«Prima i 41 milioni per il merito, poi la riforma dei finanziamenti»

Fonte: Il Sole 24 Ore

Eugenio Bruno ROMA

Il semestre di presidenza italiana dell’Ue dovrà essere anche il semestre della ricerca. A chiederlo con forza è il ministro Maria Chiara Carrozza. Che invoca non solo più fondi ma anche una maggiore convergenza tra Stato e Regioni. Senza dimenticare però le emergenze che attanaglia l’università. In primis la riduzione delle risorse che penali gli atenei meritevoli. E qui la buona notizia è doppia: prima dovrebbero arrivare (forse in due anni) i 41 milioni saltati dal decreto istruzione, poi siri metterà mano all’intero sistema di finanziamento per il futuro.

Il presidente della Crui Paleari su questo giornale ha chiesto di recuperare almeno 100 milioni di tagli sul 2013. Ci riuscirete?

Credo che gli spazi e le risorse sul 2013 siano troppo pochi. Capisco e comprendo il grido di dolore che viene dai rettori delle università italiane, ma devo dire che ho trovato una situazione drammatica in termini di risorse allocate per università e ricerca. Ho trovato il diritto allo studio praticamente azzerato e ho cercato di dare almeno wo milioni di euro stabili a partire dal 2014. Ho trovato un taglio considerevole ai fondi Ffo delle università e ho ottenuto nella legge di stabilitàa partire dal2oi4unreintegro parziale di 150 milioni di euro. Ho ricevuto in eredità dai governi precedenti una situazione in cui di fatto non ci sono fondi disponibili per la ricerca se non poche decine di milioni di euro. Ora bisogna riportarla al centro dell’attenzione.

Come?

In Italia si parla troppo poco di scienza, di ricerca e di tecnologia. Faccio riferimento ai recenti vertici con la Francia, la Russia e anche con la Serbia e ai Consigli europei dell’istruzione, che hanno una grandissima importanza perché la reputazione dell’Italia in termini di politica economica e di capacità di portare il paese verso la crescita dipende anche dagli investimenti che fa nei settori della ricerca scientifica. Anche nelle conferenze stampa sono stati messi in evidenza gli accordi in campo scientifico. E importante quindi che la presidenza italiana del Consiglio europeo venga preparata bene e per tempo. Tra l’altro noi scontiamo una struttura amministrativa che non ha la percezione che scienza, ricerca e innovazione siano la stessa cosa.

In che senso?

Le faccio un esempio pratico. Parliamo di fondi strutturali. Noi ora dobbiamo definire i nostri Pone non è pensabile che nei piani operativi nazionali non investiamo almeno 3 miliardi in ricerca. Ma è molto importante che Stato e regioni convergano su un utilizzo di questi fondi perché ne abbiamo un gran bisogno. Io per ricerca intendo tutta, quella umanistica, quella tecnologica, quella pubblica e privata In Italia abbiamo trascurato per anni il campo scientifico e anche l’impatto che la comunità scientifica può avere sulle decisioni dei governi.

Come valorizzarla?

Intanto è una questione culturale e quindi da oggi intendo utilizzare tutti i possibili strumenti di comunicazione, come la televisione, per far capire a tutti gli italiani l’importanza dell’investimento in ricerca. Come ha fatto Confindustria scegliendo Porta a Porta per l’XI giornata dell’innovazione… Io sono molto grata a Confindustria. E ho avuto un grande feedback da quella trasmissione. Per i ricercatori è stato un segnale che Confindustria e la Rai considerano la ricerca importante. Ce ne fossero di esempi così. Ci vorrebbero meno talk show sulla decadenza di Berlusconi e più talk show su qual è oggi il rapporto tra scienza, ricerca e società.

A proposito di ricercatori ci conferma che il 2014 sarà il loro anno?

Nel 2014 dovremo fare due cose molto importanti. La prima è che sarà l’anno dell’empowerment dei ricercatori e quindi bisognerà concentrare tutte le risorse perché i ricercatori diventino indipendenti e in grado anche di partecipare ai progetti europei in modo più strutturato. Occorre aumentare il numero dei ricercatori e aumentare la dotazione di programmi di ricerca libera in Italia. La seconda cosa importante è parlare di accesso all’università, soprattutto a medicina, formazione dei medici e specializzazione. Ho trovato una situazione catastrofica sia sui test di ammissione, che nel 2o14 saranno ad aprile, sia sulla formazione e la speciali azione dei medici. Abbiamo test di accesso per 1omila studenti di medicina e borse di studio per 2.50o specializzandi. Sto provando a trovare risorse nel campo del Fondo sociale europeo per sostenere la spesa per la specializzazione dei medici.

Oggi vedrà i rettori del Sud che contestano il decreto sui punti organico. Che dirà?

Dirò che innanzitutto non si può parlare di università del sud, del centro e del nord. Perché ci sono molte differenze tra università e università. Anche tra quelle del sud ce se ne sono alcune che hanno dotazioni di punti organico, ma non li stanno utilizzando. Così come ci sono università con i bilanci in crisi e altre che hanno fatto risanamento. A me non interessa solo la situazione attuale del bilancio, ma anche cosa si è fatto per migliorarlo negli anni. Ho tutti i dati sia in termini di bilancio che di risorse stanziate, ad esempio, con i vari piani sud. Metterò online la tabella con tutti i finanziamenti che i vari atenei ricevono dal ministero. Quello che conta sarà riformare il sistema di finanziamento dell’università e soprattutto eliminare questo sistema cervellotico di distribuzione dei fondi a vantaggio di uno trasparente e semplice. Questa è la sfida più alta che abbiamo al ministero.

Su quali basi si poggerà?

Deve esserci una piattaforma di base di finanziamento e di distribuzione di capacità assunzionall ma al tempo stesso spingere il più possibile sull’utilizzo di parametri meritocratici per la distribuzione dei fondi. Penso anche che i rettori debbano ripristinare un dialogo costruttivo con il ministero utilizzando la Crui come luogo di elaborazione di proposte e non come integrazione di lamentele. La conferenza dei rettori deve essere all’altezza della comunità scientifica italiana e fare proposte di miglioramento.

Nel dl istruzione non si è riusciti a recuperare i 41milioni promessi agli atenei. Arriveranno?

I 41 milioni erano risorse per infrastrutture di ricerca considerate in perenzione anzitempo e stiamo lavorando perché vengano recuperate nella legge di stabilità alla Camera.

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