Nuovi bandi FIRB: lettera aperta di APRI

Fonte: APRI

LETTERA APERTA AL MINISTRO CARROZZA

Gent.mo Ministro Carrozza,
come APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani) Le scriviamo in merito al bando con fondi Firb  (Fondo per gli investimenti della ricerca di base dedicato ai giovani ricercatori) del 2014, a cui ha fatto più volte riferimento durante le sue interviste.
Ci pare che tale progetto ricalchi, in buona misura, l’idea che noi avevamo lanciato in campagna elettorale per un bando nazionale per TDB e che Lei aveva raccolto. Come ricorderà ci incontrammo, ormai molti mesi fa, per discutere dell’applicazione di quel progetto che ci sta molto a cuore e vorremmo quindi esporle alcune considerazioni prima del lancio della meritoria iniziativa.
In un comunicato stampa del 29 ottobre 2013, Lei afferma: “nel prossimo Programma Nazionale per la Ricerca daremo corso ad azioni specifiche per raggiungere questo obiettivo, azioni che rappresentano un vero e proprio ‘mirroring’ a livello nazionale di quello che l’ERC fa a livello europeo”.  Come APRI saremmo molto favorevoli a questo “mirroring” dei bandi ERC, tuttavia la parola “giovani”, quasi sempre presente in altri comunicati stampa rilasciati da Lei e dal Ministero, ci fa temere che vi riferiate solo agli “starting grant”, ovvero ai progetto a cui si può accedere solo entro 6 anni dalla conclusione del dottorato di ricerca.
Sentiamo quindi la necessità di ricordarle il nostro recente passato. Molti validi ricercatori italiani, ancora precari, sono invecchiati aspettando l’approvazione della legge Gelmini, i suoi decreti applicativi, i nuovi statuti delle università e la formazione di nuovi dipartimenti, lo sblocco del turn-over ecc…L’ultimo investimento cospicuo mirato al reclutamento è quello del ministro Mussi (2006-2008) e mentre passavano gli anni i precari – in condizioni di disagio e frustrazione, hanno pubblicato, partecipato a progetti, svolto attività di didattica, tanto da superare, in molti casi, anche l’abilitazione scientifica nazionale (ASN).
Il Ministro che l’ha preceduta, ispirato sempre dai bandi ERC, utilizzò uno specchio deformante. Negli ultimi Firb introdusse due vincoli: numero di anni dal conseguimento del titolo di dottore in ricerca e una età anagrafica inferiore ai 40 anni, in contrasto con l’art. 3, comma 6, della L. 15 maggio 1997 n. 127, che dispone: “La partecipazione ai concorsi indetti da pubbliche amministrazioni non è soggetta a limiti di età, salvo deroghe dettate da regolamenti delle singole amministrazioni connesse alla natura del servizio o ad oggettive necessità dell’amministrazione”. I tribunali amministrativi hanno più volte censurato bandi per posti da ricercatore a tempo determinato contenenti limiti di età o limiti di anni dal dottorato.
Ci auguriamo quindi, anche per evitare possibili contenziosi, che il “mirroring” dei bandi ERC ne riprenda in toto lo schema: quindi non solo gli starting grants per i più giovani, ma anche i consolidator grants che – come saprà – sono riservati a coloro che hanno ottenuto il dottorato da 7 a 12 anni or sono. Siamo favorevoli allo svecchiamento del sistema, e d’altra parte non chiediamo altro che di poter partecipare a selezioni aperte, trasparenti e meritocratiche: non neghi questa possibilità a un’intera generazione. Non si può infatti dimenticare che esiste un’intera generazione di ricercatori italiani, nati negli anni ’70, che hanno avuto poche possibilità di ingresso nel sistema pur avendo dato ottima prova di sé. Anche avendo preso l’abilitazione pochissimi potranno avere qualche possibilità reale di entrare come associati, poiché come Lei ben sa il sistema è costruito per favorire le promozioni, ci sembra dunque che il prossimo bando Firb costituisca l’ultima spiaggia per un’intera generazione. Dunque nell’interesse del sistema e del paese riteniamo che sarebbe doveroso e opportuno tenere conto della realtà in cui ci troviamo e non buttare a mare un capitale di competenze e capacità come quello accumulato dai precari che hanno conseguito il PhD da più di 6 anni. Anche perché, riservando il bando solo a coloro che hanno discusso il dottorato negli ultimi sei anni, si rischia, paradossalmente, di privilegiare color che magari si sono laureati fuori corso o che ci hanno messo molto a concludere il dottorato, penalizzando i più rapidi e più brillanti.
Saremmo ovviamente bene lieti di poter discutere con Lei di persona di questa e di altre questioni, in primis delle prospettive dei precari abilitati, e in attesa di un riscontro da parte sua Le porgiamo i nostri migliori saluti,
APRI (Associazione Precari della Ricerca Italiani)

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