COMUNICATO CNR DEL 23 LUGLIO 2013

NULLI GLI ACCORDI LOCALI AL CNR SU ORARIO DI LAVORO ED OBBLIGO DEL BADGE MAGNETICO PER RICERCATORI E TECNOLOGI

L’ANPRI lo affermava da tempo: gli accordi locali al CNR sull’orario di lavoro sono illegittimi e i Ricercatori e Tecnologi non possono essere soggetti a sistemi automatici di rilevamento delle presenze. Lo abbiamo scritto ripetutamente, anche molto recentemente in merito a due accordi stipulati a Napoli, presso l’IBB, e a Salerno, presso la sede dell’Istituto SPIN.

Gli accordi locali stipulati dopo l’aprile 2006 presso gli Istituti del CNR sono illegittimi perché al CNR non è stato stipulato il contratto integrativo di Ente cui il vigente art. 28 del CCNL 2002-2007 assegna il compito di definire “i criteri generali per le politiche dell’orario di lavoro, ivi compresa la predisposizione dei software per l’utilizzo del sistema automatico di rilevazione delle presenze“.

Inoltre, i Ricercatori e Tecnologi del comparto Ricerca non possono essere obbligati all’utilizzo di un sistema automatico di rilevamento dell’orario di lavoro in quanto il vigente art. 58 del CCNL 1998-2001 (che sostituisce ed abroga il previgente art. 39 del DPR 171/1991)  sottrae i Ricercatori e Tecnologi dall’obbligo di tale accertamento (esplicitamente confermato, invece, per il personale
tecnico/amministrativo dal vigente art. 48 dello stesso CCNL 1998-2001). Né sussiste alcuna apposita fonte normativa relativa al Comparto Ricerca che renda obbligatoria tale forma di accertamento dell’orario di lavoro per i Ricercatori e Tecnologi.

Lo abbiamo detto e scritto ripetutamente, ma senza apparente risultato.

Si è dovuti arrivare all’assurdo ed vergognoso licenziamento di un Ricercatore del CNR, per avere conferma della correttezza della posizione dell’ANPRI.

Un vergognoso licenziamento, nei confronti di un Ricercatore che si era ripetutamente rifiutato di attenersi ad un ordine di servizio del 2009 del Direttore del suo Istituto che, in seguito ad un accordo locale sull’orario di lavoro stipulato nel gennaio dello stesso anno, aveva introdotto l’obbligo di un sistema automatico (badge) per la rilevazione dell’orario di lavoro. Rifiuto che, benché ben motivato, gli era costato prima due provvedimenti disciplinari e poi, al terzo addebito, il licenziamento.

Il giudice del lavoro di Bologna, cui il Ricercatore ha presentato ricorso, ha emesso un’ordinanza collegiale con la quale stabilisce che “l’accordo sindacale del 21 gennaio 2009 […] stipulato non a livello di ente ma in sede locale […] deve essere considerato nullo ai sensi dell’art. 40 del d.legs. n. 165 del 2001, nella parte in cui non ha differenziato, nel disciplinare le modalità di introduzione e di gestione di un sistema con lettore magnetico per l’accesso e la rilevazione delle presenza dei dipendenti […], la posizione dei ricercatori e dei tecnologi da quella del restante personale amministrativo“.

Non solo. Secondo il Giudice, “la contrattazione nazionale ha riservato, in via esclusiva, alla contrattazione integrativa di secondo livello e non a quella locale […], la materia dell’orario di lavoro, ivi compresa la predisposizione dei software per l’utilizzo del sistema automatico di rilevazione delle presenze. Di conseguenza, anche sotto questo profilo l’accordo collettivo [locale] del 2009 deve essere considerato illegittimo“.

Il Giudice ha quindi accolto il ricorso del Ricercatore, ordinando al CNR “in via cautelare e d’urgenza, la sua reintegrazione nel posto di lavoro in precedenza occupato” definendo illegittimi sia il licenziamento che le due precedenti sanzioni disciplinari.

Un licenziamento, vogliamo sottolineare, che è lesivo e offensivo della dignità professionale di tutti i Ricercatori del Consiglio Nazionale delle Ricerche, anche per l’accanimento dimostrato dall’Ente in una vicenda dagli aspetti chiari sin dall’origine.

Ci è d’obbligo, perciò, stigmatizzare con fermezza i comportamenti del Direttore dell’Istituto in oggetto, dei Dirigenti centrali e del
Direttore Generale dell’epoca, comportamenti che hanno destato anche nel giudice, come si legge nell’ordinanza, “non poche perplessità […] in ragione sia della tempestività” del licenziamento, “intimato ad oltre tre anni di distanza dall’ordine di servizio“, che “della proporzionalità tra la sanzione espulsiva adottata e la gravità della condotta del lavoratore, il quale non solo ha in più occasioni, sia pure inutilmente, rappresentato ai superiori le sue perplessità in ordine alla legittimità dell’ordine di servizio n. 5 del 2009, ma ha anche consentito il controllo della sua presenza in servizio, continuando ad applicare le previgenti modalità di rilevazione delle presenze dei ricercatori e tecnologi“.

L’ANPRI, oltre a manifestare piena e completa solidarietà al collega anche a nome dei propri soci, seguirà da vicino, per quanto di sua
competenza, il successivo evolversi degli eventi, auspicando un “ravvedimento operoso” da parte dei vertici del CNR.

Sin da ora, comunque, l’ANPRI chiede formalmente al CNR di notificare agli Istituti che tutti gli accordi locali intercorsi in materia di orario di lavoro dopo l’aprile 2006 sono nulli e che per i Ricercatori e Tecnologi non è in ogni caso obbligatorio il ricorso a sistemi automatici di rilevazione della presenza.

Gianpaolo Pulcini

Segretario Nazionale, Responsabile CNR


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