Domanda per Marina Camusso

Avrei potuto scrivere un messaggio email, ma dal momento che si parla di notizie apparse sui due maggiori quotidiani italiani vorrei esprimere i miei dubbi pubblicamente.

Cara collega,

   vedo che lavori (ci diamo del tu, tra colleghi, vero?) presso il CNR-IRSA, quindi con lo stesso contratto di tutti gli Enti Pubblici di Ricerca (EPR). Poiché la parte fissa dello stipendio è uguale per tutti, l’unica differenza della tua busta paga rispetto a quella che conosco bene (la mia…) può essere solo la parte variabile, ovvero la parte accessoria, come si dice in gergo sindacalese, e la cosiddetta “indennità di ente”, che appunto è una parte che varia da ente di ricerca e ente di ricerca.

Ricordavo che queste variazioni sono piccole, e quindi non mi spiego quello che il giornalista del Corriere della Sera (Leonard Berberi) riporta tra virgolette in un recente articolo a proposito di quanto poco vengono pagati i ricercatori italiani, e cioè che i ricercatori degli enti di ricerca sono pagati più dei ricercatori e docenti universitari.

I primi – secondo i calcoli di Anna Laura Trombetti e Alberto Stanchi – possono contare su una retribuzione lorda mensile iniziale di 1.705 euro che a fine carriera sale a 5.544 euro. I secondi, invece, all’ingresso guadagnano in media 2.400 euro. «Se superano i concorsi e se ci sono posti disponibili – continua Camusso – potranno diventare “dirigenti di ricerca” e aspirare, dopo trent’anni, a 7.500 euro.

Sembra sempre un po’ ozioso e sgradevole disquisire sulla busta paga, però dal momento che questo viene scritto sul maggiore quotidiano italiano, forse è il caso di essere più precisi. A me proprio non risulta che il livello più alto della carriera negli enti di ricerca, il “dirigente di ricerca”, appunto, guadagni più di un professore ordinario. Mentre era certamente vero fino a poco tempo fa (il blocco delle retribuzioni pubbliche in atto da oltre 3 anni non dovrebbe aver cambiato le cose) che il ricercatore universitario al suo ingresso percepisce meno dell’equivalente ricercatore negli EPR. Un collega molto preciso aveva fatto un calcolo sul totale dello stipendio, sulle due carriere parallele e facendo l’ipotesi di passare di livello ogni 10 anni, e alla fine la perdita iniziale degli universitari veniva compensata dal (poco) più alto stipendio da prof. associato e da quello (nettamente) più alto da ordinario (rispetto ai parelleli livelli nell’INFN, per esempio).

Il mio salario galleggia serenamente attorno ai 2000 euro, spesso sotto grazie alle varie addizionali, ma dopo quasi 14 anni di anzianità… Dunque, che il salario di ingresso per i ricercatori degli EPR sia di circa 2400 euro proprio non mi torna… Forse ci si riferisce allo stipendio lordo?

Ma allora non tornano i 5400 euro del massimo di carriera del professore ordinario, che – secondo un recente articolo de La Repubblica sarebbe invece il netto (e comunque non tornano neanche a tanti colleghi professori che nelle tasche si trovano assai meno…)

Non potrò molto probabilmente verificare lo stipendio da dirigente di ricerca, dal momento che da quando sono nell’INFN ci sono stati solo 2 concorsi per il passo intermedio (“primo ricercatore”), l’ultimo dei quali, “intrapreso” nel 2010, non ha ancora concluso il suo iter. Per non parlare di tanti colleghi appena più giovani che spesso alla soglia dei 40 anni ancora attendono l’opportunità di un concorso per il livello di ingresso a tempo indeterminato (l’ultimo concorso per ricercatori, nell’INFN, è di nuovo del 2010). Un’anzianità di livello di 30 anni a questo punto è più una chimera, che una possibilità remota e improbabile (e comunque anche in quest’ipotesi, i 7500 euro lordi non mi tornano, ma non ho controllato le tabelle, sorry).

Conto su un tuo chiarimento, dal momento che ci deve essere qualcosa che mi sfugge. Grazie! Un caro saluto

Paolo Valente (INFN, rappresentante dei ricercatori nel Consiglio Direttivo)

3 pensieri su “Domanda per Marina Camusso

  1. Invece, in Enea, la cenerentola degli Enti di Ricerca, ci sono ricercatori che con 35 anni di anzianità percepiscono uno stipendio misero di 2 mila e 400 euro al mese, Aggravato pure dal fatto che il loro percorso professionale è stato segnato da 1, 2 e in alcuni casi 3 passaggi a costo zero (anomalia tutta Enea)
    Anomalia che nonostante i buoni propositi da parte del Vertice Enea e le dichiarazioni di rito dei sindacati nostrani, alla fine entrambi non hanno mai avuto la volontà di sanare. Però la cruda realtà è che molti colleghi ricercatori “rischiano” di andare in pensione con uno stipendio da diplomato!!

  2. Pingback: Tabelle retribuzioni Università e Enti di Ricerca | Io Non Faccio Niente

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