Per le sfide della ricerca 6,3 miliardi di euro

Fonte: L’Unità

Salute, ambiente, cultura, innovazione per rilanciare l’Italia. La ministra Carrozza: un piano che si allinea al più ambizioso progetto europeo

La ricerca italiana potrà contare ogni anno per i prossimi sette anni su un pacchetto di circa novecento milioni di euro per un totale di circa 6,3 miliardi di euro. Sono queste infatti le cifre del nuovo Piano nazionale della Ricerca che la ministro Maria Chiara Carrozza ha presentato ieri mattina al Consiglio dei Ministri. L’obiettivo strategico del piano, ha spiegato Carrozza, è di «riportare la ricerca al centro delle politiche nazionali per il rilancio del Paese, con grande attenzione ai ricercatori ai talenti e alla loro indipendenza e leadership». È un Piano, ha proseguito Carrozza, nato dalla collaborazione fra tutti gli interlocutori impegnati nella ricerca, a partire dal ministero dello Sviluppo economico».

 GLI UNDICI SETTORI Il programma identifica un piano d’azione attento a 11 «sfide»: progresso scientifico e culturale; salute e cambiamenti demografici; bio-economia europea, sicurezza, efficienza e sostenibilità energetica; trasporti ecologici, intelligenti e integrati; azioni sul clima, sulle risorse efficienti e sui materiali; rapporto con l’Europa come mondo innovativo e in continua evoluzione; sicurezza dei cittadini europei e tutela delle loro libertà; tutela e valorizzazione del patrimonio culturale europeo; agenda digitale. Tre sono gli assi prioritari sui quali il programma si muove: lo sviluppo e l’attrazione del capitale umano altamente qualificato, da inserire nel tessuto produttivo del Paese. Identificazione di un numero limitato di importanti progetti tematici. Promozione anche attraverso il trasferimento di conoscenza e competenze della capacità d’innovare e di competere da parte del sistema delle imprese, in particolare delle piccole e piccolissime. Entro 60 giorni dall’approvazione del Piano da parte del Cipe, verranno costituiti dei comitati di Programma specifici per ciascuna linea di intervento, formati da rappresentanti dei principali enti pubblici e privati partecipanti a quell’ intervento, in primo luogo le Regioni, che ne definiranno linee guida e programmi.

Con il Piano «aumenterà la capacità dei ricercatori italiani di competere a livello europeo», ha detto la ministra per l’Istruzione, l’Università e la Ricerca. Il sistema della ricerca italiana e quello della ricerca europea, ha aggiunto, «si parlano in modo trasparente» grazie al nuovo Piano, al punto che «preparare una proposta per un bando di ricerca italiano sarà come prepararla per un bando europeo». Il Piano italiano si allinea infatti al più grande programma di ricerca europeo, Horizon 2020. Si sovrappongono a quelli di Horizon 2020 anche gli 11 temi identificati nel Piano Nazionale: dal progresso scientifico alla salute, dalla bioeconomia al clima, dallo spazio e l’astronomia all’agenda digitale.

Nel piano poi «c‘è una grande attenzione per la ricerca fondamentale. Infatti la prima linea delle grandi sfide è proprio su questa tema: avanzamento scientifico e culturale. Inoltre abbiamo definito l’eccellenza scientifica come uno dei pilastri fondamentali per il programma della ricerca», spiega ancora la ministra. Le risorse destinate al nuovo piano sono il frutto «di una razionalizzazione delle risorse disponibili e una finalizzazione all’interno di un unico programma nazionale, per concentrarsi sulle sfide contenute nel Piano». Anche per quanto riguarda la destinazione dei fondi non sembra esserci alcun cambiamento di rilievo, né la scelta di particolari criteri. «Il Programma è articolato in una serie di linee programmatiche rivolte a ricercatori ed enti di ricerca che competeranno sulla base di bandi nazionali», spiega Carrozza.

«Per quello che ho potuto vedere – dice Fernando Ferroni, presidente dell’ Istituto Nazionale di Fisica Nucleare – si tratta di un piano interessante. Sicuramente ci sono le risorse e i tempi ragionevoli e adeguati a realizzare un buon numero di progetti e per far attirare anche nuove risorse umane. Inoltre, il piano sembra puntare anche a una gestione ragionevolmente condivisa. Ora si tratta di vedere nel dettaglio come verranno destinati i fondi all’interno delle diverse aree e su quali progetti».

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