Un bicchiere mezzo pieno

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Tra tante incognite dopo il 9 febbraio, molti i punti di forza della scienza elvetica a livello internazionale.

In attesa che Berna, dopo il voto del 9 febbraio, elabori una strategia diplomatica con Bruxelles su tanti temi delicati, il mondo della ricerca elvetico è in apprensione per le conseguenze già emerse, a cominciare dal congelamento del programma Erasmus. Tra tante incertezze e inquietudini la Svizzera è, e rimane, un paese di eccellenza dal punto di vista della qualità della ricerca teorica e applicata. Cerchiamo allora di vedere quali sono i punti di forza che pongono il nostro paese al centro delle collaborazioni scientifiche internazionali. Basterebbe citare il CERN che ha sede a Ginevra, ricordare che la Svizzera è membro (e copresidente quest’anno) dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA) ed è partecipe di una serie di istituzioni e progetti internazionali di alto livello che favoriscono proficue collaborazioni tra scienziati. È forse venuto il momento di valutare fino a che punto non soltanto la Svizzera ha bisogno degli altri paesi per le collaborazioni scientifiche e tecnologiche, ma anche quanto gli altri paesi hanno bisogno della Svizzera e dei suoi ricercatori per mantenere e proseguire programmi di ricerca scientifica e tecnologica di altissimo livello.

Ospite
Angelo Consoli, membro del Swiss Space Office
Augusto Cogoli, già ricercatore all’ETH di Zurigo
Marzio Nessi, fisico coordinatore di progetti di ricerca al CERN di Ginevra.

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