Cento enti nel mirino per acquisti “anomali”

Fonte: La Stampa
Via ai controlli di Cottarelli e Cantone: una lettera chiede chiarimenti

LAPRESSE

Carlo Cottarelli, commissario alla spending review

ALESSANDRO BARBERA
ROMA

Siete un funzionario ministeriale e avete bisogno di una fornitura di graffette? Guidate un grande ospedale e vi mancano le siringhe? Nel regno di Sua Maestà, dove la revisione della spesa l’hanno fatta da un pezzo, c’è il Grande Prontuario. Un mattone di duemila pagine – esiste anche una versione cartacea – nel quale troverete il prodotto che fa per voi al prezzo più basso possibile. In Gran Bretagna sono stati fissati prezzi standard per 500mila prodotti acquistabili dalla pubblica amministrazione. Nella sanità italiana, dove il processo è appena iniziato, siamo a quota 500.

Il giorno in cui potremo vantare un prontuario come quello inglese potremo definirci un Paese normale. Per ora Carlo Cottarelli cerca di mettere sotto controllo una macchina pubblica che con la (contro)riforma del Titolo quinto del 2001 ha moltiplicato in maniera esponenziale i soggetti autorizzati a spendere denaro. Le ultime stime del governo dicono che ce ne sono 32mila, l’obiettivo è scendere a 35: poco più della somma di tutte le centrali di acquisto delle Regioni. Cottarelli discuterà venerdì con Palazzo Chigi di come arrivarci. I costi «benchmark» per ora sono limitati a settori in cui calcolare gli sprechi è più semplice: elettricità, gas, telefonia fissa e mobile, carburanti, carburanti a rete (ovvero quelli che vengono forniti a domicilio), combustibili per riscaldamento. Per questi prodotti la pubblica amministrazione è tenuta a fare gli acquisti attraverso la Centrale degli acquisti nazionale, a meno che non riesca a trovare fornitori a prezzi più bassi.

Dalla prossima settimana si inizia – e sottolineiamo si inizia – a fare sul serio: Carlo Cottarelli e Raffaele Cantone, il magistrato scelto da Renzi per guidare l’autorità anticorruzione, spediranno cento lettere ad altrettanti enti pubblici a cui verranno chieste spiegazioni sulle modalità di acquisto di quei beni. Impossibile ottenere dettagli sui destinatari, si sa solo che nella lista c’è di tutto: Asl, ministeri, Comuni, chiunque abbia fatto acquisti fuori dalle procedure Consip. Al Tesoro ci tengono a sottolineare che il campione non è di «sospettati», eppure si tratta di procedure anomale sulle quali vuole vederci chiaro. Se le risposte non saranno soddisfacenti, Cottarelli manderà la Guardia di Finanza a verificare da vicino l’accaduto, nei casi limite ad acquisire carte: è quel che prevedono i poteri del decreto che ha istituito il commissario alla spesa. La ragione del tandem con Cantone è invece nei poteri di quest’ultimo: l’ultimo decreto di riforma della pubblica amministrazione ha accorpato sotto il cappello della nuova «Anac» la disciolta Autorità di vigilanza sui contratti pubblici.

Da quando il commissario alla spesa si è insediato – non è passato nemmeno un anno – di strada se ne è fatta più di quel che si potrebbe immaginare. Le Province sono in via di eliminazione, le Camere di commercio si sono viste dimezzare i contributi camerali, le scuole di formazione pubbliche sono state accorpate, la spesa per gli acquisti di beni e servizi è stata imbrigliata. La questione che sta impegnando Cottarelli notte e giorno è la grande voragine delle partecipate di Comuni e Regioni: sta cercando di capire quante siano, e in che modo spingere i Comuni a chiudere o vendere quelle inutili. Per fine luglio sarà pronta la sua proposta: una delle strade possibili è quella di abolire il tetto di spesa previsto dal Patto di stabilità interno per chi accetterà di tagliarle. Per ora ci si accontenti di sapere che Tesoro e Palazzo Chigi hanno censito almeno 350 società impegnate nella produzione di latte, uova, prosciutto, vino o nella organizzazione di gite turistiche. E poi dicono degli euroburocrati.

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