Pubblica amministrazione: la riforma di Renzi

Fonte: Panorama

di Andrea Telara

L’ha definita “Sforbicia Italia”, o meglio, “un ulteriore tassello della sistematica azione di cambiamento che stiamo cercando di attuare e che stiamo rispettando in tutte le scadenze che ci siamo autoimposti con grande determinazione”. Così si è espresso il Presidente del Consiglio Matteo Renzi, alla fine del Consiglio dei Ministri in cui si è discussa la riforma della pubblica amministrazione. Obiettivo: tentare un “cambiamento radicale”, l’ennesima “rivoluzione”.

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Le promesse finora tradite

Renzi, insieme al Ministro della Pubblica Amministrazione Marianna Madia, ha annunciato la creazione di una mail, rivoluzione@governo.it, alla quale dipendenti della pubblica amministrazione, dirigenti, sindacati, cittadini potranno scrivere dal 30 aprile al 30 maggio per dire la loro. Fuori quindi la riforma dalla campagna elettorale per le europee e apertura al confronto. Poi, però, si prosegue: “apriamo la discussione e il 13 giugno il provvedimento andrà in Consiglio dei Ministri” ha tagliato corto il Premier.

Tre gli assi su cui lavorerà il premier: capitale umano, innovazione, tagli alle strutture non necessarie. Nessun licenziamento. “Non c’è un tema di esuberi” ha dichiarato Renzi. “La pubblica amministrazione italiana ha una media tra lavoratori e cittadini uguale a quella degli altri paesi europei, anzi è minore di Francia e Inghilterra. I risparmi non li facciamo eliminando i singoli dirigenti, ma se si accorpano enti e sedi si risparmia molto di più che non con l’esubero”.

La strada seguita sarà probabilmente l’approvazione di un decreto legge, per le misure più urgenti e di un disegno di legge delega per i provvedimenti che meritano invece un approfondimento anche se il premier si è detto più favorevole al disegno di legge. Ecco, più nel dettaglio, le riforme all’orizzonte.

SEMPLIFICAZIONI
Il punto di partenza sarà una serie di semplificazioni.
– Verranno accorpati Pra, Aci e Motorizzazione civile.
– Verranno accorpate le sovrintendenze e la gestione manageriale dei poli museali.
– Le sedi della Ragioneria dello Stato verranno ridotte: non ci saranno più sedi in ogni provincia e le prefetture saranno non più di 40.
– La Covip, ovvero la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, verrà soppressa e le funzioni trasferite alla Banca d’Italia.
– Verranno aggregati i 20 enti di ricerca pubblici che svolgono funzioni simili.
– È prevista una centrale unica per gli acquisti delle forze di polizia e una gestione associata dei servizi di supporto locale.

Nessun riferimento diretto alla limitazione dei poteri di sospensiva dei Tar (Tribunali amministrativi regionali), che oggi hanno ampia possibilità di bloccare le gare della pubblica amministrazione, in caso di contestazioni. Ma la norma era stata già annunciata in passato.

DIRIGENTI PUBBLICI
Per i dirigenti degli uffici pubblici, il governo vuole inserire la possibilità di licenziamento per coloro che restano privi di incarico oltre un determinato termine e ipotizza anche il conferimento di incarichi a tempo determinato, con la valutazione degli obiettivi raggiunti da parte di organismi esterni. Nessun taglio degli stipendi, ma la definizione di un tetto massimo 240 mila euro lordi.

PIN DEL CITTADINO
È prevista l’introduzione di un unico codice per accedere ai servizi pubblici: il “pin del cittadino”. “Oggi la pubblica amministrazione parla 13 linguaggi diversi, noi vogliamo parli un’unica lingua”, ha detto Renzi.

STAFFETTA GENERAZIONALE
Sul tema dello “svecchiamento degli organici” Renzi non si è espresso. Probabilmente è questo uno dei punti più scottanti su cui conta di discutere a fondo con i sindacati in questi 40 giorni di tempo che si è dato.

Poiché la pubblica amministrazione italiana è tra le più anziane d’Europa, il Governo ha infatti previsto uno svecchiamento degli organici. L’obiettivo dovrebbe essere centrato con il prepensionamento di migliaia di dipendenti, soprattutto di quelli con incarichi dirigenziali. Tra le misure ipotizzate, c’è per esempio l’esonero di servizio, che consiste nel mettere a riposo in anticipo, e con una retribuzione ridotta, gli impiegati ai quali mancano meno di cinque anni per raggiungere la soglia del pensionamento. Sul tema dei prepensionamenti, tuttavia, il Ministro Madia ha oggi specificato: “Le norme sui prepensionamenti di cui parliamo sono state introdotte dai governi Monti e Letta, non è una novità del governo Renzi”

Contemporaneamente, dovrebbero essere allentati i vincoli previsti oggi dal blocco del turnover, cioè la sostituzione dei dipendenti più anziani che vanno in pensione, con i giovani neoassunti. Attualmente, nella Pa italiana il tasso di turnover non può superare il 20%. Ciò significa che, per ogni decina di impiegati che si mettono a riposo, vi sono soltanto due nuove assunzioni.

MOBILITA’
Tra i provvedimenti messi in cantiere, dovrebbe esserci anche la mobilità interna obbligatoria, cioè lo spostamento dei dipendenti dagli enti che hanno esuberi di personale verso altre amministrazioni che lamentano invece delle carenze di organico.

2 pensieri su “Pubblica amministrazione: la riforma di Renzi

    • il senso del ridicolo è morto da moltissimo tempo, come diceva Flaiano molti anni or sono: “la situazione è grave, ma non è seria”

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