Gli enti di ricerca bocciano il progetto del super CNR

Durante un incontro di fuoco, convocato ieri in tutta fretta dal ministro Profumo, i presidenti degli enti che si dovrebbero rivedere anche oggi hanno criticato l’inatteso progetto di accorpamento piovutogli addosso come una vera e propria doccia fredda

Fonte: Il Sole 24 Ore

Marzio Bartoloni

È una levata di scudi quella arrivata ieri dai vertici dei 12 enti di ricerca e dai sindacati che hanno bocciato il piano di razionalizzazione voluto dal ministro Francesco Profumo che punta ad accorparli in una solo struttura: un super-Cnr (Centro nazionale delle ricerche) affiancato da due Agenzie, una per il trasferimento tecnologico e l’altra per il finziamento.

Un piano anticipato ieri dal Sole24 Ore che dovrebbe prendere corpo nel testo definitivo del Ddl di stabilità varato dal Governo nella notte di martedì scorso. Durante un incontro di fuoco, convocato ieri in tutta fretta dal ministro Profumo, i presidenti degli enti che si dovrebbero rivedere anche oggi hanno criticato l’inatteso progetto di accorpamento piovutogli addosso come una vera e propria doccia fredda.

«È stato un dialogo difficile» ha spiegato Fernando Ferroni, presidente dell’Infn presente ieri all’incontro. «Per quelle che sono le informazioni circolate questo provvedimento non ha senso», ha aggiunto Adriano De Maio, presidente del Consorzio per l’area di ricerca di Trieste. Le critiche, al momento, non sono tanto rivolte ai contenuti del provvedimento ieri Profumo non ha fornito i particolari-, ma alle modalità attraverso cui il ministro vorrebbe realizzare questo piano, inserendolo cioè nel disegno di legge di stabilità.

«Se una riforma è necessaria – ha commentato Giovanni Fabrizio Bignami, presidente dell’Inaf – questa deve essere perseguita attraverso una discussione ampia seguita da un vero dibattito parlamentare». I presidenti non sono contrari in linea teorica a una riforma della ricerca italiana. «Credo che sia evidente che ci sia bisogno di un progetto di riorganizzazione – ha detto Ferroni – ma sono convinto che in questo si debba coinvolgere tutti gli attori interessati. La mia speranza è che ci sia qualche margine di discussione».

Gli enti interessati dall’accorpamento sono: Consiglio nazionale delle ricerche, Agenzia spaziale italiana (Asi), Istituto di fisica nucleare (Infn), Istituto di astrofisica (Inaf) e gli istituti di geofisica e vulcanologia, di ricerca metrologica, di oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs), la stazione zoologica Anton Dohrn di Napoli, l’Istituto di alta matematica, il centro studi e ricerche Enrico Fermi e l’Istituto italiano di studi germanici di Roma.

Le intenzioni di Profumo sarebbero quelle di «accorpare» i 12 enti oggi vigilati dal ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca nel nuovissimo Centro nazionale delle ricerche. E ieri ha fatto capire di non voler far marcia indietro e di voler portare la riforma in Parlamento, dove sicuramente ci sarà battaglia. Riforma che secondo il ministro è necessaria anche per farsi trovare uniti e compatti nel momento in cui si dovrà competere per conquistare i fondi europei che nel prossimo piano Ue «Horizon 2020» saliranno a 8o miliardi.

L’obiettivo è quello di non perdere per strada le risorse che Bruxelles mette a disposizione: il nostro Paese contribuisce, infatti, con una quota che corrisponde all’incirca al 14,4% del totale dei fondi, mentre i finanziamenti che arrivano alla ricerca italiana rappresentano l’8,5% della torta. Una mancata “entrata” che vale 470 milioni.

Per questo entro la fine dell’anno sarà messo a punto un piano italiano -denominato «Horizon 2020 Italy» -che dovrà aiutare i nostri ricercatori, le università e le imprese a intercettare i fondi dell’Unione europea. Un piano che sarà scritto anche in base ai suggerimenti che arriveranno da una consultazione telematica avviata ieri dal Miur sul proprio sito (www.istruzione.it). «I risultati – ha annunciato ieri Profumo – saranno pubblicati a partire dal 15 novembre ed entro la fine dell’anno sarà redatto il documento», in tempo per l’approvazione del bilancio del programma Ue «Horizon 2020», prevista in primavera.

10 pensieri su “Gli enti di ricerca bocciano il progetto del super CNR

  1. bisogna difendere mezzo secolo e oltre di evoluzione del sistema. Questo e’ un tornare al paleolitico. E’ emergenza. Non serve chiedersi piu’ neanche perche’ e come questo accada, ma agire, resistere resistere resistere

  2. Si tratterebbe di una mazzata, forse definitiva, sulla ricerca italiana: chiunque lavora nel settore sa ed ammette onestamente che più è grosso l’ente, più è lento, inefficiente, burocratizzato e soggetto a clientelarismi (deposito di pupilli dei vari baroni e politici…forse questo è il punto!).
    Lo sa anche il ministro, ma si sta preparando una bella poltrona per il “dopo governo”: chi pensate che sarà il super presidente del consiglio di amministrazione del futuro colossale “magna magna CNR”?
    Chi non sa che il signor ministro era il presidente del vecchio CNR e non vede l’ora di togliersi alcuni sassolini dalle scarpe facendole (le scarpe) ai suoi cari vecchi colleghi?
    La realtà, ben nota a tutti nel mondo della ricerca, è che lui sa bene che sta per ridurre tutto in macerie; ma, di queste macerie, sarà il nuovo signore e padrone. Che banda di * ci hanno piazzato le nostre belle banche! Ovviamente in tutto questo macello non è compreso l’IIT di Grilli. Che, guarda caso, ora si trova nella situazione di decidere quanti soldi elargire alla sua creatura (alla quale tornerà una volta finita la bella avventura). Ma stiamo sicuri che non c’è alcun conflitto di interessi: ha sostenuto il Nostro “inconflittuale” eroe, testuali parole, di avere una “muraglia cinese nel cervello” (sic!) che gli impedirà di fare favoritismi.
    Signori, se mi avessero detto che un giorno avrei scritto quanto sto per scrivere, avrei querelato il fellone; ma lo faccio lo stesso: ridateci la Gelmini!

      • La legge 215/04, articolo 2, comma 4, recita: “L’incompatibilità […] perdura per dodici mesi dal termine della carica di governo nei confronti di enti di diritto pubblico, anche economici, nonché di società aventi fini di lucro che operino prevalentemente in settori connessi con la carica ricoperta.” A me pare abbastanza chiaro. Poi tutto si può interpretare o cambiare. Non che pensi che la legge non verrà interpretata o cambiata in modo tale che Profumo possa tornare al nuovo CNR; lo stesso Profumo ci ha provato fino all’ultimo a rimanere presidente del CNR, nonostante la palese incompatibilità derivante dalla stessa legge.

  3. “L’obiettivo è quello di non perdere per strada le risorse che Bruxelles mette a disposizione: il nostro Paese contribuisce, infatti, con una quota che corrisponde all’incirca al 14,4% del totale dei fondi, mentre i finanziamenti che arrivano alla ricerca italiana rappresentano l’8,5% della torta.”

    Qualcuno forse può spiegare a Profumo che se vogliamo recuperare quei soldi, bisogna a) presentare progetti che meritano il finanziamento; b) assicurare una presenza maggiore di italiani negli organi di valutazione. Ma di certo, burocratizzando la rete di ricerca e così indebolendo l’infrastuttura della conoscenza a favore di quella ministeriale, non si va da nessuna parte.

    • Concordo con il punto a ma non con il punto B. Come dovrebbero valutatori italiani aumentare il tasso di successo di progetti a coordinamento o a partecipazione italiana?

  4. Pingback: Profumo, il super CNR e forse tanto gossip | matteodrs

  5. La proposta di accorpamento di tutti gli enti di ricerca potrebbe essere una buona idea, ma richiede tempi di realizzazione molto più lunghi e meditati. Se fatta senza preavviso come nella bozza di decreto che circola in queste ore, avrebbe conseguenze deleterie. Tra amministrazione controllata, nomina dei nuovi vertici, redazione dello statuto si avrebbero 210 gg di inoperatività totale. Poi bisogna vedere in quali tempi il nuovo governo varerà le norme attuative. Molti contratti in essere con le imprese andranno persi perchè non è prevista la trasferibilità a terzi del credito. La maggior parte dei contratti con la UE vengono rescissi se cambia la compagine dei proponenti, mentre solo alcuni casi si potrebbe accedere ad una lunga procedura di rinegoziazione. In queste condizioni la competitività e la credibilità della ricerca italiana all’apertura di Horizon2020 sarebbero ridotte a zero e sarebbe molto diffcile essere accettati nei consorzi che si stanno formando, che richiedono stabilità e certezze.
    Altri tre “dettagli”:
    1) la chiusura di INGV, INOGS ed ISPRA (ci sono anche loro e l’ENEA nella bozza) porterebbe a possibili perdite di funzionalità delle reti di monitoraggio sismico, vulcanico, mareografico e delle frane.
    2) la cessazione dei finanziamenti da imprese ed UE porterebbe alla impossibilità di rinnovare i contratti ai giovani ricercatori a tempo determinato che gravano prevalentemente su queste tipologie di fondi. La fuga dei cervelli conseguente sarebbe massiccia ed inarrestabile
    3) fare questo accorpamento indiscriminato mentre la tanto auspicata Agenzia per la Valutazione (ANVUR) sta esaminando quali enti siano più produttivi ed efficaci di altri getta il sospetto che si voglia evitare finalmente un giudizio sul merito.
    Se siete d’accordo per bloccare il decreto, fatelo sapere al Ministero andando sul loro sito H2020 (http://h2020it.ideascale.com/a/dtd/Rinviare-l-accorpamento-degli-EPR-per-essere-pi%C3%B9-competitivi/223327-20658?submitted=1) e cliccate su “sono d’accordo”

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