Università, è allarme precarietà

Roma –  Secondo i dati del Miur, nel 2012 l’università italiana ha raggiunto un trend totalmente negativo: il 60 % fra docenti e ricercatori, lavora con un contratto precario. 

Tra chi si occupa di ricerca come dottorandi, ricercatori a tempo determinato/ indeterminato ed assegnisti, la percentuale sale al 69%, mentre fra i professori quasi uno su due ha il contratto precario. Alla fine del 2012, i “contrattisti” erano 27.664 a fronte di 29.271 fra professori ordinari e associati. Insomma, un  vero esercito di disoccupati. Secondo i piani dell’ex ministro  Gelmini, la riforma avrebbe dovuto eliminare il “precariato stabile e consentire solamente ai meritevoli di proseguire l’attività di ricerca”. Per l’Adi, la legge  ha solo creato i presupposti per un esercito di disoccupati. Entro il 2020, infatti, il 93% degli assegnisti di ricerca che alla fine del 2012 lavoravano nelle università italiane abbandonerà per sempre la carriera accademica; il restante 7% sarà reclutato come ricercatore a tempo determinato, con la possibilità di inserimento in ruolo. I disoccupati saranno 12.555 su un totale di 13.500 assegnisti. I contratti poi,  nel migliore dei casi prevedono compensi irrisori o spesso sono gratuiti…

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