Spending review: le slides di Cottarelli

In esclusiva su Il Tempo:

Il rapporto riservato di Cottarelli consegnato al premier. Come trovare gli 80 euro mensili

Eccole. Ecco le famose tabelle di Cottarelli. Sono i tagli, tagli veri alla spesa pubblica. Il commissario alla spending review, Carlo Cottarelli appunto, ha presentato venerdì scorso i primi risultati del suo lavoro. Dove tagliare. Dove riorganizzare. Come spendere meglio.

Uno studio presentato sotto forma di slide, lo stile dell’era Renzi, che si muove su cinque capitoli fondamentali: 2,2 miliardi vengono recuperati dall’efficientamento diretto (800 milioni da iniziative su beni e servizi, 200 dalla pubblicazione telematica degli appalti pubblici, 100 da consulenze e auto blu, 500 dagli stipendi dei dirigenti della pa, 100 da corsi di formazione, 100 dall’illuminazione pubblica, 400 da proposte varie); 200 milioni da riorganizzazioni (riforma province e spese enti pubblici); 400 da costi della politica (Comuni, Regioni e finanziamento ai partiti); 2 miliardi da trasferimenti a imprese e famiglie (un miliardo dai fondi statali alle aziende soprattutto autotrasporto, 400 milioni da quelli regionali, 200 da microstanziamenti, 100 dal trasporto pubblico locale e 300 da quello ferroviario) e 2,2 miliardi da spese settoriali (1,4 da pensioni, 300 milioni dalla sanità, 100 dalla difesa, 200 dall’allineamento della contribuzione delle donne, 200 da revisione delle pensioni di guerra).

Tavole sintetiche, una settantina, che illustrano dove mettere mano (citando poche fonti, spesso un lavoro di Piero Giarda di due anni fa). Dove recuperare i fondi per tagliare le tasse sul lavoro e riuscire a mettere in busta paga, per i redditi più bassi, 80 euro al mese; in pratica l’altra faccia (finora rimasta riservata) dell’operazione…

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4 pensieri su “Spending review: le slides di Cottarelli

  1. Interessante (o forse dovrei dire preoccupante?) che nel capitolo “riorganizzazione”, tra gli esempi dell’eccessiva frammentazione dell’amministrazione centrale in sedi periferiche, vengano citati anche le 108 sedi del CNR (e il CNR è l’unica istituzione di ricerca tra gli esempi). Forse si gettano le basi per l’ennesima riorganizzazione “al ribasso”?

    • tra l’altro si fa questo esempio a sproposito, perché le sedi cnr non sono nate storicamente certo nei capoluoghi di provincia

      • Questa della riorganizzazione (o fusione a freddo) di enti di ricerca mi sembra di averla già vista, pensavo che dopo il governo Monti il discorso fosse chiuso ma per far cassa o per fare annunci per poi abbassare il tiro l’hanno ripresentata. E’ desolante notare che son passati due anni e non è cambiato nulla.

      • La Corte dei Conti aveva anche fatto notare che dagli accorpamenti di Enti ci si guadagna… ZERO

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