Università, bocciati all’abilitazione ma costretti a insegnare

Il paradosso delle migliaia di ricercatori che di fatto garantiscono la didattica negli atenei ma non hanno ottenuto la “patente” introdotta dalla riforma Gelmini, necessaria per i concorsi per i docenti. Ecco alcune testimonianze

di SALVO INTRAVAIA
18 febbraio 2014

Bocciati, ma costretti a rimanere in cattedra ad insegnare. Ecco il singolare destino di migliaia di ricercatori universitari italiani alle prese con l’Abilitazione scientifica nazionale: la patente introdotta dalla riforma Gelmini, necessaria, in futuro, per partecipare ai concorsi per docente di prima – l’ex professore ordinario – e seconda  –  il professore associato – fascia. Ricercatori italiani, sfruttati e maltrattati? Stando ai loro racconti, sembra proprio di sì. Ma il tutto si svolge nel più assoluto riserbo, visto che nessuno se la sente di denunciare apertamente, se vuole continuare ad avere qualche chance all’interno del proprio ateneo…

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