Sulle vicende INRIM

Riceviamo e pubblichiamo:

Leggo ora sul blog del 27-12-2012 delle dimissioni dei due membri del CdA INRIM (uno è quello eletto dai ricercatori INRIM) che porta di default al commissariamento dell’INRIM, unica soluzione che non dipendesse dalle azioni del Presidente Carpinteri, che quindi suppongo verrà “dimesso” per ragioni tecniche.

E’ la conclusione di una penosa vicenda che ho seguito da vicino quale ex Dirigente di ricerca INRIM, seppure ora in pensione, ed il mio giudizio, talora erronemente scambiato per una scelta di campo (quella di difensore del Presidente o della sua area politica), non cambia.

Ribadito quanto ho già detto anche su ArXiv, che ritengo i dati pubblicati da Carpinteri et al. sul piezonucleare non sufficienti per la dimostrazione scientifica di quanto affermato dagli autori, il mio giudizio nel merito, come persona che si è occupata di misure di precisione per oltre quarantanni, è che però non si possa nemmeno trovarvi l’evidenza che tali dati siano stati falsificati dagli autori: sono gravemente insufficienti sotto molti aspetti, ma da questo a proclamare con gran clamore pubblico che sono stati falsificati c’é una radicale e sostanziale differenza, che chiunque in questo blog che si occupi di ricerca scientifica non avrà difficoltà a capire.

La vicenda è stata dunque penosa non tanto per il comportamento del Presidente e dei suoi coautori, quanto per  i metodi inqualificabili che sono stati usati da una comunità scientifica in una campagna oltraggiosa ed impostata sulla denigrazione: insulti di un’incredibile violenza, scritti anonimi, gossip, pubblicizzazione sfrenata degli aspetti più appetitosi per i media, politicizzazione della vicenda che ha contato più sull’appartenenza del Presidente all’area AN che sulla contestazione scientifica -la quale di per sé non avrebbe richiesto una tale enorme ed assillante esposizione mediatica.

Perciò, facendo riferimento alla lettera al Sole24Ore che trovo sul blog sotto la notizia data da Valente, io ritengo che il Presidente ha perfino dimostrato grande moderazione nell’attendere così a lungo prima di avviare le querele, a mio avviso assolutamente giustificate: a nessuno può essere concesso di insultare impunemente. Nel contesto in cui tutto ciò è avvenuto, tale lettera, in cui si afferma che il metodo della querela è indegno per uno scienziato e dimostrerebbe il difetto, è superficiale, se non un’ulteriore obliqua occasione di attacco, ed il mio giudizio personale è che indegna è stata piuttosto un’aggressione che in larghissima parte nulla ha avuto  a che vedere con la scienza.
Quanto è avvenuto supera in gravità l’indubbio difetto degli autori di quegli articoli nel fornire dati più convincenti o nel non aderire al suggerimento di un arbitrato sul metodo e sui risultati; e rende “altra” la questione della compatibilità di quanto asserito dagli autori rispetto alla teoria fisica corrente.

Nonostante in 40 anni di attività scientifica io ne abbia viste di cotte e di crude, non mi era mai capitato di assistere ad una tale orchestrata gazzarra da suburbio. Non ho osservato questo tipo di atteggiamento in precedenti casi che considero analoghi, da quello della “fusione fredda” di Pons e Fleischman a quello dei neutrini più veloci della luce del CERN (ne conosco ancora almeno un altro paio). Trovo anche che troppi Colleghi INRIM si sono lasciati trascinare da alcuni facinorosi che hanno usato metodi “fascisti” o “sovietici”, a scelta secondo le preferenze personali. Metodi che una lunga sperimentazione ha dimostrato peraltro di essere efficacissimi, considerate ad esempio le adesioni bulgare alle varie lettere di “sfiducia”. Quanto alla raccolta di un migliaio di firme su un appello, per mia diretta esperienza derivante da una lunga pratica sindacale, non mi impressiona: nel contesto in cui sono state raccolte, si ottengono in un giorno e significano ben poco.

Concludo dicendo che sono veramente allarmato, oltre che dispiaciuto, che una comunità scientifica (non solo INRIM) possa affrontare il problema sempre molto delicato del giudizio sull’operato di un Collega con un tale apodittica aggressività e, soprattutto, con metodi incompatibili con quello scientifico. Un ultimo esempio dello stile di chi così si è comportato lo si può ora misurare dall’immediata scomparsa dalla pagina Facebook “INRIM” del messaggio di Margherita Carpinteri, e dall’immediata soppressione dalla home page del sito INRIM dell’immagine del Presidente. Più veloci della luce ! Siamo ancora all’iconoclasia medievale? Mutatis mutandis, l’intolleranza dimostrata in questa occasione mi ricorda le reazioni sopra le righe alle dichiarazioni di Mattei sul creazionismo.

Spero di trovare sul blog queste mie considerazioni.

Cordialmente
Franco Pavese

Dr. Franco Pavese
Senior Scientist

8 pensieri su “Sulle vicende INRIM

  1. Gentile Pavese,
    Ritengo che l’articolo di Carpinteri sia insignificante rispetto a tutti gli altri eventi di cui C. si è reso protagonista.
    Tentare di giustificare quello che è successo concentrandosi sull’articolo porta completamente fuori strada.
    Le faccio tre esempi di cose rilevanti:
    – Aver forzato il cambiamento degli obiettivi strategici dell’INRIM introducendovi una fantasia nucleare
    – Aver tentato di introdurre in un posto di primaria responsabilità questa persona: http://cattaneo-lescienze.blogautore.espresso.repubblica.it/2007/11/20/pensatori-contemporanei-2/
    – Aver dichiarato delle enormità scientifiche che nemmeno il barone di Münchhausen avrebbe osato tanto (a partire dalla pretesa di ricavare energia dalla spallazione del ferro)
    Perchè Lei ignora questi fatti nella sua lettera?
    Saluti
    MDL

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  3. Sono autore di un secondo articolo sulle misure di Carpinteri apparso si Arxiv. Il motivo che mi ha spinto a farlo è stata la presenza di gravi errori in quelle misure, errori che possono anche essere stati effettuati in buona fede, non ne dubito, ma che mostrano che gli autori non hanno neppure controllato che i numeri riportati fossero autoconsistenti. In particolare leggere di misure di un numero frazionario di neutroni, o di un numero di neutroni non consistente con la durata delle misure, indica che l’articolo riporta dati presi da misure differenti rispetto a quanto dichiarato.

    Credo esistano degli standard minimi a cui la scienza si debba attenere. E questi standard sono a maggior ragione importanti per il direttore di un importante istituto scientifico. Carpinteri ha utilizzato la propria autorità (guadagnata a quel che posso giudicare con ottimi lavori in un campo a lui più congegnale) per far scavalcare ad articoli spazzatura il filtro del peer review. Ha presentato articoli sostanzialmente identici parallelamente su più riviste. Ed ha usato l’istituto che dirige per promuovere la scienza spazzatura che si è messo a fare. Mi sembrano comportamenti più che sufficienti a giustificare la campagna che i colleghi hanno sollevato nei suoi confronti, con percentuali di adesioni “bulgare” che nessuna orchestrazione, per quanto abile, riuscirebbe ad ottenere.

    Lei cita casi analoghi, ad es. la storia dei neutrini superluminari. Non mi sembra siano lontanamente confrontabili. In quel caso si è trattato di un errore di misura, gestito malissimo, ma isolato, in un contesto per il resto assolutamente di ottima scienza. E il responsabile, molto dignitosamente, si è spontaneamente dimesso. Avrei apprezzato un atteggiamento simile dal prof. Carpinteri, anziché la strenua difesa di tesi indifendibili, arrivando persino alle querele di chi lo criticava.

  4. Pingback: Impact factor » Ocasapiens - Blog - Repubblica.it

  5. Non so a che titolo il Comoretto come altri possano definire scienza spazzatura quella portata avanti da Carpinteri e C. Ha forse replicato gli esperimenti in proprio e dimostrato che non ci può essere emissione di neutroni in quelle circostanze? Questo non vuol dire che l’esperimento sia stato fatto bene, certamente tutte le sistematiche non sono state tenute nel dovuto conto, e personalmente concordo con le critiche di alcuni colleghi pubblicate su Physics Letters, ma questo non significa affatto che il fenomeno non sia meritevole di ulteriori indagini e quindi di un adeguato finanziamento, volto a accertarne la realtà o meno…Per questo la levata di scudi di una piccola parte della comunità scientifica (di scienziati veri fra quei 1000 ce ne sono ben pochi) m’indigna, perchè oltre alla evidente matrice politica del fatto, ci vedo anche l’intenzione di stroncare sul nascere qualsiasi programma ( come tutta la ricerca sulla Cold Fusion) che esca dai confini della scienza ufficiale, che ormai non è più in grado di portare grandi benefici alla società.
    Sergio Bartalucci
    Ricercatore INFN da 30 anni

  6. Non credo di poter replicare un esperimento in cui si contano 2,8 neutroni (non 2,8 neutroni al minuto, proprio 2,8 neutroni), o in cui si riescono a fare 22 misure indipendenti sullo stesso oggetto, ciascuna da un minuto, in soli 6 minuti. Purtroppo io riesco solo a contare un numero intero di neutroni e ci metto un minuto ad eseguire una misura da un minuto. Ho inoltre l’abitudine di pubblicare un solo articolo per esperimento eseguito. L’esperimento comunque è stato replicato, senza successo.

    Riguardo all’articolo di geologia, non contiene misure, ma solo ardite speculazioni.

    Concludo osservando che non ho niente contro chi ricerca, seriamente, sulla fusione fredda. Personalmente sono scettico sull’argomento, ma se qualcuno mi dimostrasse che ho torto non ne sarei che felice, visti i problemi energetici attuali. Ma non credo che la strada giusta sia quella di ipotizzare che reazioni di fantasia, oltretutto fortemente endoenergetiche, in realtà riescano a produrre energia.

  7. Pingback: E il fotone fu « Oggi Scienza

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