Il bosone docet

bertolucciFEDERICO TULLI

Dagli esperimenti che hanno portato alla scoperta della particella di Higgs benefici per la medicina. E anche per l’industria e l’economia. «Bisogna investire nella scienza», sottolinea il fisico Sergio Bertolucci direttore del Cern

«Io penso che per formare le società del futuro non si possa prescindere dalla cultura scientifica e dalla conoscenza in generale. Questo vale ancor di più per l’Italia, Paese dalla tradizione culturale antica, solida e profonda e con decine di migliaia di giovani appassionati pronti a scommettere sulla ricerca. Pertanto sono convinto che per uscire da questa crisi occorra investire in scienza e conoscenza: si tratta di un modo sicuro per investire nel futuro». Il fisico del Cern Sergio Bertolucci, sostenitore dell’iniziativa “Per la Scienza e la Cultura” e tra i primi firmatari in aprile del “Manifesto degli scienziati per un’Europa di progresso”, è uno che di queste cose se ne intende. E non solo perché nel gigantesco laboratorio di Ginevra è nata nel 1989 la tecnologia che forse più di ogni altra nell’ultimo trentennio ha cambiato le nostre vite: il World wide web.

Direttore scientifico del Cern dal 2008 e prima ancora presidente del comitato Lhc del Consiglio europeo per la ricerca nucleare, Bertolucci è uno dei 600 ricercatori italiani che hanno contribuito alla scoperta del bosone di Higgs avvenuta nel 2012 grazie al Large hadron collider (Lhc), il superacceleratore di particelle più grande del mondo. Un successo al quale il nostro Paese che è tra i fondatori del Cern (i cui sessant’ anni sono stati celebrati il 29 settembre), ha partecipato anche finanziariamente con circa 480 milioni di euro in sei anni. Soldi spesi bene dal momento che non hanno fatto solo la fortuna della cinquantina di industrie che hanno costruito il macchinario sotterraneo lungo 20 27 km. Il know how e la tecnologia impiegata negli esperimenti di Lhc hanno infatti già oggi importanti ricadute sulla nostra vita quotidiana. Basti citare, osserva Bertolucci a conferma della necessità di puntare sulla scienza, «la realizzazione di apparecchiature innovative per la diagnostica in oncologia tra cui la Pet (Positron emission tomography, tomografia a emissione di positroni), oppure i magneti ad alto campo della risonanza magnetica». Al Cern, intanto, il lavoro dei ricercatori non si ferma.

In queste settimane Lhc sta scaldando i motori. Riprenderà a lavorare a pieno regime entro la prima metà del 2015 dopo un “riposo” di quasi due anni. Nuovi esperimenti aspettano il superacceleratore, nuove risposte si attendono la fisica e le altre discipline che traggono linfa dalle tecnologie impiegate, tra cui, appunto, la medicina. Sono questi i temi dell’incontro dal titolo “La macchina del tempo” il 31 ottobre a Genova nell’ambito del Festival della scienza. Bertolucci, che interverrà insieme ad altri colleghi, tra cui Fabiola Gianotti, la fisica a capo dell’esperimento Atlas che ha portato alla scoperta del bosone di Higgs, anticipa a left alcuni degli argomenti che saranno discussi…

Il resto dell’articolo su left in edicola da sabato 18 ottobre

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