Il Consiglio Direttivo approva la bozza di accordo per la proroga dei contratti

Come da me (e altri membri del Direttivo) auspicato e – anzi – fortemente richiesto, l’accordo per la proroga ai sensi del D.lgs. 368/2001 dei contratti a tempo determinato, è stato deliberato dal CD dell’INFN, limitatamente ai contratti in essere su fondi propri (MIUR e overhead).

Ecco la dichiarazione a verbale del mio voto (di astensione) sulla delibera in oggetto, che ritengo di dover “esporre” nel modo più ampio possibile, perché i miei atti come rappresentante possano essere vagliati e giudicati da tutti i ricercatori:

L’accordo contiene elementi molto positivi, in quanto permette di tutelare il personale che da molti anni svolge compiti in servizi e infrastrutture di ricerca fondamentali per l’Istituto. E’ molto positivo che, come da me richiesto, dall’accordo non siano stati esclusi per principio tecnologi e ricercatori. Tuttavia, poiché il numero di ricercatori e tecnologi che accedono a contratti su fondi esterni è molto maggiore, questa soluzione è solo parziale e contiene due elementi di criticità.

Il primo, è che non tiene conto del fatto che spesso, soprattutto per i ricercatori, dopo molti anni svolti nell’ambito di specifici progetti, con contratti accesi con fondi esterni, data la natura dei progetti di ricerca – soprattutto quando sono fortemente integrati, come spesso è il caso –  con le attività svolte nella struttura, il personale comunque assume ruoli di assoluta rilevanza, integrati nelle attività ordinarie e difficilmente sostituibili.

Fermo restando il principio di accesso al pubblico impiego per concorso, è assolutamente necessario ribadire che occorre mettere in condizione i nostri precari di poter giocare le loro possibilità nei concorsi per posti a tempo indeterminato (con una frazione di possibilità di successo non infinitesima, naturalmente, come nel caso dei 6 ipotetici posti a livello nazionale nel 2013).

Il secondo, è che in questo modo si certifica che non è possibile, per i ricercatori, disegnare un “percorso” di accesso all’attività dell’Ente, in quanto alla cessazione del contratto in essere, tipicamente su fondi esterni, i rapporti s’interrompono senza memoria – appunto – del percorso formativo e professionale fatto.

Si tratta comunque di un buon risultato, che non deve però indurre a ritenere il problema del precariato risolto. Tutt’altro.

Quello che serve è molto semplice: un ristoro delle risorse di turnover (messaggio – non tanto in codice – al legislatore e al Governo) e un riequilibrio della dotazione organica. Anzi, se fosse possibile, nell’ambito della mai completamente applicata autonomia degli enti di ricerca, un superamento del concetto stesso di organico (naturalmente nell’ambito di un contesto in cui i risultati conseguiti vengono valutati con serietà e trasparenza).

halfglassNon dobbiamo però dimenticare che diventare ricercatori o tecnologi sottende un percorso, un percorso di formazione e di crescita professionale, che non può in nessun modo essere equiparato alle molteplici forme di lavoro temporaneo, in particolare nella pubblica amministrazione. Pur senza disconoscere il valore della mobilità, anche all’estero, e la possibilità di attrarre e riconoscere le eccellenze, non posso e non voglio (almeno personalmente) rassegnarmi ad un concetto di ricercatore “capitano di ventura”. In attesa, purtroppo ancora senza prospettive, di una normativa che valorizzi davvero i ricercatori e tecnologi (non certo attraverso la mai applicata – e forse inapplicabile – tenure track della riforma universitaria), e soprattutto in attesa – finalmente – dei concorsi, per un numero di posti ragionevole, questo accordo è certamente un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto.

Si dice che i precari storici, i “vecchi” siano troppo protetti o comunque meno svantaggiati dei “giovani”, che trovano ogni strada chiusa, tranne quella della “fuga” all’estero. Ma che messaggio sarebbe, per i nostri giovani, quello di ritenere ogni ricercatore comunque perfettamente intercambiabile e la rinuncia a una qualsiasi costruzione di credito per chi si impegna, magari per anni, nelle nostre strutture di ricerca? Che fiducia potranno – questi giovani – riporre in un sistema così cinico? Anche questa “guerra tra poveri” verrebbe facilmente disinnescata con una seria programmazione pluriennale delle risorse umane (oggi resa impossibile anche dalle normative e dai continui interventi di emergenza finanziaria) e da una rimozione dell’assurdo blocco, di fatto, delle assunzioni, non solo negli Enti di Ricerca, ma anche nell’Università.

5 pensieri su “Il Consiglio Direttivo approva la bozza di accordo per la proroga dei contratti

  1. Grazie Paolo. Condivido quello che scrivi, e trovo molto opportuna la tua nota a verbale. Trovo francamente ipocrita la scelta di non tenere conto dei td su fondi esterni. Capisco che i capi progetto continuano a scegliere le persone in totale autonomia, ma è pur vero che il datore di lavoro formalmente è sempre l’INFN, non il capo progetto. Mi chiedo se un progetto di ricerca su fondi esterni possa considerarsi una specie di “repubblica autonoma” dentro l’Ente, una volta che gli ha pagato la sua “tassa” di esistenza con gli overheads.

    • C’è pure da considerare il caso dei vincitori di FIRB, che un “concorso” lo hanno fatto e hanno portato fondi all’INFN. Inoltre, non dimentichiamoci che qualche anno fa c’è stato pure il giudizio di idoneità di ricercatore INFN… di quanti bollini blu hanno bisogno i precari per essere “accettati” dall’ente?

  2. Senza scordarci dei classici “trombati” i quali hanno fatto i primi 5 o più anni su fondi interni e poi allo scadere dell’ennesimo contratto, hanno appoggiato i loro contratti sui fondi esterni perché lì c’erano soldi…..senza che il lavoro e il profilo subissero delle variazioni. Ed ora mi chiedo? A noi la possibilità del contratto fino al 2016 viene negata, anzi al termine del progetto su cui abbiamo il contratto tutti a casa….
    Considerando che sono un amministrativo non vedo la possibilità di rientrare su fondi interni per il prox contratto e sono molto preoccupata.

    • Il passaggio da fondi interni a fondi esterni e’ un modo delicato che ha scovato l’ente per dirti “cercati un lavoro”.

  3. Si diceva dei TD su fondi esterni, e quelli che devono vivere per anni di assegni di ricerca? Lavorano meno o fanno un lavoro meno qualificato dei TD? E i CoCoCo, sono meno competenti dei TD? E quelli che, pagati con soldi INFN, non dimentichiamolo, sono stati assunti dal CNRS nell’ambito di SuperB? Hanno meno esperienza e meno capacita’ dei TD su fondi interni? Io ho la sgradevole sensazione che l’ente stia discriminando, scientemente, tra le tipologie contrattuali nella speranza che i “trombati” vadano a rompere e scatole altrove. Senza contare che, solo pochi mesi fa, l’ente si era detto contrario alle proroghe adducendo come scusa che preferiva potersi scegliere di volta in volta i professionisti migliori e piu’ competenti senza doversi sentire vincolato, evidentemente, a mantenere in attivita’ persone che magari non rientravano piu’ nei suoi piani. Complimenti per la coerenza del management INFN.

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