Ricerca, dall’UE 3,4 miliardi in più all’anno

Fonte: Il Sole 24 Ore

Horizon 2020.
In un documento del Miur gli obiettivi dell’Italia in vista della prossima programmazione 2014/2020

Eugenio Bruno

ROMA

Far crescere del 50% le risorse per l’innovazione che arrivano dall’Ue. Cioè di circa 3,4 miliardi l’anno. È uno degli obiettivi del documento «Horizon 2020 Italia»: un dossier in 132 pagine messo a punto dal Miur in vista del prossimo ciclo di programmazione dei fondi europei 2014-2020 e presentato martedì scorso alla presenza dei ministri dell’Istruzione e della Coesione territoriale, Francesco Profumo e Fabrizio Barca e di John Bell, capo di Gabinetto del Commissario europeo alla Ricerca, Innovazione e Scienza Maire Geoghegan-Quinn.

Punto di partenza di «Hit 2020» è l’analisi dello stato di cose presenti. E soprattutto il ritardo che il Vecchio continente sconta sul piano della ricerca e sviluppo. Come dimostra l’indice Innovation union scoreboard della Commissione europea l’Ue a 27 si posiziona al quarto posto per capacità innovativa. Preceduta da Stati Uniti, Giappone e Corea. E insidiata molto da vicino da Cina e India che, se manterranno il trend di pubblicazioni scientifiche e brevetti degli ultimi anni, potranno presto scavalcare l’Europa. Ma se l’Ue sta male, l’Italia sta peggio. Con una percentuale di investimenti in R&S sul Pil inchiodata all’1,25 per cento. Numeri che, abbinati a una quota troppo bassa di esportazioni ad alto contenuto tecnologico, collocano il nostro Paese tra quelli definiti «moderate innovators».

Partendo da qui il documento del Miur elenca le proposte per ridare slancio alla ricerca tricolore. In attesa che si liberino poste di bilancio nazionali, magari attraverso il credito d’imposta invocato a gran voce dalle imprese, un aiuto può giungere da Bruxelles. Ai 5,2 miliardi che lo Stato destina attualmente alla ricerca – di cui 3,5 miliardi agli atenei e 1,7 agli enti pubblici – il ministero conta di aggiungerne, nel prossimo settennio, 5,1 di fondi europei. Così suddivisi: 1,6 miliardi l’anno dal programma europeo Horizon 2020 e 3,5 dai Fondi coesione. Mentre nella programmazione 2007-2013 queste ultime due voci hanno portato in cassa, rispettivamente, 600 milioni e 1,1 miliardi. Da qui quel saldo positivo di 3,4 miliardi citato all’inizio. Come sottolineato dai ministri Profumo e Barca per riuscirci bisognerà innanzitutto migliorare la capacità di spesa dei fondi. Aggiornando i sistemi di governance orizzontale e verticale e rafforzando l’integrazione con le aziende private. Come lo spiega «Hit 2020».

Partendo dalle proposte emerse dalla consultazione pubblica dei mesi scorsi a cui hanno partecipato 6.000 cittadini e addetti ai lavori, il paper indica quattro linee di intervento collegate: favorire l’incontro tra la domanda di ricerca einnovazione espressa dai cittadini, con l’offerta da parte di università e imprese; ideare un metodo di programmazione che possa incrementare l’efficacia e l’efficienza degli investimenti su ricerca e innovazione; aumentare l’attrattività del sistema per una maggiore mobilità dei ricercatori in entrata e in uscita; intercettare quote crescenti di risorse europee. Suggerimenti che toccherà al prossimo Esecutivo raccogliere.

LE RISORSE Nel ciclo 2007/2013 il nostro Paese ha investito ogni anno 5,2 miliardi di fondi nazionali e 1,7 europei: ora l’obiettivo è di portare questi ultimi a 5,1

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