Legge di stabilità: un déjà-vu per il pubblico impiego

Luigi Olivieri

Nella Legge di stabilità le norme sul pubblico impiego valgono circa 1,5 miliardi. Misure ormai abusate, come blocco del turn over e della contrattazione, permettono di contenere la spesa. Mancano però gli interventi per una maggiore efficienza del lavoro. Liquidazioni e tetto alle retribuzioni.

ANCORA BLOCCO DEL TURN OVER E DEI CONTRATTI

Il giudizio di scarsa incisività attribuibile in generale al disegno di Legge di stabilità per il 2014 vale in modo particolare per uno dei suoi capisaldi, l’intervento dedicato al contenimento della spesa del personale pubblico.
Complessivamente, il valore delle norme relative al pubblico impiego è stimato in circa 1,5 miliardi. Se l’intento della Legge di stabilità non era solo il contenimento della spesa, ma anche il tentativo di rilanciare produttività e capacità di sostenere sviluppo ed economia mediante la maggiore efficienza del lavoro pubblico, i risultati sono molto diversi.
Il disegno di legge, infatti, sembra caratterizzato da un atteggiamento di difensiva. Il Governo si è ben guardato dall’immaginare strumenti di innovazione organizzativa e ha finito per toccare tasti e leve ormai abusati, per altro incorrendo in non poche contraddizioni con norme approvate solo pochi giorni fa e con altre previsioni ordinamentali.
Si pensi all’immancabile inasprimento delle regole di copertura del turn over del personale cessato. La possibilità di coprire il 100 per cento delle cessazioni nelle amministrazioni statali è rinviata al 2018, per il 2014 e 2015 si potrà sostituire solo il 50 per cento dei dipendenti cessati dal servizio.
Il blocco del turn over si è rivelato uno strumento essenziale per far scendere il numero dei dipendenti pubblici (e dunque la spesa) nel corso degli ultimi dieci anni, per circa 300mila unità, senza giungere ai licenziamenti di massa. Ma limitare le assunzioni impedirà di attuare il per altro criticabile disegno di stabilizzare i precari, per i quali gli spazi di ingresso nei ruoli si riducono drasticamente. Ulteriore conferma che il Governo agisce più per “segnali mediatici”, che non attraverso la sostanza…

continua su lavoce.info

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