[Reblog]: Acquisti di beni e servizi della pubblica amministrazione: OK, il prezzo è giusto!

dal blog del Commissario

Il recente decreto legge 66 (quello degli 80 euro per intenderci) introduce importantissime riforme per gli acquisti di beni e servizi da parte delle pubbliche amministrazioni. Queste riforme sono volte ad assicurare una discesa dei prezzi di acquisto, consentendo in tal modo che un taglio degli stanziamenti non si rifletta sui volumi acquistati, e quindi potenzialmente dei servizi forniti, ma corrisponda ad una effettiva azione di efficientamento. Questa azione di efficientamento consiste di quattro principali componenti:

  • Si accelerano e rendono più certi i tempi di pagamento da parte della pubblica amministrazione (pagamenti più puntuali dovrebbero portare a sconti)
  • Si rafforza il ruolo dei soggetti che aggregano gli acquisti (acquisti fatti in modo aggregato e da specialisti del settore dovrebbero consentire risparmi)
  • Si aumenta la trasparenza delle spese per beni e servizi, anche con la pubblicizzazione dei prezzi effettivi di acquisto (la trasparenza porta a una maggiore efficienza)

In un mondo ideale, tutto questo basterebbe. Nel mondo reale occorre che qualcuno vada a controllare come si comportano effettivamente le pubbliche amministrazioni. In questo post vi racconto come opereranno questi controlli, alcuni dei quali partiranno fin dai prossimi giorni, mentre altri saranno attivati via via nel corso di quest’anno (uomo – o meglio ente pubblico – avvisato…).

Esiste già da qualche tempo nel nostro ordinamento la norma che impone alle pubbliche amministrazioni di comprare a prezzi non superiori a quelli stabiliti nelle convenzioni CONSIP, la società che centralizza gli acquisti e fa accordi quadro che possono essere utilizzati dalle pubbliche amministrazioni (un accordo quadro consente l’acquisto a certi prezzi di certi prodotti ad un certo standard di qualità). Le amministrazioni possono naturalmente comprare a prezzi più bassi—può succedere che siano più bravi—ma non a prezzi più alti, un principio diffuso in molti altri paesi. I prezzi delle convenzioni CONSIP sono chiamati ibenchmark CONSIP.

Fino ad ora però era abbastanza facile eludere questa norma, perché, ovviamente, i benchmark riguardavano solo prodotti con certe caratteristiche. Facciamo un esempio: la convenzione CONSIP poteva stabilire che il prezzo benchmark di un telefono con certe caratteristiche tecniche era di 50 euro. Ora, per evitare il vincolo, bastava dire che occorreva un telefono con caratteristiche anche leggermente diverse da quelle cui si riferiva il benchmark CONSIP (per esempio, occorreva un telefono di colore giallo anziché bianco). Questo non sarà più possibile. Il DL 66 richiede al Ministero dell’Economia e delle Finanze (MEF) di definire entro il 30 giugno le caratteristiche dei prodotti che possono essere considerate “essenziali”. Soltanto deviazioni da queste caratteristiche potranno essere considerate rilevanti per giustificare acquisti a prezzi più alti del benchmark CONSIP (nell’esempio del telefono potrebbe essere l’inclusione della segreteria telefonica). Il MEF pubblicherà, al più tardi entro il 10 luglio, i prezzi benchmark che corrispondono a queste caratteristiche essenziali. Successivamente potranno partire i controlli sul rispetto di tali benchmark da parte dell’Autorità di vigilanza sui contratti pubblici (AVCP).

Ma non basta. Non esistono convenzioni CONSIP per tutti i beni e servizi acquistati dalla pubblica amministrazione. Per i beni non coperti da convenzioni CONSIP il DL 66 prevede che l’AVCP calcoli e pubblichi, entro il primo ottobre 2014 (e mantenga aggiornati), dei prezzi di riferimento, che pure serviranno da tetto per gli acquisti da parte della pubblica amministrazione. Questi prezzi di riferimento saranno calcolati sulla base della distribuzione dei prezzi a cui le pubbliche amministrazioni hanno effettivamente comprato. In pratica, se vedo che la maggior parte delle amministrazioni compra una scatola da 12 matite al prezzo di 7 euro, quello diventa il prezzo di riferimento e chi comprava a prezzi più elevati dovrà adeguarsi. Anche il rispetto di questi prezzi di riferimento sarà verificato da parte dell’AVCP.

Infine, esistono sette prodotti standard (energia elettrica, gas, carburanti rete, carburanti extra rete, combustibili per riscaldamento, telefonia fissa, telefonia mobile) per cui risulta già ora molto più difficile aggirare la norma che imporne di comprare tramite convenzioni CONSIP o a prezzi inferiori (visto che si tratta di prodotti altamente standardizzati). Per questi prodotti i controlli possono partire subito, senza dover attendere la pubblicazione dei benchmark CONSIP e dei prezzi di riferimento. Lo stesso vale per diversi prodotti sanitari per cui esiste già un prezzo “di riferimento”.

In pratica, la Guardia di Finanza e la Ragioneria Generale dello Stato verranno coinvolte in questi controlli —che saranno guidati anche dall’incrocio di banche dati per individuare i settori più “a rischio”— anche in base alle richieste di ispezione e verifica che il Commissario Straordinario (lo scrivente) può richiedere in base all’art. 49 bis, comma 5, della legge 98/2013. Chi non è in regola quindi si adegui rapidamente (il DL 66 consente in proposito la rinegoziazione dei contratti di acquisti di beni e servizi in essere).

Un’ultima precisazione. Non vorrei aver dato l’impressione che il DL 66 parli soprattutto di controlli. Al contrario, comporta, come ho detto all’inizio, una riforma radicale del modo con cui la pubblica amministrazione compra. Si tratta di una fondamentale operazione di efficientamento. Ne parleremo qui nei prossimi giorni.

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