I ricercatori scrivono a Napolitano: noi “giovani” senza futuro

Confinati nel precariato

Roma

Un paese che non investe in cultura e ricerca è “destinato a subire profonde ferite in ambito sociale ed economico”. L

o scrivono 258 ricercatori e tempo determinato dell’università in una lettera aperta consegnata alla Presidenza della Repubblica e diffusa oggi, in cui denunciano la grave situazione in cui versano gli atenei italiani e, in particolare, la precaria situazione in cui si trovano i giovani ricercatori.

“A scriverLe questa lettera è chi rappresenta, o meglio dovrebbe rappresentare il futuro dell’Università italiana. Siamo ”giovani ricercatori“che dopo aver conseguito lauree, dottorati di ricerca e specializzazioni post-doc, con coraggio e speranza studiano e lavorano da anni in seno all’Università italiana contribuendo a portare avanti la ricerca e la didattica ei nostri atenei”, spiegano i ricercatori mettendo tra virgolette la definizione “giovani ricercatori” perché si tratta di studiosi spesso di trenta, quarant’anni che, dopo contratti triennali, restano senza alcuna prospettiva di rinnovo.

“Lo scarso investimento – continua la lettera – nel sistema universitario (1% del Pil) pone indecorosamente il nostro Paese al 32mo posto tra i 37 paesi dell’area Ocse. Il fondo di finanziamento statale all’università ha subito una contrazione tale da risultare inferiore all’ammontare delle spese fisse per l’anno 2013. Contemporaneamente il numero dei docenti universitari si è drasticamente ridotto del 22% negli ultimi 6 anni”.

La situazione pesa particolarmente sui giovani ricercatori. “La recente riforma universitaria ha eliminato la figura del ricercatore stabile e introdotto quella del ricercatore a tempo determinato, penalizzando in blocco una generazione di studiosi che viene confinata in uno stato di precariato troppo spesso senza alcuna prospettiva”, denunciano i ricercatori.

La penalizzazione è dimostrata dalla riduzione delle nuove assunzioni che, nel triennio 2009-2012, “ha toccato punte dell’80% nei maggiori atenei italiani”, mentre la riforma Gelmini creava “circa 2.200 posti da ricercatore a tempo determinato senza “tenure track””, finanziati quasi esclusivamente da fondi non ministeriali.

Tutto questo ha di fatto lasciato “i ricercatori senza la possibilità di un serio percorso accademico, in uno stato non regolamentato di precarietà e subalternanza, in pratica in una condizione di lavoro e di vita senza prospettive”.

Un quadro a tinte cupe, insomma, che contribuisce a impoverire la qualità della didattica e della ricerca nelle università italiane e incrementa la “fuga dei cervelli”, svuotando gli atenei di quei giovani ricercatori che, ovunque nel mondo, rappresentano la parte più dinamica della ricerca e della scienza. Per questo, i ricercatori si sono decisi a ricorrere al presidente della Repubblica Giorgio Napolitano. “Noi ricercatori a tempo determinato scriviamo a Lei che ha sempre mostrato enorme sensibilità rispetto a questi temi, fiduciosi che, nonostante sia quasi al termine del Suo mandato, vorrà farsi garante, nei confronti di chi guiderà il Paese nell’immediato futuro, dell’istituzione universitaria italiana e del futuro di un’intera generazione di ricercatori”.

Un pensiero su “I ricercatori scrivono a Napolitano: noi “giovani” senza futuro

  1. Pingback: I ricercatori scrivono a Napolitano: noi “giovani” senza futuro « Carlo's Conner:

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.