Decreto del Fare, in arrivo nuove risorse per i “premi al merito”

Emendamento al Dl del fare per far salire gli incentivi al 17% dell’Ffo

I «premi al merito» per le università puntano dritti al miliardo di euro, e provano a fare un balzo del 26% rispetto alle previsioni attuali. Merito della valanga di numeri diffusi martedì dall’Anvur con la valutazione della ricerca 2004-2010, e dell’ex ministro dell’Università Mariastella Gelmini che ha colto la palla offerta dal dibattito sul merito accademico per lavorare a un emendamento al Dl Fare in discussione alla Camera in cui si prevede l’aumento della quota premiale del fondo di finanziamento universitario: emendamento sul quale c’è già stata una triangolazione con l’attuale ministro dell’Università, Maria Chiara Carrozza, e che può quindi imboccare una corsia preferenziale.

Tradotta in cifre, la proposta chiede di destinare «al merito» da quest’anno il 17% del Fondo di finanziamento ordinario, e potrerebbe a spostare sul piatto degli incentivi un miliardo e 30 milioni: la base di calcolo è rappresentata infatti da 6,06 miliardi di euro, cioè la quota di Fondo ordinario libera dagli altri interventi di dettaglio (il Fondo totale 2013 è di 6,69 miliardi). Di questo pacchetto, 680 milioni seguirebbero la strada tracciata dai risultati della ricerca universitaria elaborati dall’agenzia di Valutazione guidata da Stefano Fantoni, mentre il resto sarebbe indirizzato dagli indicatori sulla didattica, quelli che misurano in particolare il tasso di attività degli studenti nell’ottenere i crediti formativi. Negli anni successivi, gli incentivi potrebbero poi tornare a crescere secondo i ritmi più tranquilli già previsti dalle regole attuali, che impongono un aumento annuo oscillante fra lo 0,5% e il 2%. «È molto importante accelerare subito sul finanziamento premiale – spiega Mariastella Gelmini –, perché oggi abbiamo a disposizione dati aggiornati e dettagliati».

Lo stesso ministro Carrozza, del resto, presentando martedì a Roma i dati dell’Anvur, aveva sottolineato l’importanza di questa «rivoluzione della trasparenza» per rilanciare il finanziamento premiale, oltre che ovviamente per far conoscere a docenti, studenti e famiglie «settore per settore quali sono le strutture migliori».
Nel lavoro sull’emendamento si era studiata anche l’ipotesi di inserire una «clausola di salvaguardia» per vietare perdite eccessive agli atenei che brillano meno nelle valutazioni sul merito. L’ipotesi al momento è stata accantonata, anche perché l’efficacia della clausola di questo tipo dipende dalla dinamica annuale del Fondo, come dimostra il fatto che in tutti gli ultimi decreti ministeriali era inserita un’assicurazione di questo tipo, diversa ogni anno e decisa dal ministro. Probabile quindi che si continui a seguire questa strada.

L’arrivo dei nuovi dati Anvur, oltre ad aumentare il significato degli incentivi che fino a ieri dipendevano da valutazioni ormai decennali, potrebbe del resto offrire qualche piacevole sorpresa anche agli atenei, in particolare nel Sud, che occupano gli scalini bassi delle graduatorie generali. grazie al dettaglio delle valutazioni, che scendono nel merito dipartimento per dipartimento.

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