Accorpamento enti di ricerca: la posizione di Rete Ricerca Pubblica

(versione pdf)

Immagine 118Onorevole Ministro Marianna Madia,

Le scriviamo come Rete Ricerca Pubblica (Libera aggregazione di lavoratori della ricerca pubblica per la salvaguardia della libertà e dell’indipendenza della ricerca in Italia) perché vogliamo raccogliere l’invito lanciato dal Presidente del Consiglio ad inviare proposte e suggerimenti in merito alla revisione dell’impianto della Pubblica Amministrazione.

Accogliamo con favore la volontà manifestata dal Governo di dare un nuovo assetto al comparto degli Enti Pubblici di Ricerca e, proprio in qualità di rete di lavoratori degli EPR, inoltriamo alla Sua attenzione le proposte maturate in quattro anni di attività incessante in termini di difesa e rilancio del comparto. Le nostre proposte, che qui saranno solo brevemente presentate, sono state depositate presso la Commissione VII del Senato, nell’ambito delle Audizioni sull’Affare Assegnato n. 235 (Enti di Ricerca) il 2 Aprile scorso.

In prima istanza riteniamo sia utile ribadire la necessità di una riformulazione del Sistema di Governance degli Enti di Ricerca che:

  • consenta l’istituzione di uno Statuto Speciale per il comparto  degli EPR in grado di sottrarre gli Epr alle regole ordinarie del resto della PA (Nomine Vertici, reclutamento/Turn-over, burocrazia interna, vigilanza ministeriale, meccanismo delle piante organiche, mobilità del personale);
  • superi l’attuale distinzione tra EPR Vigilati dal Miur ed EPR Vigilati da altri Ministeri, in un ottica integrata e trasversale in grado di garantire una programmazione strategica nazionale;
  • avvii la configurazione di una serie di organi di garanzia e tutela dell’autonomia della ricerca, in particolar modo per gli ambiti disciplinari maggiormente sensibili politicamente (lavoro, salute, energia, territorio, alimentazione, sicurezza, analisi economiche).

Riteniamo, inoltre, essenziale sollecitare il Governo, in vista del semestre di Presidenza Europea, sulla necessità di un’incisiva campagna mediatica nazionale in grado di sollecitare l’opinione pubblica in merito al valore della cultura scientifica nell’era della società della conoscenza e dell’Unione dell’Innovazione (come vorrebbe la Commissione).

In questi anni abbiamo avuto modo di constatare, purtroppo, che il nostro paese è ancora poco sensibile rispetto al valore e ai temi della ricerca. Abbiamo capito che ancora pochi cittadini sono consapevoli del ruolo enorme che la ricerca pubblica ha nella costruzione di un benessere comune, abbiamo capito che media, cittadini e politica si rendono conto del valore collettivo dei nostri enti solo davanti a grandi problemi o tragedie. E così, quando sentiamo parlare di correlazione fra tumori e inquinamento (ILVA, terra dei fuochi) di territorio e sicurezza (terremoti, frane, allagamenti…), di politiche del lavoro, di “Stamina” (caso Vanoni), di energie alternative, di Paniere ISTAT, di Alimentazione (EXPO 2015), solo per fare alcuni esempi, difficilmente ci si ricorda che sono temi su cui la ricerca pubblica è fondamentale, e spesso si tratta di tematiche presidiate da Enti NON vigilati dal Miur, come ISPRA, ISS, ISFOL, ISTAT, CRA, ENEA.

In generale, riteniamo assurdo che non esista ANCORA, in Italia, un luogo Istituzionale deputato ad affrontare il tema della Ricerca Pubblica in un ottica sistemica: sette Ministeri e la Presidenza del Consiglio sono vigilanti e “controllori” (oltre che finanziatori) della Ricerca Pubblica in Italia, riteniamo, anche noi, sia arrivato il momento di intervenire e avviare un percorso di integrazione e governance trasversale della ricerca pubblica.

L’opportunità di un confronto aperto su questi temi è, dunque, un’occasione imperdibile per l’avvio di un confronto fra tutti gli Enti (vertici e comunità scientifiche), i relativi Ministeri vigilanti e la Presidenza del Consiglio; Le scriviamo perché confidiamo nella promozione di un nuovo interlocutore multidisciplinare che non individui più solo nel MIUR l’interlocutore privilegiato rispetto ai temi della Ricerca Pubblica ma che sia in grado di pensare al Sistema degli Epr in modo più integrato e innovativo.

Come avrà avuto modo di osservare dal suo Ministero, punto di osservazione privilegiato verso tutto il comparto della Ricerca, la ricchezza della Ricerca Pubblica italiana è basata su una molteplicità di competenze che sarebbe deleterio appiattire tramite un “secco” accorpamento per aree (o poli d’eccellenza).

Infatti, all’interno di ogni singolo ente di ricerca le collaborazioni con l’esterno sono multiple e multidisciplinari, ogni dipartimento interno agli Epr collabora con realtà eterogenee, la multidisciplinarietà è ormai prassi in tutti i campi scientifici, l’evoluzione delle discipline stesse è velocissima ed è frutto di un’evoluzione della scienza che ha tempi diversi e necessità diverse agli assetti istituzionali attuali, ormai del secolo scorso.

Confidiamo, invece, nella possibilità che si inauguri un nuovo approccio strategico e integrato in grado di agevolare le procedure di collaborazione e partnership fra i vari Epr.

Magari investendo, anche, in scuole di Dottorato multidisciplinari, che consentano la sperimentazione e la collaborazione fra enti a “geometrie variabili”.

Pensiamo, infatti, non sia il caso di correre il rischio di ingessare ulteriormente il sistema ma di superare le barriere dei Ministeri Vigilanti per aumentare lo scambio e le potenzialità di ogni ente. Dobbiamo pensare alla necessità di “liberare energie”  evitando di ingabbiarle in cornici e schemi ormai superati anche dalla Scienza, come avviene in molti paesi europei che negli ultimi anni hanno avviato riforme importanti in materia di governance della ricerca e dell’innovazione. Nel confronto con altri paesi europei, infatti, l’Italia mantiene alta la competitività in termini di produzione scientifica ma si colloca in posizioni mediocri nelle classifiche relative agli investimenti strutturali rispetto al PIL e negli “scoreboard” sull’innovazione in generale.

Abbiamo bisogno di acquisire personale stabile e di dotazioni economiche adeguate per  uscire dalla situazione patologica che ci pone tra gli ultimi paesi in Europa per investimento in questo settore.

A questo proposito pensiamo che gli EPR possano e debbano meritare (al pari della scuola) di essere considerati  un investimento e non una spesa, integrando al più presto i loro fondi ordinari per recuperare i tagli subiti negli ultimi anni e poter raggiungere, anche in Italia, il 3% di spesa sul PIL previsto dal Patto di Lisbona.

3 PROPOSTE PER RIPARTIRE

 

PROPOSTA 1: STATUTO SPECIALE

Si potrebbero scongiurare tagli ulteriori istituendo uno “statuto speciale” per il comparto della RICERCA PUBBLICA rispetto al resto della PUBBLICA AMMINISTRAZIONE, consentendo concretamente  al comparto di essere considerato un investimento e non una spesa da tagliare.

Lo “Statuto speciale” per gli EPR dovrebbe consentire:

  1. di sbloccare il Turn Over negli Epr, consentendo un pianificazione dei fabbisogni dei singoli enti di ricerca che da decenni ricorrono a contratti precari per far fronte al fabbisogno di personale;
  2. ai precari della ricerca di accedere ad un grande piano straordinario di stabilizzazioni slegando i dipendenti degli EPR dai vincoli di bilancio che oggi tengono precari 10.000 lavoratori degli EPR a fronte di 20.000 lavoratori stabili in tutto il comparto. Bisognerebbe consentire il riconoscimento del merito, delle competenze sin qui maturate, il diritto dei precari ormai decennali di vedersi riconosciuti gli anni di lavoro e di esperienza svolti con una gamma eterogenea di contratti precari ed evitare che le forme eterogenee di precariato presenti negli EPR producano discriminazioni per le prospettive future. Basterebbe applicare anche in Italia, come in Europa e nel Mondo, la Tenure-Track, già prevista dal nostro ordinamento? Allargare il raggio d’azione dello strumento?
  3. Lo sblocco, se non il superamento, del meccanismo delle Piante Organiche, assolutamente inadatto ad una programmazione flessibile e complessa come è quella della Ricerca negli EPR. Le Piante Organiche ingessano gli Enti, riducendone la competitività sul piano internazionale, aprendo spazi per sotto-inquadramenti dei lavoratori e impedendo percorsi di carriera legati al merito. E’ necessario che gli EPR non vengano trattati come Ministeri e venga rispettata la loro natura di produttori di conoscenza, ricerca e innovazione, agevolando l’utilizzo di strumenti di valorizzazione del merito già esistenti (come la Tenure-Track);
  4. di rivedere l’Istituto della “Vigilanza Ministeriale” per evitare che diventi controllo e lesione dell’autonomia della ricerca scientifica degli EPR vigilati;
  5. di modificare i meccanismi di finanziamento e di accesso ai fondi extra-ordinari, avviando un processo di sburocratizzazione degli enti, puntando ad una maggiore flessibilità degli Epr nel rapportarsi a Università e Imprese e soprattutto evitando che diventino necessari alla sopravvivenza del comparto ma stimolo ad una maggiore competitività.

Lo “Statuto speciale” potrebbe anche essere la cornice all’interno della quale avviare un processo di democratizzazione della gestione del “potere” nella Ricerca Pubblica, slegando l’individuazione dei vertici (Presidenti, CDA e Alti Dirigenti) da meccanismi di nomina politica. In quest’ottica bisognerebbe guardare a modelli di “governance” interna partecipati e inclusivi, in grado di coinvolgere le comunità scientifiche degli EPR, come avviene per esempio nell’INFN.

 

PROPOSTA 2. RIFORMA GOVERNANCE PARTECIPATA

L’avvio di un grande processo di RIFORMA DELLA GOVERNANCE degli EPR è la richiesta che come Rete Ricerca Pubblicafacciamo da sempre.

E’ urgente l’avvio di un ampio processo di riforma della Governance del Sistema degli EPR, condiviso da tutti i soggetti coinvolti (vertici degli enti, parti sociali, comunità scientifica, ministeri vigilanti, associazioni di ricercatori) in grado di superare l’attuale differenza di norme e trattamenti fra enti vigilati dal Miur ed enti vigilati da altri Ministeri.

E’ necessario superare la frammentazione esistente, il sistema delle vigilanze incrociate e multiple e supportare un ampio processo di coordinamento, integrazione e cooperazione fra enti di ricerca, università, imprese e Ministeri vigilanti, individuando la migliore strategia per una governance unica e/o trasversale di tutti gli enti di ricerca del paese, dotando il sistema di una programmazione pluriennale in grado di sostenere il rilancio, l’innovazione e la crescita del paese.

Rispetto a questo punto è necessario aprire un dibattito serio, che si sta svolgendo anche in Europa, su come superare la distinzione, ormai datata, fra Ricerca di Base e Ricerca Applicata che vede nel Modello NIS (National Innovation System) la necessità di creare sistemi di innovazione complessi ed integrati in cui Università, Enti di Ricerca e Imprese concorrano all’innovazione e allo Sviluppo del paese.

Non pensiamo, però, di spingere per l’accentramento del Potere in un unico ente come un “Super Cnr”, di cui si parla ultimamente, rischieremmo di perdere natura, specificità e storia di troppi Enti. Rischieremmo che il processo di “Agenzificazione” in atto negli EPR NON Vigilati dal Miur si acceleri (e non è una buona cosa per l’autonomia degli EPR). Pensiamo, invece, che il Modello Francese, organizzato per consigli scientifici che distingue soggetti finanziatori da valutatori e “utilizzatori” della ricerca sia più adatto a garantire autonomia e rilancio del comparto.

Il Modello del secolo scorso,  cosiddetto “a tre gobbe”,  è stato superato dalla Scienza prima di tutto, l’interdisciplinarietà produce innovazione solo se viene garantita l’autonomia della Comunità Scientifica. In Francia, in Germania e in Olanda questi temi sono discussi da anni, nel nostro Paese siamo ancora arroccati su vecchi modelli che non possono funzionare. Gli EPR come l’ISS, l’ISPRA e l’INGV pur dovendo comunicare costantemente fra di loro per la tutela del nostro territorio sono vigilati da tre Ministeri differenti, solo per fare un esempio, il superamento di tale frammentazione non può essere l’accorpamento ma la creazione di sinergie funzionali per temi e filoni d’indagine.

In questa revisione della Governance non pensiamo di annullare la presenza dei Ministeri extra-Miur sulla ricerca, chiediamo una cabina di regia sovra-ministeriale che renda organico il processo di programmazione della ricerca: un Alto Consiglio Scientifico che sia in grado di fare da cerniera costante, indipendentemente dai governi di turno, fra il mondo della ricerca e la politica di Governo.

All’Alto Consiglio Scientifico dovrebbe essere dato il compito di rappresentare tutte le discipline e le loro evoluzioni e integrazioni.

All’Alto Consiglio Scientifico, dovrebbe/potrebbe affiancarsi un’Agenzia Nazionale della Ricerca e dell’Innovazione (richiesta da più parti) in grado di coordinare bandi, finanziamenti, partenariati e sostenere le collaborazioni con Università e imprese sempre più necessarie.

Segnaliamo, a questo proposito, che in alcuni EPR non Vigilati dal Miur, ad oggi, la collaborazione con le Università non è concessa se non tramite Bando di Gara, (un’assurdità).

La cosa importantissima che ci sentiamo di sottolineare è relativa al processo: nessuna riforma della “governance” degli EPR, soprattutto a ridosso del Programma HORIZON 2020, può essere calata dall’alto senza un’adeguata partecipazione della comunità scientifica (non solo dei Presidenti degli Enti).

 

PROPOSTA 3. ORGANO DI GARANZIA DELL’AUTONOMIA SCIENTIFICA

Infine, non per importanza, chiediamo un ORGANO DI GARANZIA DELL’AUTONOMIA SCIENTIFICA in grado di tutelare il rispetto degli art. 9 e 33 della Costituzione.

Pensiamo all’istituzione di un organo di garanzia e tutela rispetto all’autonomia, la terzietà e l’indipendenza delle attività di ricerca degli EPR.

Tale/i soggetto/i dovranno garantire autonomia e indipendenza scientifica dalla Politica, dal Governo e dai Ministeri vigilanti, i quali, al di là della definizione di indirizzi e priorità strategici, legati all’interesse nazionale e di normative di valutazione che rispettino i criteri della comunità scientifica internazionale, non devono condizionarne le metodologie, le procedure e i risultati; dobbiamo evitare che si verifichino, ancora, soppressioni improprie e/o politiche che ledono il principio costituzionale dell’Autonomia della Ricerca.

Allo stesso organo potrebbero essere dati compiti di consulenza scientifica al Parlamento su tutte le materie sensibili che competono agli Epr, dalla tutela del territorio e della salute, al lavoro, la sicurezza, la scuola, la formazione, l’energia, l’alimentazione.

Onde evitare che il meccanismo delle Audizioni sporadiche o random sia l’unico momento di confronto con il Parlamento su temi delicati e in continua evoluzione.

Certi del suo interesse per la questione dei precari e del buon funzionamento della Ricerca Le chiediamo con questa mail un incontro urgente per presentare nel merito le nostre proposte.

 

QUESTIONE URGENTE: ASSEGNI DI RICERCA

E’ necessario prevedere urgentissime misure rispetto alla situazione degli ASSEGNISTI DI RICERCA che nei prossimi mesi rischiano l’espulsione dopo decenni di lavoro subordinato (camuffato) a causa del TETTO DI QUATTRO ANNI introdotto dalla Riforma Gelmini. E’ necessario decidere se eliminare il tetto oppure prevedere procedure di assorbimento di queste risorse al più presto. Si segnala l’urgenza massima rispetto a quest’ultimo punto anche perché gli Assegnisti non rientrano nel “bacino” dei Precari degli EPR in quanto la formula dell’Assegno non corrisponde ad un “contratto di lavoro” ma ad un periodo di formazione. Tale strumento è stato abusato fino a creare eserciti INVISIBILI di precari che rischiano di essere espulsi a breve perché sono a ridosso della scadenza dei 4 anni.

Restando a disposizione per qualsiasi chiarimento e integrazione,

Le auguriamo Buon Lavoro.

Rete Ricerca Pubblica

 

Link ai materiali depositati in senato

http://retericercapubblica.blogspot.it/2014/04/audizione-in-senato-retericercapubblica.html

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