Intervento del presidente CNR Luigi Nicolais in occasione dell’audizione al Quirinale del Gruppo 2003

Fonte: CNR

Intervento del presidente CNR Luigi Nicolais in occasione dell’audizione al Quirinale del Gruppo 2003

Signor Presidente

La ringrazio in nome di tutti i presenti per averci concesso l’onore e il privilegio di riceverci in Quirinale.
Dieci anni fa l’Institute for Scientific Information, un’istituzione di Filadelfia, pubblicò l’elenco degli scienziati più citati nel mondo.
Nella comunità scientifica internazionale la citazione è la cartina al tornasole della qualità e della validità degli studi condotti. È il riconoscimento dei pari, e, al tempo stesso, il viatico per i successivi avanzamenti scientifici e disciplinari. Ancor più, la citazione è il collante della comunità scientifica, la sua linfa vitale.
Per questo quando, noi ricercatori italiani, ci ritrovammo in quell’elenco – eravamo allora solo in ventinove – ci cercammo. Avvertimmo l’urgenza di confrontarci e di andare oltre la soddisfazione per l’affermazione e il successo individuale.

Ognuno di noi aveva, e ha, esperienza diretta delle difficoltà e delle criticità del fare ricerca in Italia. Ci sembrò normale, quasi ovvio, che l’essere tra i ricercatori più citati al mondo dovesse tradursi in un impegno. Da subito convenimmo sull’opportunità di utilizzare quel riconoscimento, e la visibilità mediatica che ne derivava, come un pretesto, una leva per sensibilizzare l’intero Paese sul valore e l’importanza della ricerca scientifica.

Fondammo l’Associazione Gruppo 2003 per la ricerca, in cui ciascuno di noi, pur provenendo da estrazioni e sensibilità culturali diverse, mise in comune visioni e proposte iniziando a condividerle con numeri sempre più alti di ricercatori e scienziati italiani. Raccogliemmo le idee in un Manifesto, un decalogo per la ricerca che, nel corso di questi anni, abbiamo sottoposto all’attenzione delle diverse forze politiche e delle più alte cariche istituzionali per accelerare un cambio di passo che restituisse valore, dignità e agibilità al fare ricerca in Italia.

A distanza di dieci anni, sebbene alcuni piccoli risultati si siano ottenuti, lo spirito e gli obiettivi di quel documento restano ancora attuali, validi, cogenti. Tanto che, con parole e in forma diversa, sono stati posti come quesiti programmatici a tutti i movimenti e partiti adesso candidati alla guida del Paese.
Sono domande precise che richiedono risposte e impegni diretti – dalla crescita degli investimenti alla competitività internazionale; dalla semplificazione normativa al valore dei titoli di studio.
E questo perché desideriamo che la ricerca scientifica italiana possa continuare ad avere un futuro importante.

Siamo consapevoli delle criticità attuali, ma proprio per superarle abbiamo bisogno di più ricerca, più università, più scuola.
È nei periodi di crisi che occorre guardare e investire con maggior fiducia e convinzione nella ricerca.

Signor Presidente, come Ella stesso ha rilevato, “la ricerca è una priorità da far valere ancor più in tempi difficili come quelli attuali”.
Solo rimettendo in circolo le energie e le potenzialità della conoscenza scientifica, investendo in sapere, formazione, tecnologie avanzate, potremo dare una svolta all’economia, recuperare competitività e capacità produttiva, creare occupazione stabile, migliorare la qualità della vita per tutti.

La ricerca, poi, è tra i pilastri fondativi per affermare una società equa, giusta, inclusiva, garante di opportunità. Soprattutto è il più efficace strumento per la ricostruzione nazionale: guarda lontano, attrae e mobilita i giovani, parla al mondo, ci rende protagonisti e partecipi del suo futuro.

La ricerca scientifica è un bene prezioso. Un bene di tutti.
Investire in essa, favorirne l’eccellenza è una scelta politica che tutela e valorizza le stesse istituzioni democratiche.
La scienza, che fuga le paure e rende liberi, è la più alta espressione di solidarietà laica esprimibile. È anche per questo che il livello di civiltà e la qualità del futuro di ogni Paese dipendono dall’interesse da e verso la ricerca.

Siamo fiduciosi, Signor Presidente, che la sua sensibilità e la sua attenzione amplificheranno questo nostro sentire e contribuiranno in modo significativo a dare concretezza ai nostri impegni e a quelli del futuro Governo.

Di questo La ringraziamo.

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