Ricerca, slitta l’accorpamento degli enti. Ferroni (Infn): «Ispiriamoci alla Germania»

di 11 giugno 2014

Fernando Ferroni, presidente dell’Infn (INFN website)

L’operazione di accorpamento degli oltre venti enti di ricerca annunciato dallo stesso premier Renzi guadagna tempo. A meno di retromarce dell’ultima ora il capitolo relativo alla ricerca dovrebbe uscire dalla riforma Pa attesa in consiglio dei ministri questo venerdì e slittare quanto meno alla prossima settimana. Un riordino, questo fortemente voluto dal Governo, che dovrebbe puntare ad aggregazioni per funzioni simili. Per Fernando Ferroni, presidente dell’Infn, l’Istituto di Fisica nucleare, uno dei nostri centri di eccellenza, «è sterile però concentrare la discussione solo sul miglioramento di efficienza che si otterrebbe attraverso accorpamenti di enti, credo si debba cogliere l’occasione per creare una struttura che in Italia non c’è prendendo come esempio l’Istituto tedesco Fraunhofer che ha contribuito in modo determinante al successo dell’economia in Germania».

Il nodo dei rapporti tra ricerca e industria
In Italia uno degli anelli deboli riguarda proprio il rapporto tra ricerca pubblica e industria. «In Germania – spiega Ferroni – l’istituto Fraunhofer promuove e conduce ricerca applicata per il beneficio delle società pubbliche e private e costituisce una risorsa per la società tutta. Offre una piattaforma formativa che permetta ai suoi ricercatori di assumere posizioni di responsabilità nell’industria o in altri settori della ricerca». Questo istituto, una sorta di Agenzia, può contare su 2 miliardi di budget, «ma lo Stato ci mette solo 300 milioni il resto è generato da contratti di ricerca con industrie, università, regioni, stato». «Non sarebbe un’Agenzia di questo tipo un magnifico complemento – si chiede il presidente dell’Infn – a quegli enti di ricerca di base che producono per le loro esigenze tecnologia innovativa, ma non sono attrezzati per il loro trasferimento e poco aiutati dal sistema industriale?»

Il ritorno dei cervelli fermato dalla burocrazia
Un altro degli argomenti che emerge sempre e comunque in ogni dibattito che coinvolga la ricerca è quello del mancato «ritorno dei cervelli». Ferroni cita l’esempio dell’Infn che impiega 127 giovani stranieri su un totale di 560, in pratica più del 20% in linea con qualsiasi paese avanzato e «segno che la qualità della ricerca e le infrastrutture messe a disposizione sono eccellenti». Però al momento del posto fisso la percentuale scende a zero. Perché succede? «La colpa – avverte il presidente dell’Infn – è del farraginoso meccanismo che non ha uguali al mondo di inserimento nel mondo della ricerca fatto di piante organiche, turn over ridotto e graduatorie ferme da anni senza scordarsi del fattore stipendio». Per Ferroni servono invece concorsi liberi, libertà di programmazione del personale nell’ambito di un limite di bilancio e controllo della qualità attraverso meccanismi per altro esistenti come l’Anvur, l’Agenzia di valutazione. «E vedrete – conclude il fisico – che i cervelli torneranno!»

Fonte: Il Sole 24 Ore

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