La riforma della pubblica amministrazione si fa in due. E parte dal personale

Fonte: Europa

Venerdì a palazzo Chigi il consiglio dei ministri varerà un decreto e un disegno di legge. Alla vigilia il ministro Madia convoca i sindacati

Alla vigilia del consiglio dei ministri che venerdì, come promesso ormai a fine aprile varerà la riforma della pubblica amministrazione, il ministro Marianna Madia ha convocato i sindacati. Sindacati che finora sono stati i grandi esclusi di questa riforma che dovrebbe consentire di rivoluzionare il rapporto del paese con la burocrazia. Sindacati che però ottengono che la riforma includa anche il rinnovo della parte economica del contratto dal 2015.

Una riunione, quella in programma per giovedì mattina, che dovrebbe servire ad illustrare gli interventi del governo sulla pubblica amministrazione. La madre di tutte le riforme, come già quella del lavoro, si dovrebbe articolare in due provvedimenti (un decreto e un disegno di legge) e sarà sviluppata lungo le tre direttrici espresse già dal premier Renzi in una lettera ai dipendenti statali: capitale umano, tagli agli sprechi e open data come strumento di trasparenza e innovazione.

Come si ricorderà l’iter della riforma è stato innescato a fine aprile con un primo passaggio in Consiglio dei ministri che aveva esaminato la manovra in 44 punti e a cui è seguito un periodo di consultazione telematica coi dipendenti pubblici e i cittadini che hanno inviato oltre 39mila email che, a giudizio del ministro Madia, hanno consentito di redarre «una riforma migliore e ancora più incisiva».

In tema di personale la riforma toccherà da vicino gli oltre 3,3 milioni di dipendenti pubblici. Tra le misure annunciate, e che fra l’altro avrebbero riscosso anche un positivo riscontro nelle email inviate, figura l’abolizione del trattenimento in servizio, su cui peraltro il ministro punta insieme alla procedura dei prepensionamenti e allo sblocco del turn over per ringiovanire la pubblica amministrazione.

Positivo anche il giudizio espresso per email sulla  mobilità, che potrà essere disposta anche senza assenso in presenza del mantenimento del salario e entro limiti geografici. Non si parlerà di esuberi invece perché, come già assicurato da Renzi a fine aprile, «la riforma non parte dall’esigenza di risparmiare, ma dall’efficienza del servizio». In ogni caso ci saranno anche elementi di spending review visto che l’esecutivo proporrà l’introduzione di un ruolo unico dirigenziale senza la tradizionale divisione in prima e seconda fascia, oltre al tetto agli stipendi massimi di 240mila euro.

Senza contare che la scorsa settimana proprio il ministro Madia con il sottosegretario Angelo Rughetti e la collega Maria Carmela Lanzetta, ministro degli Affari Regionali, hanno sottoscritto un documento d’indirizzo per rilanciare l’apparato burocratico con i rappresentanti di Regioni ed enti locali.

E ancora, tra le novità dell’ultim’ora dovrebbe trovare posto nella riforma anche la revisione dei poteri dei Tar sugli appalti così da evitare che si dilatino i tempi di esecuzione delle opere pubbliche passando da un ricorso all’anno e aumentino i rischi di malaffare.

Sempre venerdì in consiglio dei ministri ci sarà posto per il decreto relativo all’affidamento dei poteri speciali al presidente dell’autorità anticorruzione Raffaele Cantone e dovrebbe approdare a palazzo Chigi un primo pacchetto di semplificazioni fiscali, mentre invece sul fronte delle nomine potrebbe non ancora sciogliersi il nodo di chi guiderà l’Agenzia delle entrate.

@raffacascioli

Un pensiero su “La riforma della pubblica amministrazione si fa in due. E parte dal personale

  1. E’ ora che la facciano finita di SOTTOPAGARE i lavoratori pubblici ..i quali in Italia già da molti anni percepiscono gli stipendi PIU’ BASSI d’Europa …quindi ancora penalizzare? Per quanto riguarda la mobilità entro i 50 km significa per molti dipendenti un aumento delle spese quindi una consistente perdita di salario e di tempo libero da togliere alla propria vita ai propri affetti e alle proprie famiglie. Vorrei ricordare che molti dipendenti che vivono nelle provincie devono sobbarcarsi il costo dei trasferimenti con il mezzo proprio a proprio rischio e pericolo acquistando il carburante e mettendo in gioco i propri mezzi di locomozione spesso acquistati a rate o con molti sacrifici in quanto con 1400/1200 euro al mese non è facile acquistare un utilitaria….inoltre chi ogni giorno deve fare lunghi spostamenti in fretta assonnato e con i minuti contati mette a rischio e pericolo la propria vita e quella degli altri vista la pessima condizione delle strade italiane ed essendo costretto ad acquistare più carburante non fa altro che arricchire ancora di più i petrolieri e lo stato….con questa ulteriore disposizione mi sembra che questo stato ci stia truffando e come….

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