considerazione l’ipotesi. Non sarebbe la prima volta che la testardaggine della dirigenza INFN reca danno all’INFN stesso. Vale la pena di ricordare almeno un episodio: all’inizio del 2010 chiedemmo come OOSS all’allora capo delegazione D’Ettorre, all’allora capo del personale De Leo e all’allora presidente Petronzio, di presentare ai ministeri competenti l’autorizzazione a bandire i posti liberati dal turn-over 2009, come tutti gli altri EPR. I tre si opposero testardamente per mesi. Quando si decisero era troppo tardi e furono costretti a presentare la richiesta l’anno successivo. Risultato? A meno di una sempre più improbabile proroga, tra 5 giorni, il 31 luglio, l’INFN perderà i posti del turn over 2009. 72 posti. Settantadue.

Abbiamo provato in tutti modi possibile a far ragionare il presidente sulla necessità di preparare subito un accordo simile a quello dell’INGV, per il bene di tutti, di tutto l’INFN. Per non lasciare nulla di intentato, insieme alle altre OOSS, ieri abbiamo inviato in merito una lettera accorata e dettagliata a tutti i direttori, in occasione del Consiglio Direttivo di oggi (trovate il testo allegato al comunicato): il rischio è sprecare risorse con concorsi inutili; il rischio è perdere altre risorse di personale; il rischio è rovinare l’INFN.

 

Se anche l’obiettivo fosse la diminuzione dei TD in servizio, come in più occasioni affermato dal direttore generale Giunti, il criterio non può essere “a chi tocca, tocca”, senza entrare nel merito delle attività, delle competenze, della politica scientifica, della programmazione del lavoro, delle risorse coinvolte. Senza tutto ciò quello che resta sono i tanto osteggiati “tagli lineari” di Monti, ma anche di Berlusconi prima di lui. È facile cacciare i precari, magari bravi, magari idonei a più di una selezione, magari anche giovani, proprio quelli che a parole vorremmo in Italia per rilanciare la ricerca. È facile cacciare la parte più debole ma anche più vitale dell’INFN, senza la quale molte delle attività e degli esperimenti non potrebbero essere condotti. È facile, ma che senso ha? Che senso ha avere un Presidente e un Consiglio Direttivo di nomina scientifica, se l’unica politica è quella della mera contabilità, la stessa che taglia all’INFN i soldi per la corrente elettrica pensando alle luci lasciate accese invece che agli acceleratori?

FLC CGIL

12_07_25_appello_direttori

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