Ricercatori di futuro

Left (febbraio 2013).pdf

left2013feb Left – Donatella Coccoli

Un patrimonio di cultura, scienza e tecnologia avanzata che non va lasciato morire. Questo hanno chiesto al convegno di left studenti, professori e rettori. In ballo, una questione fondamentale: lo sviluppo economico e sociale del Paese e la difesa dei diritti di libertà e uguaglianza La conoscenza non ammette compromessi né zone d’ombra. Così come non ammette più ritardi l’Italia dell’università e della ricerca che potrebbe traghettare il Paese fuori dallo stagno della crisi.

La posta in gioco, con le elezioni del 24 e 25 febbraio, è alta. O decidiamo di essere uno Stato che punta sulla cultura, sulla scienza, sulla tecnologia avanzata, oppure ci fermiamo e pensiamo a sopravvivere, dilapidando non solo i risparmi, ma anche quel patrimonio di saperi che abbiamo acquisito negli anni. Nomi di imprenditori lungimiranti come Olivetti o di scienziati come Fermi, Natta e Amaldi, non possono finire nell’oblio. Oggi le idee ci sono, la passione pure, come ha dimostrato il convegno “+ sapere = sviluppo”, che left ha promosso il 12 febbraio al teatro Piccolo Eliseo di Roma.

Le associazioni di studenti Run e Link, le Reti dei precari, e quella dei dottorandi (Adi), gli studiosi di Roars (Return on Academic ReSearch), i professori, i ricercatori – tante realtà esterne ai partiti – hanno raccontato la condizione drammatica in cui si trovano a lavorare e individuato le possibili soluzioni. Andrea Ranieri, editorialista di left, li ha definiti «il popolo dei riformatori», a cui alla fine hanno tentato di rispondere Stefano Fassina e Walter Tocci (di cui l’appassionato intervento conclusivo è pubblicato a pag. 20) del Pd e Umberto Guidoni di Sel.

«Sono questioni centrali quelle della cultura, della ricerca e del sapere», ha detto l’ex assessore alla Cultura di Genova. «Questioni che distinguono il centrosinistra dal centrodestra e anche dai montani». Il pensiero va all’articolo 3 della Costituzione. E al fatto che ai tecnici, vista anche la drastica riduzione delle borse di studio da parte del ministro Profumo, non interessa che lo Stato «rimuova gli ostacoli di ordine economico e sociale che impediscono il pieno sviluppo della persona umana».

Una questione invece vitale, sottolineata al convegno di left. «Lo studio è realizzazione personale», afferma un giovanissimo Dario Costantino, palermitano, portavoce della Federazione degli studenti. «Se l’abbandono scolastico in Italia è del 18 per cento, in Sicilia è 10 punti in più. Non è possibile che il futuro dipenda da dove nasci, da chi nasci e cosa studi. Libertà e uguaglianza devono stare dentro la scuola». Dalle relazioni e dagli interventi sono emerse esperienze e storie di enti soppressi o sottoutilizzati come l’Inran (Istituto nazionale per la ricerca alimentare e la nutrizione) e l’Ingv (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia).

Intere comunità scientifiche che si guadagnano onore all’estero ma che in patria vengono lasciate languire, rimpallate da un ministero all’altro. Gli scienziati hanno fornito una valanga di dati che, rapportati a quelli degli altri Paesi, restituiscono un quadro completo e drammatico della ricerca in Italia. Alla faccia di quegli economisti e opinion maker – il duo Alesina e Giavazzi in primis, ma anche Roberto Perotti e Andrea Ichino, molto citati – che sui giornali dei grandi gruppi industriali dipingono una università piena di fannulloni che sforna inutili laureati o che impiega ricercatori allergici alla valutazione.

Dimenticando anche l’ovvio, e cioè che «i ricercatori sono tali proprio per essere valutati» come ha ricordato Paolo Valente dell’Infn.

E a proposito dello spauracchio Anvur (Agenzia di valutazione del sistema universitario e della ricerca), significative sono state le slides di Francesco Sylos Labini il quale ha demolito l’oggettività di un’agenzia che ha in mano il destino della ricerca e che dipende direttamente dalla politica. Il convegno è servito anche a questo, a fare controinformazione, a svelare quell’attacco mediatico che ha accompagnato i tagli del governo Berlusconi.«L’università, un sacco vuoto dove non vale metterci i soldi, disse la Gelmini», ricorda il professor Giuseppe De Nicolao (Roars), docente di Ingegneria a Pavia, che con un brillante fact checking ha evidenziato che sì, l’Italia è ultima per finanziamenti e laureati, ma nonostante questo, i nostri ricercatori vantano un numero notevole di produzione di articoli, al pari di Paesi con ben più risorse.

«The paradox italian», sottolineava un articolo del Cnrs magazine . Ma quel po’ di ricerca superstite rischia di rimanere soffocata definitivamente se non la si alimenta. E se non la si collega all’economia. «Non si può ragionare per compartimenti stagni», afferma Daniela Palma, economista dell’Enea. «Il declino industriale italiano è il riflesso della mancanza di una politica sistemica del Paese». Un declino che viene da lontano. Nei grafici mostrati dalla ricercatrice la linea piatta della produzione in ricerca e innovazione comincia dagli anni Ottanta. Mentre gli altri Paesi camminano, noi rimaniamo fermi.

«Un accumulo di negligenze», spiega Daniela Palma. «Non si è pensato che il valore della produzione è legato a ciò che si produce», preferendo concentrarsi su una produzione tradizionale. Alla stessa conclusione giunge Francesco Sinopoli, Flc Cgil: «Vogliono svalutare il costo del lavoro per attrarre investimenti esteri, ma la perdita ci sarà sempre perché si producono beni che costano poco». Del resto, si chiedeva Berlusconi qualche tempo fa «perché dovremmo pagare uno scienziato se facciamo le scarpe più belle del mondo?». Nei primi cento giorni di governo, secondo Daniela Palma, sono da attuare tre punti. «Primo, creare una regia tra i ministeri, una sorta di Cipe per la ricerca.Secondo, nominare ai vertici degli enti personaggi dall’alto profilo etico e professionale».

E il nodo cruciale, il più importante, toccato un po’ da tutti, su cui si è soffermato a lungo anche Umberto Guidoni di Sel. «Interventi di spesa in modo da invertire i processi dei tagli pari al 10 per cento della spesa pubblica nei primi 5 anni e poi al 5 per cento negli anni successivi. E naturalmente l’eliminazione del turn over al 20 per cento», che impedisce di assumere nuovi ricercatori. Infine, la politica. Luciano Modica, ex rettore dell’università di Pisa e sottosegretario al tempo di Prodi, riconosce che «errori ne abbiamo fatti, anche noi di sinistra. Ma dobbiamo ricominciare».

E come parole d’ordine per l’università, Modica elenca: «Autonomia, democrazia e qualità, la cui ricerca non serve però per far classifiche ma per migliorare il sistema». Ranieri invece si rivolge ai tre politici suggerendo, citando Delors, di rinegoziare il patto di stabilità in modo da scambiare il debito con l’investimento in ricerca. Una battaglia da fare in Europa. «Occorre un asse di politiche pubbliche che va riorientato in modo strategico», replica Stefano Fassina.

Il responsabile per l’Economia del Pd è consapevole che sia necessaria una politica svincolata dalle emergenze delle Finanziarie, in cui però, tanti margini per tagliare la spesa pubblica non ci sono. Ma un’inversione di tendenza sì, atti simbolici, magari non di milioni di euro: la stabilizzazione dei precari, intanto. «Comunque l’idea di lavoro, di sviluppo e di democrazia – conclude – non può prescindere dalla centralità del sapere e della dignità della persona che lavora».

Foto: Due immagini del convegno “+ sapere = sviluppo”, promosso da left al teatro Piccolo Eliseo di Roma.
A destra, Manuele Bonaccorsi, che ha coordinato il convegno, con Stefano Fassina, responsabile Economia del Pd.
In apertura, l’immagine di uno dei manifesti dell’iniziativa

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.