Paelari (CRUI) su università e merito nel DL scuola

«Non possiamo morire di cavilli amministrativi».

Stefano Paleari, presidente della Conferenza dei rettori delle università italiane e alla guida dell’ateneo di Bergamo, rinuncia al suo proverbiale equilibrismo («sono considerato un diplomatico, anche nella valutazione e nei giudizi») per commentare la notizia che dal decreto scuola sono spariti i quarantuno milioni di euro previsti per gli atenei virtuosi. I soldi c’erano, ma un problema tecnico non ha permesso lo stanziamento.

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Sfumano i 41 milioni aggiuntivi per le università virtuose: i fondi, già disponibili presso il Ministero delle finanze, sono risorse destinate agli investimenti e non possono quindi essere dirottate sul fondo per le università, quelle risorse degli atenei che vengono attribuite anche in base al merito certificato dall’Anvur. “Abbiamo invano cercato una soluzione contabile che ci permettesse di usare quei fondi, che altrimenti rischiamo di perdere. Ma non è stato possibile”, spiega la deputata Pd Manuela Ghizzoni, la nuova relatrice del provvedimento alla Camera dopo le dimissioni del pidiellino Giancarlo Galan. Secondo Ghizzoni, si è trattato di un problema puramente “tecnico”, che però di fatto frena le aspettative dei rettori. Il fondo per le università, che ammonta a circa 6,3 miliardi, è sottoposto da tre anni a tagli, al ritmo di 300 milioni l’anno, per cui tutte le università arrancano: avranno «solo» 150 milioni in più.”

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