Comunicato ANPRI: Stato giuridico dei ricercatori e tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca…

com_20130801_statgiur

COMUNICATO 1° Agosto 2013

Stato giuridico dei ricercatori e tecnologi degli Enti Pubblici di Ricerca e mobilità interna al Sistema della ricerca: si fa strada finalmente la consapevolezza… o ci sono altri obiettivi ?

Recenti dichiarazioni e prese di posizione sul tema dello status dei ricercatori e tecnologi degli EPR sembrano aver riacceso il dibattito sul ruolo e le prospettive di chi opera nella “seconda gamba” del sistema della ricerca pubblica italiana. Pur con le dovute cautele e motivate diffidenze (abbiamo la memoria lunga su come si siano affrontati nel passato questi temi), l’ANPRI, che ha da sempre l’obiettivo di ottenere il riconoscimento dello status dei ricercatori e tecnologi di tutti gli EPR, è intenzionata ad evitare che questo inizio di dibattito si disperda con le ferie d’agosto, puntando, anzi, a trasformarlo in un vero e proprio “confronto aperto” tra i vari soggetti coinvolti: Presidenti di Enti, governo, organizzazioni sindacali e comunità scientifiche degli EPR. Il nostro intento è quello di far uscire allo scoperto le reali intenzioni di chi, sempre più frequentemente negli ultimi mesi, annuncia di voler intervenire sullo status dei ricercatori e tecnologi senza però aver mai avanzato, almeno finora, specifiche proposte.

Il Presidente del CNR, Prof. Luigi Nicolais, partecipando agli Stati generali della ricerca e dell’innovazione organizzati dalla Regione Lombardia, ha detto che “occorre rompere le paratie stagne tra università e enti di ricerca”, proponendo la “figura omogenea di ricercatore” di cui aveva già parlato in altre pubbliche occasioni. Il Sottosegretario Galletti del MIUR con delega alla ricerca industriale, anche lui presente alla manifestazione, ha sostenuto la necessità di un “sistema nazionale unico della ricerca”, lamentando le inefficienze di un sistema nel quale le competenze in materia di ricerca sono disperse tra diversi ministeri.

Il tema, è bene ricordarlo, era già stato affrontato nel documento relativo alle linee programmatiche che il Ministro Carrozza ha illustrato alle Commissioni riunite del Senato della Repubblica e della Camera dei Deputati, dove si trovano passaggi interessanti, come ad esempio quello in cui si dice che “tutti gli interventi del Ministero dovranno avere un unico obiettivo: quello di creare un “sistema nazionale della ricerca”, che rappresenta un’esigenza strategica per il Sistema Paese, essendo uno dei volani per lo sviluppo” oppure “sul piano della libertà di ricerca, è una priorità strategica favorire una reale autonomia del ricercatore, che dovrà essere messo in condizione di partecipare liberamente e autonomamente a bandi di ricerca,…. appare necessario il riconoscimento della specificità del lavoro nella ricerca e definizione dello stato giuridico….”.

Anche nel “documento dei saggi” prodotto ad aprile 2013 dalla Commissione istituita dal Presidente della Repubblica subito dopo le elezioni si individuava lo “stato giuridico dei ricercatori degli enti di ricerca” come strumento essenziale per “…consentire una totale mobilità (anche temporanea) dei ricercatori tra enti di ricerca e università…”, valutando che ciò “…consentirebbe di creare, in analogia a quanto già avviene in altri paesi europei, un sistema nazionale della ricerca”.

Nei giorni scorsi è intervenuta sull’argomento anche la UIL-RUA, la quale ha avanzato una sua proposta di status dei ricercatori e tecnologi degli EPR che sembra avere come unico obiettivo quello di regolamentare la mobilità da EPR verso l’università per evitare che il processo risulti funzionale alle sole università le quali, a fronte del blocco del turn-over, rischiano di non poter più garantire le attività didattiche. L’ANPRI condivide, ovviamente, questa preoccupazione (già espressa in precedenti comunicati) ma non ritiene che si possa evitare questo “pericolo” semplicemente proponendo una tabella di corrispondenza tra i livelli del personale ricercatore degli EPR e quelli della docenza universitaria (anche se basata sull’ordinamento professionale del DPR 171/1991 che per l’ANPRI costituisce un principio di stato giuridico ancora valido), né proponendo che “Il personale ricercatore e tecnologo degli EPR che dovesse optare per l’inquadramento provvisorio nel ruolo della docenza godrà delle prerogative di status della corrispondente qualifica dell’amministrazione di arrivo con esclusione dell’elettorato passivo.”

Nell’esprimere dunque la nostra soddisfazione per la consapevolezza che (sembra) stia maturando tra i vari attori circa la necessità, non più rinviabile, di dare uno status ai ricercatori e tecnologi degli EPR, non possiamo non ricordare ai tanti “distratti” che non siamo all’anno zero e che già esistono, per chi li vuole considerare, i presupposti culturali e le necessarie elaborazioni tecnico-giuridiche per la definizione di norme di stato giuridico dei ricercatori e tecnologi degli EPR.

L’ANPRI ha infatti da molti anni illustrato, in più occasioni ed alle diverse parti politiche che si sono succedute alla guida del Paese, i riferimenti per superare la divaricazione interna al sistema ricerca. Fra questi riferimenti: la Carta Europea dei Ricercatori che mutua dal manuale di Frascati la definizione dei ricercatori “professionisti impegnati nella concezione o nella creazione di nuove conoscenze, prodotti, processi, metodi e sistemi nuovi e nella gestione dei progetti interessati”; un successivo documento del Direttorato Generale per la Ricerca e l’Innovazione della Commissione Europea, lo “European Framework for Research Careers”, del luglio del 2011, che propone, sempre riferendosi al manuale di Frascati, una classificazione dei profili che i ricercatori possono ricoprire nei vari stadi della loro carriera, indipendentemente dal particolare percorso di carriera o di settore, volendo con ciò identificare le caratteristiche comuni dei ricercatori anche se operanti in campi diversi dell’istruzione e della ricerca, nel settore pubblico o in quello privato.

Se l’obiettivo dichiarato della Commissione europea è quello di realizzare per i ricercatori un “mercato del lavoro” aperto e trasparente, con carriere comparabili, negli ultimi anni si è andata affermando l’esigenza nazionale di incrementare significativamente l’efficacia e la capacità di penetrazione dell’Italia nella partecipazione ai bandi europei ed internazionali.

I riferimenti e le proposte (nonché le motivazioni) non mancano (!), e una base comune da ampliare e sviluppare nel confronto c’è già. Quello che manca – temiamo – è la reale convergenza degli obiettivi. A parere dell’ANPRI deve essere chiaro e senza equivoci che lo status dei ricercatori e tecnologi degli EPR – sia pure tenendo conto dei diversi contesti normativi e delle specifiche funzioni dei vari EPR – deve avere come riferimento lo status della docenza universitaria. La necessaria “tabella di corrispondenza” dei ruoli non può quindi eludere la definizione di tutti gli elementi che devono concorrere allo status di ricercatori e tecnologi degli EPR.

Nel merito, l’ANPRI ribadisce che si deve procedere con celerità a disegnare una cornice normativa per la professione di ricercatore degli enti di ricerca che definisca:

1. ruolo dei ricercatori e ruolo dei tecnologi degli enti di ricerca;

2. principi di stato giuridico (libertà di ricerca e autonomia professionale, regime di impegno, compatibilità e incompatibilità, valutazione, attività, periodi sabbatici, ecc.);

3. ambito contrattuale specifico per la definizione del trattamento economico;

4. aree scientifiche e settori tecnologici;

5. reclutamento e progressione di carriera;

6. responsabilità scientifica e gestionale dei progetti con committenza esterna;

7. mobilità da e verso istituzioni pubbliche e private di ricerca;

8. premialità;

9. partecipazione agli organi di governo scientifico degli enti di ricerca;

10. competenza in materia disciplinare.

Costituisce un obiettivo strategico per il rilancio del nostro Paese uno stato giuridico di respiro Europeo per le comunità scientifiche degli EPR che, riconoscendo piena dignità alle tante professionalità che lavorano nei settori della ricerca scientifica e dell’alta formazione, ridia slancio ed entusiasmo per l’avanzamento della frontiera della conoscenza, presupposto indispensabile per la crescita culturale, tecnologica, sociale ed economica.

La Segreteria Nazionale ANPRI-CIDA

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.