Ferroni (Infn): «Minimizzati tagli a ricerca. La disgrazia rimane ma c’è un’altra strada»

«Serve autonomia e una vision politica che la colleghi all’industria»

[ 1 agosto 2012 ]

Luca Aterini

I tagli a istruzione e ricerca sembrano un must tutto italiano quando arriva l’ennesimo giro di vite ai conti pubblici. Si parla di rilanciare la crescita, ma si inibiscono le potenzialità del capitale umano. Secondo dati Ocse, nel nostro Paese il tasso di rendimento privato dell’istruzione si aggira attorno al 9%, mentre quello sociale è stimato al 7%: un bello stacco rispetto al tasso d’interesse offerto da un conto in banca. Eppure, il macrosettore della conoscenza è sempre in prima fila in caso di sforbiciate.

Un esempio eclatante in tal senso riguarda l’Infn, l’Istituto nazionale di fisica nucleare: dopo le dovute celebrazioni nazionali per il ruolo centrale ricoperto dall’Istituto nella scoperta del bosone di Higgs al Cern di Ginevra, nella prima versione della spending review era colpito con la maggiore durezza.

«La scienza è come un albero, una volta tagliato ci vogliono vent’anni per farne crescere un altro»: il commento del premio Nobel Carlo Rubbia è emblematico del ruolo fondamentale che anche a greenreport.it attribuiamo a ricerca, istruzione e cultura per uno sviluppo sostenibile del Paese. Un ruolo che troppo spesso non è sotto i riflettori quanto meriterebbe: per questo abbiamo contattato Fernando Ferroni (Nella foto), presidente Infn, per un approfondimento sul tema… (continua a leggere su green report)

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