Legge Fornero e i precari della PA

Pressing di enti e ministeri su Patroni Griffi per una deroga. Ma i tempi non collimano

Grana di fine anno per la Fornero

A rischio con la sua legge 4 mila contratti solo nello Stato

di Alessandra Ricciardi  

Doveva essere una norma di civiltà, a tutela dei lavoratori, per evitare che si abusasse dei contratti a tempo determinato per mascherare rapporti duraturi. Ma la norma messa in campo dal ministro del lavoro, Elsa Fornero, minaccia di produrre l’effetto contrario, ovvero non più occupati stabili ma più disoccupati.

E non solo nel privato, dove il ministro è stato costretto a intervenire nei giorni scorsi con una nota interpretativa per allentare le maglie della sua legge: per esempio, tra un contratto a tempo determinato e l’altro possono decorrere anche meno dei 60 giorni minimi previsti dalla legge, è una delle concessioni fatte a sindacati e imprese, che dovranno stabilire il nuovo quanto con un accordo anche di livello aziendale. Tutto a posto? No, perché il problema è rimasto nel pubblico impiego, dove dopo anni di blocco delle assunzioni i profili necessari vengono coperti grazie ai contratti a tempo. Contratti reiterati con sospensioni brevissime e senza tener conto del limite massimo dei 36 mesi di durata. Un precariato a volte talmente duraturo che per gli stessi uffici è difficile dire chi è di ruolo e chi no. La grana sta per scoppiare. Entro fine anno dovrebbero essere infatti 4 mila i contratti in bilico tra stato ed enti parastatali. Le stime, che circolano tra Palazzo Vidoni e via Veneto, non tengono conto della situazione di enti locali e sanità, che potrebbe portare a un contingente ben più corposo. E così, un po’ alla spicciolata, stanno arrivando a Palazzo Vidoni le prime richieste di aiuto.

Il ministro della Funzione pubblica, Filippo Patroni Griffi, è chiamato a cercare con la collega del lavoro una soluzione che eviti quello che per i sindacati sarebbe intollerabile: avere «licenziamenti» di massa. C’è anche chi ha provato a muoversi in proprio: lo ha fatto per esempio l’istituto nazionale di geofisica e vulcanologia, che con l’accordo decentrato ha introdotto delle deroghe ai vincoli di durata dei contratti a tempo determinato. Ma Patroni Griffi ha ricordato che la legge 92/2012 prevede che sia il ministro d’intesa con i sindacati a definire, anche per via legislativa, «gli ambiti, le modalità e i tempi di armonizzazione della disciplina del pubblico rispetto al privato». E dunque è opportuno che ci sia un’intesa quadro di settore e che dunque ogni amministrazione non proceda per conto proprio. Il problema è che la legge è in vigore dallo scorso luglio e che un’intesa in materia è stata sollecitata dai sindacati già da settembre. L’atto di indirizzo però non ha ancora visto la luce. E con i tempi che servono per trovare un accordo, con le prevedibili spaccature tra Cisl e Uil da un lato e Cgil dall’altro, la soluzione consensuale non è proprio agevole. Intanto si fa strada in parlamento l’ipotesi di ricorrere a una stabilizzazione dei precari pubblici di lungo corso: la richiesta è stata avanzata per l’Isfol, dove il 40% dei lavoratori ha contratti a tempo.

Per il momento la battaglia è dell’Idv e con i vicoli di bilancio pare assai difficile che il governo possa dire di sì. Aprire ai precari dell’Isfol, del resto, significherebbe aprire alle richieste di tutti.

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